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Fare cinema d’animazione: alla ricerca del metodo

di maxadminCreativo, Tecnologo, Comunicatore. E' l'autore di CG Italia.
∗ 11 January 2005, 3:55 pm.
⇒ Argomenti: , , , , , , , in Discussione, Primo Piano.

La domanda come si fa un corto animato di successo? ha scatenato una bellissima gara di collaborazione che ha generato una vera e propria discussione su come si fa il cinema in generale e come si fa il cinema di animazione in particolare.

I grandiosi responsabili di tale partecipazione siete stati voi e vi voglio ringraziare uno per uno:
Cristian Giuseppone, Carlo Macchiavello, Emanuele Salvucci, Marco Santi, Marco Carpagnano, Marco Genovesi, Michele Paciulli, Alberto Gelpi, Daniele Lunghini, Daniele Torri, Davide H. Perone, Lino Grandi, Antonella Pastore.

Essendo la discussione straripata fino a raggiungere dimensioni poco pratiche, si tratta di più di 70 pagine di testo per circa 110 mila battute, ho lavorato duramente per estrarne l’essenza, riproporvela in questa pagina e rilanciare la discussione.

Ci tengo a precisare alcune cose:

  • questa è una discussione informale nata tra persone che già si conoscevano e proseguita con persone che si sono incontrate durante lo scambio;
  • i commenti ed i contributi alla discussione sono aperti a tutti quelli che hanno qualcosa di utile da dire. Non fatevi scoraggiare dal gruppo affiatato. Diventare uno di noi è incredibilmente facile: dovete semplicemente aggiungere un contributo che faccia progredire il discorso.
  • se siete coinvolti nel settore della creatività per mezzo della tecnologia, vi conviene partecipare. Ogni autore dei commenti di CG Italia ha il proprio indirizzo Web pubblicato. Questo significa che potete avere esposizione e visibilità immediata e gratuita in un sito strettamente legato con la vostra attività.

Il punto della situazione

Per sapere come si fa un cortometraggio animato al computer di successo devi prima sapere:

Devi poi decidere a quale di questi successi miri:

  • il successo di pubblico;
  • il successo commerciale;
  • il successo personale.

La precedente, infervorata discussione ci ha portato ad identificare delle fasi di produzione:

  1. Progettazione
  2. Ideazione
  3. Motivazione
  4. Idea
  • Pianificazione
  • Produzione
    1. pre-produzione
    2. produzione effettiva
    3. post-produzione
  • Promozione e distribuzione
  • Nelle quali abbiamo individuato dei punti nevralgici, dei veri e propri fattori chiave:

    Idea
    elemento basilare imprescindibile per ogni successo
    Prefigurazione
    Capacità di capirne le potenzialità prima di vederla realizzata
    Sintesi grafica e montaggio
    Capacità di riassumerla in modo efficace attraverso gli storyboard
    Risorse artistiche
    Capacità artistica di chi ha dato vita ai personaggi, ed ha reso la narrazione fluida, interessante ed esilarante, capacità interpretativa degli animatori, ai suoni e alla musica, alla bellezza delle immagini, il montaggio e la regia
    Risorse economiche
    Capacità economica ed organizzativa di sostenere una produzione adeguata
    Esposizione e visibilità
    Un film o un cortometraggio hanno successo grazie alla promozione, alla distribuzione, alla critica ed al seguito del pubblico.

    I ruoli professionali

    Federico fa un film

    Estraendo tutte le figure professionali chiaramente riconoscibili ci troviamo con dei ruoli simbolo coinvolti nella realizzazione.

    Passo a descrivere tali personaggi in modo volutamente approssimativo. Rimane sottinteso che questi possano racchiudere più di un ruolo e di un aspetto realizzativo ma servono come punto di partenza per raffinare e trovare nuove figure.

    Ognuno di queste figure, come se fosse un film, come se fosse la vita, ha i suoi scopi, i suoi obbiettivi e le sue motivazioni. Nella lista che segue, oltre alla descrizione di ognuno trovate la rispettiva motivazione.

    L’autore / artista

    L’artista annuncia la sua esistenza attraverso l’espressione dei suoi personalissimi mondi e della sua visione e percezione del mondo. Ha la coscienza dell’idea alla base del progetto e si serve di essa per comunicarla agli altri.
    L’artista ha urgenza di condividere i suoi mondi con l’aspirazione di colpire nel cuore lo spettatore, rapirlo e proiettarlo nei suoi mondi paralleli, sentiti come reali.

    Motivazioni possibili dell’autore / artista:

    • necessità di comunicare
    • sensazioni, ricordi, concetti, messaggi
  • necessità di esprimersi
  • imporre un nuovo mondo
  • profitto
  • esplorazione
    • Andare a vedere la struttura delle cose
  • crescita professionale
  • soddisfazione personale
  • Il finanziatore / produttore

    Il finanziatore vuole riconoscere nell’idea dell’autore / artista una valida forma di investimento. Il produttore organizza beni e risorse umane ed economiche per realizzare l’idea dell’autore.

    Motivazioni possibili del finanziatore / produttore:

    • profitto
    • crescita professionale
    • soddisfazione personale

    Il pubblico / Il Mercato

    Il pubblico siamo noi quando guardiamo un film o un cortometraggio. Se dobbiamo pagare per vederli valutiamo la convenienza del costo del biglietto rispetto a come ci sentiamo alla fine della proiezione. Spesso valutiamo tale convenienza in anticipo in base all’idea che ci facciamo della presentazione del prodotto.

    Ognuno di noi ha le proprie percezioni e convinzioni e quello che funziona per uno può essere inefficace per altri. Ognuno di noi cerca cose diverse in un film o un’animazione. Spesso, quando riusciamo a sorridere, piangere, sognare, ricordare od emozionarci, consideriamo i responsabili di tali emozioni come agenti positivi, benefici, piacevoli.

    Se un cortometraggio provoca sensazioni che ci colpiscono, conserveremo memoria e giudizio positivo di esso. Se tanti come noi rispondono allo stesso modo riguardo uno specifico spettacolo, saremo allora i responsabili del successo di quel film o di quel cortometraggio.

    E’ vero quindi che il pubblico va oltre l’apprezzamento estetico – tecnico. Alcune produzioni di successo a volte sono scadenti dal punto di vista tecnico ma hanno saputo toccare il tasto giusto con quello che volevano dire e il pubblico ha risposto.

    Dobbiamo quindi concludere dicendo che se vogliamo il successo di pubblico dobbiamo realizzare i desideri del pubblico.

    Motivazioni possibili del pubblico:

    • Intrattenimento
    • Divertimento
    • Formazione, educazione, cultura
    • Socializzazione

    Analizziamo le fasi

    Schema produzione film. Marco Santi, 2004.

    L’idea, la scintilla

    L’idea è fondamentale per qualsiasi forma d’arte, incluso il cinema di animazione, che deve comunicare, emozionare, raccontare.

    Le opinioni sull’idea sono state moltissime e si potrebbe tentare dii riassumere così tutti i contributi dati:

    L’idea vincente è geniale nella sua semplicità perché crea nuovi mondi che rompono le regole precostituite, offrendo, intelligentemente e con coerenza, nuove visioni del mondo e dell’immaginario.

    Rielaborata ed arricchita la precedente definizione potrebbe suonare così:

    “La semplicità nasce dal caos complesso” ed emerge quando gli elementi (complessi) che la compongono sono in armonia tra loro, permettendone una fruizione immediata (almeno ad un primo livello di lettura).
    Se poi, questa “perfetta forma” è sposa e portatrice di un messaggio importante, interessante, innovativo, coinvolgente, allora possiamo timidamente cominciare a parlare di arte.

    Alla ricerca dell’idea giusta

    Giulio Golinelli ed Alberto Gelpi

    L’ispirazione e la motivazione possono nascere da infiniti contesti. Nella nostra discussione abbiamo toccato molti aspetti.

    Eccone alcuni:

    Condividere l’idea equivale a donarle vita

    Un’idea non condivisa virtualmente non esiste. Realizzare un’idea significa condividerla e donarle quindi esistenza.

    Cercare idee innovative ed originali

    Un nuovo progetto dovrebbe essere innovativo e pionieristico, varcare nuove frontiere. L’innovazione dovrebbe consentire di essere sulla cresta dell’onda sebbene la ricerca dell’originalità e della plausibilità del mondo costruito in un’idea innovativa sia difficile. Se originalità significa rompere le regole occorre prima conoscerle, così come si dovrebbe dare per scontata la padronanza del mezzo.

    Riconoscere l’idea che avrà successo

    E’ difficile identificare criteri oggettivi per valutare la qualità di un’idea e della relativa storia. A volte è necessario passare alla produzione per saggiarne la bontà.

    Un progetto di successo è basato su un’idea forte che lascia il segno, un’idea graffiante, intelligente, non banale, che sia facilmente comunicabile, che sia commercializzabile.

    Comunicare l’idea

    Un’idea semplice è facilmente comunicabile, facilmente condivisibile, fa risparmiare tempo e denaro. Permette di concentrarsi sulle scelte e sulle opzioni disponibili in maniera veloce e produttiva. Permette di rendere il processo vendibile. Ecco allora perché dovremmo ancor di più sposare la semplicità. Non solo perché dovrebbe condurci al successo ma perché dovrebbe consentirci risultati economici concreti in termini di ottimizzazione di costi ed aumento dei ricavi.

    L’ambiente creativo adatto per l’ideazione

    L’ambiente culturale può essere di ostacolo alla gestazione dell’idea vincente.
    La mancanza di cultura e tecniche adeguate possono contribuire negativamente all’ideazione.
    Tirare fuori un’idea è un processo doloroso, di anni di vita, di travaglio.
    Grazie a questo stato d’animo (necessità di comunicare), si riesce ad essere più in contatto con l’inconscio e con l’immaginario che è, in parte, comune a tutti gli spettatori. E’ una situazione quindi ideale per poter creare un’idea che faccia breccia nel cuore degli spettatori, proprio perché siamo tutti collegati ad un immaginario fantastico che, volenti o nolenti, ci affascina e che vogliamo esplorare. Insomma, non è che ci possiamo alzare la mattina e decidere di tirare fuori un’idea.

    Ideare per cicli di raffinamento

    Esistano molti modi per sviluppare un’idea, la maggior parte di questi tendono ad aggiungere all’idea di base esigenze, funzioni, intuizioni e nuove strutture. Aggregano idee inizialmente sconnesse, in un processo iterativo che ci vede costruire (aggiungere e connettere) e distruggere (disconnettere e sottrarre) continuamente. In molti momenti di questo processo la nostra idea sarà simile ad una sorta di Frankenstein, un insieme di pezzi attaccati in modo sgraziato e scricchiolante. E’ solo dopo tanta fatica che si riesce a trovare il giusto equilibrio, la giusta miscela degli elementi.

    La peggiore storia del mondo deve diventare la migliore storia del mondo attraverso tanti cicli di riscrittura quanti ne servono per ottenere la soluzione migliore per narrare una storia coinvolgente. Questo perché la storia deve funzionare ancor prima di passare alla produzione.

    Ideare con strumenti statistici

    Si potrebbero creare nuove idee studiando i gusti e le esigenze del pubblico con studi statistici e sondaggi per realizzare quelli che vengono, non troppo positivamente, definiti film “commerciali”.

    Come si crea un’idea

    Progetto Segreto. Storyboard. Copyright (c) 2004-2005 Madamadà Studios

    E’ emerso che in molti casi, gli elementi dell’idea, gli ingredienti, sono sempre gli stessi ma quello che fa la differenza è la scelta dei diversi elementi, la loro combinazione ed il metodo di composizione.

    Una volta messi assieme, alcuni suggerimenti frequenti hanno portato alla stesura di un vero e proprio metodo per la creazione e valutazione di un’idea da trasformare in una pellicola animata:
    Il processo di definizione dell’idea

    1. Definizione dell’idea di base
    1. Soggetto (“3 frasi”)
  • Definizione personaggi ed ambiente
  • Trattamento
  • Sceneggiatura
  • Storyboard (rappresentazione a fumetti della storia)
  • Verifica storyboard
  • Registrazione delle voci d’appoggio
  • Animatic (è il montaggio dei disegni sulle voci d’appoggio)
  • Verifica Animatic
  • Arrivare alla verifica della bontà dell’animatic significherebbe quindi che si ha per le mani un’idea potenzialmente valida, che in pratica ha cominciato a riscuotere effettivo successo.

    Il lancio dell’idea (pitching)

    Progetto Segreto. Personaggio. Copyright (c) 2004-2005 Madamadà Studios

    Se l’idea funziona, occorre decidere come realizzarla: faccio tutto in proprio o cerco finanziamenti?

    In quest’ultimo caso dovrò preoccuparmi di trovare investitori interessati e per farlo mi dovrò occupare della presentazione, promozione, illustrazione: la vera e propria vendita dell’idea.

    Il lancio dell’idea (pitching) presso il finanziatore prevede la preparazione di un soggetto scritto e di un piano di massima delle risorse e del tempo necessario alla realizzazione.

    Questo prevede:

    • un’idea adatta allo scopo (profitto/promozione degli autori);
    • coscienza dell’autore delle proprie potenzialità;
    • coscienza dell’autore delle potenzialità dell’idea;
    • coscienza da parte dell’autore dell’appartenenza ad un sistema economico.

    Con questa idea si va da un finanziatore e la si presenta. Si tratta, in sostanza di fare un piano d’impresa (business plan).

    Alcuni elementi fondamentali del piano:

    • nome dell’idea e breve spiegazione del processo globale;
    • elenco e breve curriculum dei proponenti l’investimento;
    • descrizione dettagliata dell’idea;
    • analisi dei punti di forza e debolezza dell’idea;
    • analisi dei concorrenti;
    • analisi del mercato;
    • analisi dei flussi di cassa e Conto economico per i primi 5 anni in tre casi (bene, medio, male);
    • decisioni prese in base all’idea, l’elenco dei punti di forza/debolezza.

    Semplificazione dell’idea prima di tutto

    L’idea del progetto va quindi presentata in maniera chiara, comprensibile, efficace e nella maniera che meglio faccia percepire le sue potenzialità creative e commerciali.

    La presentazione dell’idea deve essere a prova di stupido.

    Il finanziamento

    La progettazione iniziale ed il lavoro svolto per prepararsi al lancio dell’idea dovrebbero consentire di valutare l’idea in termini artistici e creativi; logistici ed economici.

    Il grosso problema del mercato italiano dell’entertainment, in generale, è la rigidità dei finanziatori, la loro disponibilità ad erogare fondi è sovente legata all’esistenza di un rapporto di fiducia, spesso privilegiato.

    Una solida e comprovabile esperienza precedente dovrebbe consentire di avere maggiori garanzie da presentare al finanziatore.

    La pianificazione, la progettazione

    Il piano di lavorazione di un film di animazione

    Pronta l’idea e trovati i soldi, si passa alla pianificazione del lavoro vero e proprio di produzione: lo sviluppo di un audiovisivo è lo sviluppo di un nuovo prodotto: non ci si scosta manco di una virgola.

    Prima di pianificare, occorre individuare le risorse umane ed assegnare i ruoli, si passerà poi alla stesura di un piano di lavoro che porterà alla realizzazione del prodotto finito.

    Ci sono varie tecniche e strumenti di pianificazione, questi sono solo alcuni che abbiamo citato, occorre rifarsi all’ampia letteratura esistente per maggiori spunti:

    • DADI: Define, Architect, Design, Implement;
    • Diagrammi di Gantt e di Pert;
    • Processo di sviluppo nuovi prodotti (SNP);
    • Metodo TOTE: Test, Operate, Test, Exit;

    Nelle realtà produttive di lunga esperienza le procedure sono in vigore da anni, c’e’ davvero poco che possa andar male. Uno studio indipendente, invece, le procedure le deve elaborare e testare per la prima volta.

    La produzione (realizzazione)

    Arriviamo a questa fase avendo messo a punto l’idea, avendo trovato le risorse produttive e con un piano di produzione steso.

    In questa fase occorre preoccuparsi di molte attività, tra le quali:

    • il coordinamento;
    • la gestione;
    • l’organizzazione;
    • la logistica;
    • il flusso di lavoro.

    Con un flusso di lavoro semplice e funzionale si ottimizzeranno i tempi di produzione, si diminuirà lo stress e si aumentarà la qualità del lavoro.

    Occorre avere padronanza del mezzo: esistono forse dubbi a riguardo?

    E’ cruciale selezionare tecniche e strumenti a seconda della storia da narrare: una scelta sbagliata può decretare il fallimento di pubblico e commerciale.

    E’ utile ricordare che una buona storia fa perdonare errori tecnici e logici. Una tecnica ottima senza storia fanno solo annoiare (Final Fantasy – The Spirit Within?).

    La promozione commerciale – Il marketing

    L’idea, al di fuori dell’etica, può avere un tale successo da imporre la sua presenza sul mercato in virtù della giusta veste ad essa attribuita e dell’efficace distribuzione che se ne è fatta.

    La promozione del prodotto, cosa tristemente vera e nota a tutti noi, è determinante: una buona promozione può far riuscire anche un prodotto mediocre.

    A maggior ragione un progetto valido sulla carta ed ottimo nella realizzazione deve essere esaltato da una strategia di promozione all’altezza.

    La distribuzione

    Se il film non lo vede nessuno difficilmente si potrà sperare nel suo successo. La rete distributiva è l’ultima, delicata, fondamentale fase del processo di produzione. Così come la fase della promozione, la distribuzione può violentemente pregiudicare il successo di film di qualità e esaltare con successo i prodotti audiovisivi con meno aspirazioni.

    I grandi hanno avuto il dono di combinare la buona fattura con un buon messaggio. Ed anche a loro spese hanno rotto la cortina di distribuzione lacerandone a forza le bande di “protezione”.

    Esempi di eccellenza

    Durante la lunghissima discussione, sono stati fatti alcuni esempi. La stragrande maggioranza cadeva nella sfera degli ingegneri della creatività di Emeryville.

    Pixar sembra essere l’esempio perfetto di eccellenza nei risultati sotto tutti i punti di vista: creativi, tecnologici, organizzativi, produttivi e commerciali.

    Un esempio di successo eclatante è quello vantato del nostro, italiano e CG Italiano Daniele Lunghini: è il caso di Le foto dello scandalo, che trasponendo l’idea della passeggiata panoramica (un classico per il mondo della computer grafica) in ambito filmico noir ha colpito per la sua originalità.

    Vedi pure: Cortometraggi che hanno lasciato il segno.

    Esempi di fallimento

    Final Fantasy – The Spirit Within: il tentativo di resa iperrealistica non ha scosso la grande massa nonostante il lavoro mostruoso fatto dai realizzatori.


    Ora tocca a voi!


    Per procedere nella discussione sarebbe opportuno:

    1. verificare i concetti espressi in questo articolo;
    2. approvare il metodo proposto;
    3. effettuare eventuali correzioni ad errori o omissioni;
    4. provocare con domande che consentano di approfondire le tematiche solo scalfite.

    Tu, tu che non ci conosci ma che fremi per dire la tua: che aspetti? Scrivi qui!

    8 Commenti a “Fare cinema d’animazione: alla ricerca del metodo”

    1. Domenico Musilli ha scritto:

      Il commento di Domenico è diventato un articolo: Come promuovere l’attività creativa e professionale su Internet?

    2. Massimo Curatella ha scritto:

      Questa risposta di Massimo a Domenico è andata a finire nell’articolo:Come promuovere l’attività creativa e professionale sul Web?

    3. domenico musilli ha scritto:

      Questo commento di Domenico è stato incluso nell’articolo: Come promuovere l’attività creativa e professionale su Internet?, leggetelo lì.

    4. Massimo Curatella ha scritto:

      Domenico,
      quanti ricordi….

      senti, di dispiace se ci spostiamo sotto l’articolo che mi hai fatto scrivere su: A cosa serve CG italia?.

      Magari ci copio pure il tuo commento (abbellito!).

      Vediamoci li
      .

    5. Marco Genovesi ha scritto:

      Caro Massimo,
      il tuo articolo riassuntivo è così ben scritto che suona come un insieme di dogmi.
      Il lettore viene coinvolto da cotanta arte analitica e dialettica allo stesso tempo, da sentirsi appagato, sicuro che questo è tutto quello che serve sapere per fare un prodotto audiovisivo di successo.
      Forse sono queste le ragioni che hanno tenuto gli avventori di questo “caffè virtuale”, lontani dalla tastiera.
      Nessun commento si aggiunge quindi a questo riassunto di un’invece florida ed accesa discussione.

      Ovviamente io ho ancora fame.

      Voglio sapere di più.

      Voglio andare maggiormente a fondo.

      Vorrei sviscerare meglio ogni singolo punto, che per quanto possa esser stato da te ben sintetizzato, racchiude in se un mare di conoscenza da approfondire e far nostra.

      Chiedo quindi a tutti voi di segnalare link ad articoli correlati o semplicemente intervenire fornendo la vostra esperienza.

      Chiedo a Daniele Lunghini, Edoardo Belinci, Alberto Gelpi e a chiunque altro lavora con la creatività di parlarci dell’ispirazione.
      COME SI FA A TROVARE L’IDEA? Esistono tecniche per avere buone idee?
      C’è un momento della giornata che favorisce le buone idee?

      Vorrei poi chiedere ad Emanuele Salvucci di parlarci del Pitching.

      Vorrei poi parlare delle fasi della Pre-Produzione, della produzione e della Post-Produzione.

      Quante cose ci sono da sapere? Un’infinità!

      Una discussione così densa ed importante non può morire così.
      Voglio leggervi ancora.

      Non so se sia opportuno intervenire quì, su tutti questi argomenti correlati ma diversi, o se sia più saggio aprire altre pagine, ma VOGLIO leggervi ancora!

      Un saluto
      -M-

    6. daniele lunghini ha scritto:

      caro marco, intanto ti ringrazio per avermi messo tra le persone che vuoi leggere.

      Io e massimo adesso siamo un po’ più a stretto contatto, e stiamo organizzando una o due cosette che dovrebbero poi fare al caso tuo (vostro, nostro). Gli stimoli vengono con…gli stimoli. Effettivamente, tra l’altro, avevo veramente desiderio di descrivere quelli che erano i miei meccanismi creativi (i miei segreti…).

      Riguardo i pochi commenti di risposta a questo articolo riassuntivo di massimo, beh, un po’ l’hai già detto tu, un po’ l’ho detto io stesso a massimo (più o meno testuali parole tratte da email): ” eh che famo, i commenti sui commenti?”.

      Io penso che questa sintesi sia ora un punto di partenza. Penso che non dobbiamo soffermarci a rimirare quello che ci siamo detti e che massimo ha così ben convogliato. Prendiamo i punti e andiamo avanti. Fare altri commenti, penso sarebbe come continuare a guardarci allo specchio (prima o poi si rompe).

      a presto
      daniele

    7. Massimo Curatella ha scritto:

      Cari Marco e Daniele,
      va bene. Raccolgo l’invito ad andare avanti.

      Per questo mi adopererei per scrivere un nuovo articolo che sia da spunto per la discussione su: “Come si creano le idee?”

      Nel frattempo vi ricordo che esiste un’interessantissimo studio sulla creatività, ho visto che Marco ed Alberto lo hanno già apprezzato, gli altri che ne pensano?

    8. Daniele Mattei ha scritto:

      Hey ragazzi. arrivo per ultimo degli ultimi ma ho letto quasi tutto ciò che avete pensato e scritto riguardo a come si fa un buon corto, nonostante i lunghissimi, ma veramente analitici interventi del mio amico DHP.
      le risposte date sono tutte veramente utili :

      l’idea come vero motore di un bel prodotto (lungo o corto, non cambia)
      i vari processi nella sua realizzazione, come un trattamento, una sceneggiatura, uno storyboard ed altri mezzi.
      il fatto è pero, che nonostante un simile metodo produttivo sia efficace, soprattutto in grandi produzioni, nel caso di autori singoli esso è spesso fonte di ostacoli, soprattutto perchè non tutti sanno scrivere bene, o disegnare altrettanto bene, insomma non tutti riescono a partire dalla A ed arrivare alla Z di un simile processo codificato, e, richiamando una parola che anche tu , Massimo hai usato alla fine del lungo thread di discussioni che ha dato origine a questo articolo: “cristallizzato” una parola che mi fa un po’ rabbrividire, e non me ne volere.

      un bel trucco da sapere è che spesso bisogna ritornare indietro sulle cose. se in fase di storyboard si trova una strada migliore o uno spunto utile,che ci sembra migliore,più efficace, più sintetico ad esempio, questo può diventare sceneggiatura, così come , per elaborare una sceneggiatura è utilissimo raccogliere documentazione e fare disegnini per chiarirsi molte idee.. questi sono solo esempi. il concetto è che spesso occorre mescolare un po’ le carte, imparare a fidarsi pure dell’istintoe delle nostre naturali inclinazioni, senza lasciarsene sopraffare, ovviamente.

      il businness plan è molto importante, perchè i soldi sono ciò che fa marciare le cose ma sono d’accordo che non ci si debba troppo pensare durante la concezione di un bel prodotto. occorre secondo me pensare al pubblico, cioè che si sta parlando, comunicando con qualcuno, che deve essere in grado di capire ciò che gli viene proposto, e di entrare in sintonia con ad es. il personaggio principale.
      questo mi piace di più,esteticamente e moralmente.

      un pubblico non è fatto da vacche da mungere, ma da persone.

      Da questo mi derivano altre riflessioni.

      Un grande regista come Miyazaki ha creato La città incantata pensando alle sue nipotine ed alle loro amiche, e adattando a loro la sua personale visione del mondo, costruendo una fiaba comprensibile anche a più livelli. magari avrà pensato anche al businness plan, ma di sicuro la scintilla che ha fatto scattare tutto era l’affetto nei loro riguardi un esigenza che gli pareva esse avessero e quindi il fatto che quella storia valeva la pena di essere raccontata. era in qualche modo necessaria.

      qui viene il punto : domandarsi :

      questa storia vale la pena di essere raccontata?

      è secondo me un buon punto di partenza nel giudicare le proprie idee, quelle che possono fare grandi film.

      una storia come quella di “C’era una volta in America” vale la pena di essere raccontata? ha un senso che va aldilà dei fatti narrati? io direi di sì, perchè dalla visione di un film simile non si sono viste solamente belle immagini, una bella regia o una buona recitazione, ma si esce anche in qualche modo arricchiti, si è portati a riflettere .

      la storia , l’idea piccola o grande di un film o di un libro o altro non è mai un pretesto. o meglio, non dovrebbe mai esserlo.

      la tecnica viene dopo. è importante, ma non sempre è fondamentale. io sono convinto che impegnandosi molto la strada si trova, magari anche non da soli, se la tecnica da utilizzare per raccontare meglio la propria storia è complessa . comunque sia, l’impegno si vede sempre e le cose si imparano facendo, sottoponendo i propri lavori a persone più esperte e quindi trovandone i limiti, o magari scoprendo pregi inaspettati. tutto al servizio della propria storia.

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