Arte e Design nella formazione professionale italiana, prospettive: ZERO
di Antonio Moro
ITOMI
Blue Lemon FreshMedia
L’assenza di scuole di arte e design degne di questo nome in Italia comincia a farsi sentire. Il mercato del lavoro è popolato da autodidatti che si arrabattano e sedicenti eurodesigners appena usciti da Istituti che di istituire non hanno voglia e tempo.

Come spesso mi succede questo articolo nasce da una lunga discussione partita in mailing list (WD-ITA, la più seguita in Italia dedicata al WebDesign). E’ un discorso che torna e ritorna ciclicamente. Un problema che a quanto pare nessuno vuole vedere veramente, rischiando di farlo diventare un problema sociale oltre che scolastico.
Sempre su WD-ITA a proposito dello stesso argomento poco tempo fa inviai un post con le pubblicità di scuole di design anglosassoni sull’ultimo numero di I.D. – International Design, adesso prendo come esempio l’ultimo numero di HOW e faccio lo stesso, vediamo.. allora:
Tra le solite pubblicità delle fabbriche di carta e stock photography…
Pagina 2:
Academy Of Art College
founded in San Francisco in 1929
Advertising, 2D & 3D Animation, Architecture, Car Design, Computer Arts, Costume Design, Fashion & Merchandising, Fine Art, Game Design, Graphic Design, Illustration, Industrial Design, Interior Architecture, Motion Pictures & Television, New Media, Photography, Sculpture, Visual Effects
Pagina 10:
Syracuse University School of Visual and Performing Arts
“Master of your domain.”
New York
http://vpa.syr.edu
Portfolio Center
The School for Design, Art Direction, Media Architecture, Writing, Advertising, Photography & Illustration
Atlanta
www.portfoliocenter.com
Pagina 34
Savannah College of Art and Design
Graphic Design, Interactive Design, APPLY NOW!
Savannah, Georgia
www.scad.edu
Quattro scuole solo questo mese.. cosa voglio dire? non certo presupporre a priori che siano buone scuole (ci mancherebbe), ma, come si può vedere, che in America e Inghilterra tutte le scuole d’arte si occupano anche e soprattutto di design e che ne esistono a decine, la maggior parte delle quali di alto livello.
In Italia invece, come è già stato detto, le nostre accademie d’arte insegnano pittura, scultura, ecc e sono completamente indifferenti al design. Risultato? da una parte le accademie ci rimettono, perché i loro iscritti sono in costante caduta libera (quando arriveranno a ZERO magari se ne renderanno conto?), dall’altra il mercato reagisce come può, partorendo pseudo scuole private che puntano al profitto, non certo all’istruzione e sono fintamente modellate su un modello americano rimpicciolito alla realtà italiana e “immaccheronito”. Chi ci rimette? gli studenti in primis, che non solo buttano via i loro preziosissimi anni da dedicare all’istruzione, ma oltretutto soldoni per iscriversi a queste scuolette private.
La soluzione?
Le accademie d’arte italiane, baluardo dell’istruzione artistica, devono introdurre nuovi corsi legati al design, all’advertising, ai
new media e alla comunicazione come è successo in tutto il resto del mondo. Devono diventare Accademie di Arte & Design.
Non siamo più nel Rinascimento è ora di rendersene conto.
Introdurre corsi di Art Direction, Advertising, WebDesign, 2D & 3D Animation, Architecture, Car Design, Computer Arts, Costume Design, Fashion & Merchandising, Fine Art, Game Design, Graphic Design, Illustration, Industrial Design, Interior Architecture, Motion Pictures & Television, New Media, Photography, Sculpture, Visual Effects.. continuo??
Bisogna andare in America e studiare come queste “nuove” scuole si riescano ad integrare con il territorio e il mercato del territorio.
Come gestiscono stage e inserimenti nel mondo del lavoro, quanto dedicano a questo e quell’argomento, quali sono i corsi più attivi e quanto questo dato è influenzato dal mercato del lavoro. Servono insomma buoni corsi, con buoni insegnanti, incentivati da buoni stipendi e soprattutto corsi incentrati sul mondo del lavoro in primis, non prettamente accademici, con stage ed esperienze dirette anche durante il periodo di insegnamento e un orientamento che non dev’essere fine all’istruzione, ma modello per l’istruzione.
Qualcuno in realtà ci sta timidamente provando. E’ da poco attivo per esempio presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino il nuovo corso di “Progettazione Multimediale”, riporto dal sito ufficiale dell’ABAU:
“Il corso di Progettazione multimediale si propone, attraverso un percorso che vede strettamente legate teoria e tecnica, di formare progettisti e creativi in grado di creare sistemi di interazione complessa sia nel sistema digitale (computer o rete) che in un sistema di tipo analogico. La figura che il corso andrà a formare è quella del Progettista multimediale”
Difficile valutare quanto valga un corso del genere (Corso sperimentale triennale + Specializzazione biennale) di osare a quanto
pare c’è molta paura.. è comunque lodevole il tentativo.
A Milano è poi nata la Nuova Accademia di Belle Arti che accoglie i suoi visitatori con un originale “we are different”.. i corsi?
Pittura, Product Design, Moda & Textile Design, Communication Graphic Design, Scenografia, Arte & Design.. quindi corsi più orientati sul lavoro futuro e sul territorio che sullo strascico Rinascimentale italiano.. Oltretutto per chi sta pensando sia la solita scuola privata il sito chiarisce subito ogni dubbio:
“è un’Accademia non Statale Legalmente Riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), e conferisce Diplomi Accademici validi a tutti gli effetti di legge (concorsi statali e insegnamento). Dal dicembre 1999 le Accademie di Belle Arti godono dello status giuridico dell’Università “di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile” e “rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico” (legge 21 dicembre 1999, n.508) “equiparati alle lauree” (legge 22 novembre 2002, n. 268).”
Insomma i presupposti ci sono tutti, ma non ho elementi per elogiare o meno i corsi di questa “nuova accademia”.. immagino che salteranno fuori commenti interessanti.
Un’altra buona possibilità sono le “ISIA”. L’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino (ISIA) trae le sue origini dall’Università delle Arti Decorative, inaugurata a Monza nel 1922 e, quasi immediatamente ridenominata ISIA, una scuola prevista dalla legge Gentile come proseguimento degli studi per gli allievi dell’Istituto Statale d’Arte di Monza.
L’attivazione degli istituti attualmente esistenti – Faenza, Firenze, Roma e Urbino – ha luogo a partire dagli anni Sessanta.
Vengono ammessi ai suoi corsi trenta studenti per ogni anno tra quanti, in possesso di un diploma di maturità quinquennale (o
dall’attestato di superamento del corso integrativo successivo al diploma di maturità artistica o di maturità magistrale), abbiano
superato una selezione imperniata su prove culturali e grafiche.
A compimento del corso di studi, gli studenti sostengono l’esame finale che consiste nella presentazione e discussione di una tesi di
tipo progettuale e conseguono il diploma di Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, equipollente al diploma di Accademia di Belle Arti.
L’ISIA è forse la migliore scelta oggi per chi vuole imparare qualcosa di grafica, design e comunicazione, ma il suo numero chiuso la limitano moltissimo, inutile dirlo, e lasciano enorme spazio a tante altre realtà meno qualificate.
L’unica altra alternativa sono insomma le decine di scuole e scuolette private che sono nate negli ultimi 3 o 4 anni in Italia sull’onda della New Economy e dei New Media e dei New Guadagni®.. Ho parlato con tanti ex studenti, ho letto tanti commenti, ho ascoltato chi ha insegnato in queste scuole, ho verificato come questi corsi vengono spesso tenuti dunque..
Il problema? La scuola privata italiana di design.
Togliamoci il prosciutto dagli occhi e le buone parole dalla bocca: le scuole private nel Bel Paese puntano al guadagno, siamo un popolo di “furboni”, per questi “istituti” il primo interesse è portare a casa la quota associativa annuale dei loro studenti, non indirizzarli e aiutarli ad entrare nel mondo del lavoro preparati. Va di moda il webdesign? creiamo un bel corso di WebDesign! non si trovano insegnanti competenti? che importa prendiamo il primo freelance che sappia parlare e buttiamogli davanti gli ultimi 20 malcapitati che hanno già pagato il corso!
E non ditemi che non posso generalizzare.. ovvio che ci sarà qualche istituto serio, ma fatemi dei nomi per favore.
Seguo questo “fenomeno” praticamente dalla nascita e le uniche persone che me ne hanno parlato bene sono amici freelance che hanno insegnato in queste scuole in cambio di soldi buoni.
Gli Ex Studenti? Un disastro. La considerazione degli studi professionali per questi ex studenti? Tutta da ridere.
Se si eccettuano certi “accordi tra le parti” tra grandi studi e scuole allora vorrei sapere qual’è l’art director che preferisce un
“eurodesigner” a un equivalente autodidatta che ha passato tre anni a far esperienza invece che spinelli e marchette.
Tre anni o più di soldi spesi, tempo speso, fatiche spese… per guadagnare nulla. Un titolo di studio non riconosciuto, un’esperienza irrilevante, una base di conoscenza ridicola, un orientamento nel mondo del lavoro degno delle elementari… le prospettive: ZERO.
Scuole, Accademie e Istituti: Link utili
- Academy Of Art College
- Portfolio Center
- Syracuse School of Visual and Performing Arts
- Savannah College of Art and Design
- Pacific Design Academy
- The Art Institute of Phoenix
- Art Center College of Design
- Art Institute of California
- Rocky Mountain College of Art & Design
- Art Institute of Chicago
- New York Academy of Art
- School of Visual Arts
- Rhode Island School of Design



24 January 2005 alle 10:45 am
ciao antonio, condivido totalmente l’articolo da te scritto ma mi viene da farti una domanda….hai analizzato il problema in un articolo corretto ben scritto e chiarissimo….una cosa sola non mi è piaciuta…
LA FINE
e sai perchè? forse perchè è proprio la verità…le prospettive sono nulle e per di piu andiamo a fare gli americani, gli inglesi….mancavano gli stage a rovinare tutti noi…un sistema gratuito per le aziende che di mese in mese non fanno altro che avere idee (e dico idee ma non mi sembra poco) da sviluppare con i senior designer!!! e chi ha pagato che fa????? di che campa??? dei 400€ per 100 ore settimanli di lavoro dentro uno studio sfigatissimo che pero’ ha lo zio che produce mollette?????bhe io sono daccordo con te su tutto ma non ci sto’…..ogni designer deve saper promuovere se stesso, deve imparare a farlo perchè le belle idee vengono a molti ma pochi riescono ad emergere….poi pero’ quando emrgono fanno il botto e lo fanno forte…..tanto da farsi sentire al di fuori di questa nazione esportando quello che ormai è solo un cuscino per chi ci dorme sopra….l’ITALIAN STYLE…..si di una volta forse.
perche ormai di style c’è sempre meno…..siamo sempre di piu e chi come me ha fatto una università e si è laureato in una materia ma da autodidatta fa il designer leggere che le prospettive sono nulle mi fanno tanto riflettere su queste lauree brevi, ma talmente brevi che chiamarle lauree mi fa sorridere e la triste realtà è che forse e dico forse creeranno una disoccupazione maggiore ma con la beffa della disoccupazione acculturata…..e dall’alto ci guardano compiaciuti e forse si fanno anche 4 risate…..
24 January 2005 alle 12:45 pm
Ciao ragazzi, mi permetto di inserirmi nella discussione perchè a questo tipo di discussioni ho partecipato molte volte.
sento che su altri campi si sentono le stesse lamentele. non dirò nulla che dia soluzione, ma pongo in tavola alcuni aspetti di una ricerca personale.
Faccio una breve premessa del mio background perchè lo ritengo utile.
Nel dicembre 1998 mi laureai, fresco 24enne, in Disegno Industrale presso il Politecnico di Milano. Uno dei primi 40 laureati italiani in questa disciplina (allora quello di Milano era l’unico Corso di Laurea in Disegno industriale che fosse autonomo dai percorsi didattici di Architettura).
Uscii credendo di essere un “unto” un “sacerdote”, non so se mi spiego. Beata ingenuità dell’entusiasmo.
Bene: in breve tempo, a furia di sentirmi dire da altri: Ma che fai? ah, non sapevo che esistesse un corso di laurea che insegnasse a disegnare “capannoni industriali” (no dico vi rendete conto??? è successo veramente non scherzo!!) e cose simili, incominciai a drizzare le orecchie e pormi un sacco di domande.
Vedendo che la parola design, nel mondo del lavoro, era il passepartout di ogni possibile porcheria e parto di menti malate di miei simili progettisti.
Secondo la regola: Se dici design e sai venderti bene, e quindi riesci a convincere il commmittente, puoi farti pagare un casino, “rischiare” di essere osannato da un mondo autoreferenziale e dorato di elite un pò rincretinita, anche con oggetti che di “design” hanno ben poco.
(e qui un a voragine si apre perchè cosa sia il design, signori non lo si sa. Menti migliori della mia hanno fallito a darne una definizione che accontentasse tutti. Forse Tomas Maldonado ne ha data una, ma come tutte le altre: dipende da cosa si considerino gli altri fattori di definizione)
La regola suddette ha anche il corollario che, se hai una idea molto strutturata, ma poco vendibile, allora fai la fame.
(e qui, ci si riallaccia alla discussione sui corti di successo, ci si dovrebbe porre l’idea di cosa sia successo, come si misura il design, se deve essere di critica e di nicchia oppure essere di massa e becero culturalmente, se deve essere arte, e se l’idea che non vende è perchè è poco condivisa, oppure se presentata a personaggi che non la capiscono, oppure se è proprio il sistema che è saturo di oggetti e di cose e se ne fotte di altre interpretazioni delle stesse cose.)
Ma riprendiamo…
Vedevo pure che il mondo della progettazione era una cosa BEN diversa, mi incontrai con altri miei ex- colleghi universitari e creai ALIdesign – Associazione dei laureati in industrial design) (www.alidesign.net).
Scopo? Far capire che cos’era un designer e di cosa era capace.
Addirittura feci il direttore della testata della associazione scrivendo in prima persona, ed intervistando persone varie.
Ricordo il numero 3, il primo a 16 pagine.
http://www.alidesign.net/informALIpdf/InformALI03.pdf
(per chi volesse approfondire)
Bene. Di design e di formazione ne ho sentito parlare a bizzeffe. Ricordo anche che, all’epoca era uscita la campagna CEPU sul webdesigner e che avevo pubblicato un intervento un pò cattivello su questa moda di dare del designer a chiunque.
I problemi non cambiano e rimangono gli stessi: anzi aggravati dal fatto che la riforma universitaria porta i laureati di primo livello ad uscire sul campo a ritmi elevati.
Elevati a tal punto, che l’unico modo per fare stare i ragazzi nei tempi (e quindi prendere le sovvenzioni) è quello di ridurre l’università ad un superliceo in cui manca poco che ti diano i compiti a casa da fare.
Insomma: l’università è diventata non una formazione professionale, ma culturale, di massa, in cui tutti devono porla a compimento, ed in cui è più grave che uno cambi idea che non che si laurei in una disciplina che non è la “sua”.
Questo nonostante la professionalità e la commistione con la produzione (che quindi dovrebbe dare l’idea di come si lavori nel MONDO REALE) sia una norma.
Le prospettive sono nulle per tutti, o lo sono in modo molto diverso. Internet è sempre stato un punto in cui “i giovani smanettoni” potevano dire la loro. Ecco che TUTTI hanno fatto webdesign, appena usciti dall’università, fosse anche solo per farsi il sito web personale.
Hanno anche tentato di vendersi e alcuni ne hanno fatto la propria professione.
Ma è una cosa che, come il mestiere del progettista, si impara con il tempo e con la pratica costante.
Ma si impara anche di fronte alle prospettive culturali e di “sistema paese”. Tutti i lavori che oggi vanno per la maggiore sono desunti dal panorama anglofono ed americano.
Ma è da tempo che manca l’impronta del NOSTRO paese sulla ricerca ed innovazione del FARE.
Ancora oggi il “Made in Italy” è “olio e vino” altro che palle.
Su questo sito, a patto che ci siano gli atti del convegno, saltano fuori cose interessanti di come i politici vedano il sistema italia.
Primo Incontro Nazionale con il Design (7/8 Novembre 2003, Roma)
E del decadimento industriale italiano, se ne parla poco e se ne dovrebbe parlare (anche se il Presidente Ciampi dice che non ne vuole sentire parlare).
Vi propongo questo testo..
Gallino: “La scomparsa dell’Italia industriale”, Torino, Einaudi.
Infine chiudo le mie rilfessioni un pò caotiche con due considerazioni.
1) Molti di noi hanno intrapreso la libera professione proprio per evitare di passare sotto gli studi professionali a farsi sfruttare con gli stage. Ma ciò implica due cose:
;
la prima, che uno deve avere le spalle coperte da chi può pagare (genitori, zii emigrati, ecc.)
la seconda, che molti piccoli liberi professionisti, pur bravi, non fanno sistema. Fanno egregie cose ma “piccole”. Non fanno il “Made in Italy” di cui si parla.
2) Antonio chiede di indicare una scuola che formi:
non esiste una scuola che formi se le cose di cui si parla sono di importazione e sono “nuove”.
C’è chi vuole aprire un master e chi lo ha già fatto, in videogiochi (solo perchè analisi di marketing indicano che esiste la domanda di chi vorrebbe spendere per apprendere come si fa un videogioco).
Esistono scuole che insegnano un metodo.
Le scuole insegnano solo questo.
Il pigiare i tasti e capire i comandi?
Basta un manuale e, se proprio si vuole, un corso presso la software house sviluppatrice.
Il progettare e capire cosa fare? Metodo, buon gusto e passione personale. Queste ultime qualità, però, non le insegna nessuno o le hai dentro da affinare o nada, te le puoi costruire, ma con tempi più lunghi.
Sull’ISIA: pare piacciano molto al Ministro Moratti che le indica come scuola di eccellenza. “Sfido” dicono i direttori dei sudetti istituti: “gli ISIA non attingono alle casse statali, ma al territorio intorno alle loro sedi. Alle industrie che esistono e alle realtà produttive, per riuscire ad esistere”.
Ma aprire altri 3-4 ISIA in giro per l’Italia?
24 January 2005 alle 10:29 pm
Complimenti per l’articolo, molto consequenziale e molto ben scritto, denota anche una forte conoscenza del tema da parte tua…
…io ho ahimè una visione molto diversa delle cose rispetto alla tua…
…intanto questi istituti di design che hai anche linkato mi convincono solo finchè si guardano per quello che sono, ovvero delle scuole…
…sono dell’opinione che le scuole al talento, al genio creativo servono fino a un certo punto per non dire che sono per egli un autentico cappio al collo e sono convinto che geneticamente noi italiani quanto a creatività non siamo secondi a nessuno perchè l’italiano è cresciuto a contatto con le bellezze sia dei paesaggi che delle città (soprattutto rinascimentali) e a in alcuni casi ha in sè un germe dentro…il germe della bellezza…
…non dimenticare una cosa che a differenza di quanto si possa dire per la grafica nel design siamo ancora nettamente all’avanguardia…
…abbiamo auto invidiatissime che non importa nemmeno citare e case di arredamento che hanno fatto la storia del design e hanno ancora un’ampia commercializzazione in tutto il mondo…
…i vari Castiglioni, Sotsass Pininfarina, giugiaro sono personaggi che appartengono e sono appartenuti alla nostra realtà e che non temono il confronto con nessun designer americano o inglese…
…poi le scuole è chiaro che soffrono di un retaggio che deriva da apparato statale lento nel migliorare quello che ha e molto burocratico….
…non sono nemmeno d’accordo sul fatto che le accademie vadano modificate… l’arte è una cosa il design è un’altra… è inutile che si faccia un minestrone di cose che non sono nè l’una nè l’altra cosa…se in una scuola si insegna scultura o pittura bisogna insegnare scultura o pittura, perchè non si può secondo me demonizzare delle discipline solo per il semplice fatto che gli artisti spesso vadano in giro con i calzoni e le scarpe rotte perchè non riescono a il più delle volte a sbarcare il lunario…
…le arti pure sono ancora tre SCULTURA, PITTURA E MUSICA e tutte le altre in qualche modo fanno riferimento a queste…
…ti ricordo anche che a Firenze è nata l’Università del Design in località Calenzano, ovvero una scuola pubblica a tutti gli effetti che insegna esclusivamente design…
…il mio pensiero alla fine è questo…che se hai talento puoi venire dall’accademia, dalla facoltà di architettura…perdi magari qualche mese nell’imparare da solo un programma di modellazione NURBS ma poi puoi competere con qualsiasi studente di qualsiasi scuola di tutto il mondo, perchè il linguaggio delle forme è universale, vale per la scultura come per l’architettura come per il design…
…anzi ti dirò di più essere passati prima delle mesh dalla creta o dal gesso non so fino a che punto sia una penalizzazione…
…io quando ero a liceo d’estate andavo a imparare scultura ed è una cosa che mi sono portato dietro tutta la vita ed è una autentica miniera d’oro per me anche adesso che mi occupo di architettura e di design…
26 January 2005 alle 12:15 pm
Un veloce commento per l’intervento di Alessandro.
Sono d’accordo con quanto dice anche se, da più parti: arte e design comunicano a livelli spesso inscindibili.
Ci sono tonnellate di oggetti che dal punto di vista della usabilità fanno pena, ma che vengono comprati ed acquistati per via del significato metaforico ed estetico che veicolano.
(Juicy salif di Stark vi basta?)
Per me, ma solo per me, quello non è design.
Ma è un mio parere personale.
Ma con questo non dico certo, e con Alessandro qui ci vado a spasso anche se non lo conosco
che non è detto che una formazione artistica non serva se uno fa design..
ANZI!
Ripeto la mia esperienza con la prima università italiana del design, mi ha fatto capire la seguente cosa:
In università impari un metodo organizzato ed impari teoricamente come funziona un “sistema mondo” che è quello industriale. Lo fai con lezioni di storia del design, di marketing, organizzazione aziendale, tecnologia dei materiali e via discorrendo.
Poi con i laboratori cerchi di applicare quello che impari dando sfogo vincolato alla tua creatività
(i vincoli sono INDISPENSABILI per lo sviluppo della stessa)
Ma la formazione estetica, il buon gusto, e la capacità di attingere alle arti tradizionali (scultura pittura, ecc.) nozioni, termini di comprensione introitati, ecc. sono cose che esulano dalla possibilità di formazione di una università che già impegna l’80% del tempo di una persona per 5 anni.
Questo perchè il design è l’incontro di bellezza e spirito artistico con vincoli e necessità produttive, vincoli dati dalle necessità espresse e non dei clienti finali e di tutti gli afferenti alla catena produttivo-distributiva.
Ma qui si parlava di prospettive:
dipende dal livello di coscienza e dalla volontà dettata da obiettivi chiari e definiti. Ecco cosa forse manca a noi italiani… tant’è che ci sono bizzeffe di italiani che spaccano tutti all’estero perchè sono immersi in un sistema che ne limita la farraginosità esaltandone le capacità creative.
Ma si potrebbe scrivere anni, si potrebbe anche parlare di come un sistema saturo non possa comunque dare spazio a tutti e di come le tecnologie moderne (IT) portano all’erosione dei posti di lavoro e altre questioni che dovrebbero essere considerate molto bene prima di indicare colpevoli o trovare misure… Spesso quello che si vede è solo la punta di un iceberg…
Davide H.
28 January 2005 alle 4:06 am
ragazzi ma qua scrivete tutti cosi bene??!!…
…quello che hai scritto Perone non fa una piega…in ogni caso anche sulle prospettive ci andrei cauto…entrare nel mondo del lavoro è difficile per tutti…però di lì a considerare (tu ovviamente non l’hai fatto) l’italia un paese alla pari che ne so della Polonia o dell’Argentina ci andrei cauto…siamo pur sempre la 6-7 potenza in termini di prodotto interno lordo del pianeta…qualcosa produrremo per esserlo…
…e tra i settori trainanti dell’economia italiana c’è sicuramente il design e quello pseudo-design che è la moda e il lusso…
…per la grafica e grafica applicata alle produzioni video invece il discorso è molto differente…lì c’è un gap con gli Stati Uniti difficilmente colmabile da qualsiasi paese…
…i francesi con le loro mega politiche statali stanno provando a contrastarli un po’ sul cinema ma stanno prendendo in termini di vendite delle ribadite mostruose…
…comunque prima di dire che negli altri paesi c’è il paradiso e qua c’è l’inferno ci vorrei andare a vivere per poi parlare…le mie esperienze all’estero se pur brevi me le son fatte…ci sono cose in cui si capisce che l’italiano a volte è grottesco ma hanno tanti problemi anche gli altri…
…per quanto riguarda il design “frivolo”…la lampada “arco” di Castiglioni sarà anche frivola ma sfido a trovare un imprenditore che non vorrebbe averla accanto al suo tavolo!…
…poi se mi parli di quei coltelli inventati dagli svedesi che non tagliano mai e te li trovi in tutti i ristoranti ti posso anche dar ragione
!!!…
…CIAO
!…
7 February 2005 alle 3:22 pm
Intanto un saluto a tutti.
Vedo che più o meno la pensiamo tutti nello stesso modo e ne sono molto contento.
Solo un paio di chiarimenti:
Per Alessandro: Io non propongo di cancellare le accademie di arte e trasformarle in accademie di design.. tutt’altro.. propongo di affiancare le materie relative al design a quelle relative all’arte.
Propongo appunto la creazione di Accademie di Arte E Design.. come del resto è avvenuto con grande successo nel mondo anglosassone e non solo.
Questa soluzione è talmente scontata e funzionale che veramente non si capisce perchè diavolo non venga fatta.
Porterebbe migliaia di nuovi iscritti: l’interesse verso queste materie è enorme, lo dimostrano le numerossissime scuole private che sono nate e stanno nascendo (come un cancro).
Nuovi posti per insegnanti, nuove oppurtunità per le aziende e per gli studenti…
Senza parlare poi della regolamentazione (in un certo senso) di tante professioni nuove che ne deriverebbe (dottorato in webdesign? perchè no?)
Professioni che sono nate in questi anni (vedi il webdesigner) e che ora risentono proprio della pressapochezza professionale di cui è pieno il mercato.
Senza pensare che affiancare (non confondere, su questo siamo d’accordissimo) arte e design porta solo benefici (bilateralmente).
Insomma il problema quale sarebbe? io non ne vedo..
Per Domenico:
Non sono d’accordo su quanto dici sugli stage.. o forse non l’ho capito appieno.. Posso solo dire che lo stage è la base della formazione professionale.
Il lavoro vero si impara stando dentro un’azienda vera, non si scappa da questo. Non vedo assolutamente un problema se l’azienda non paga lo stagista: lo paga in conoscenze.
Che poi si sia creato una moda schifosa di prendere stagisti a raffica, sfruttarli per due mesi, non insegnargli nulla e mollarli in mezzo alla strada è un altro discorso.
Chi è che organizza gli stage? mille consorzi/associazioni/società/scuolette private. E’ questo il problema. Se fossero delle scuole serie a fornire stagisti stai certo che li fornirebbero solo ad aziende serie e che gli stage sarebbero stage seri.
E qui torniamo al punto di partenza: la mancanza di una seria scuola di design in Italia..
Le vogliamo riformare queste Accademie o no??
saluti.
10 February 2005 alle 1:51 pm
Avendo studiato all’accademia di belle arti di Genova, posso affermare con certezza che, nonostante alcuni aspetti positivi, riguardanti la formazione artistica storica e di analisi dell’arte e del suo significato, per quanto riguarda l’arte applicata in differenti campi, quali il multimedia, il cinema o altro, i mezzi forniti dalle accademie sono scarsi.
negli altri paesi ci sono sia scuole di grafica, che veri e propri corsi di laurea che comprendono l’insegnamento della computer grafica, ma anche la possibilità di apprendere molto altro, tutto in sedi “istituzionali”
il discorso sarebbe più ampio, perchè in Italia non esiste ad esempio una vasta industria multimediale che utilizza la computer grafica nei suoi diversi livelli, ma solo tante realtà separate, e miriadi di clienti che non sanno assolutamente cosa significhi fare computer grafica, nè 2D , nè tantomeno 3D.
come al solito, inoltre, in italia ci accodiamo agli altri.
Vediamo da lontano quello che viene prodotto in altri paesi, e nel migliore dei casi tentiamo di imitarlo un po’, sperando di entrare nella scia del successo di altri prodotti.
Questo accade nell’editoria, nella produzione di audiovisivi, ed in molti altri campi, nonostante alcune eccezioni, ovviamente.
che cosa fare? occorre insistere per cambiare le cose, non solo a livello scolastico, ma a livello di produzione autoctona, perchè non serve a nulla che le scuole sfornino esperti in CG se non hanno un posto in cui andare a lavorare e devono emigrare. tanto varrebbe allora studiare già all’estero.
Nessuna scuola può insegnare bene un lavoro se non è inoltre collegata ad una realtà produttiva. nel caso della CG questo problema si sente ancora di più e non è una brutta idea per uno studio che se lo possa permettere, di avere al suo interno la possibilità di istituire dei corsi per formare i futuri collaboratori.
Nemoid
12 February 2005 alle 7:10 pm
ciao.
ho pensato di scrivere qualche riga sulla mia esperienza studentesco-lavorativa dopo aver letto i precedenti commenti.
C’è chi parla bene delle scuole, chi ne rimane deluso, chi viene preso per marziano perchè ha studiato disegno industriale e “disegna capannoni industriali”..
non mi meraviglio affatto!!
ho subito la stessa ironia (mista a ignoranza) pure io.
Ho frequentato l’ISIA di Roma (non capisco tra l’altro perchè non viene citato insieme agli altri tre istituti isia più sopra)
e a chi mi chiedeva “che hai studiato?” ho iniziato con il dire appunto disegno industriale, quindi design, quindi progettazione, quindi disegno dell’ oggetto, si ma cosa?-automobili? (come se si progettasse solo auto).. e via discorrendo.
c’è una profonda diffidenza del designer. se sei architetto tutti sanno che fai e che hai studiato (e nessuno ride).
se invece hai fatto “l’errore” di scegliere una scuola come l’isia devi tenere in considerazione che sei un tipo non classificabile e quindi a forte rischio di rimanere senza una professione che ti entusiasmi!
nel 1994, anno in cui mi sono iscritto all’isia, addirittura l’allora IDISU (istituto diritto studio universitario di roma)
non sapeva nemmeno dell’esistenza della scuola e non forniva ne la mensa ne le borse di studio!
questo giusto per farvi notare come se nemmeno le istituzioni
sanno di che si parla, figurarsi fuori!
12 February 2005 alle 10:05 pm
Condivido in pieno quello che hai detto.
Meno male che non sono stato ammesso alla facoltà di Architettura.
se dovessi ritornare indietro nel tempo farei un mestiere più sicuro.
muratore,elettricista,idraulico.
studiare in italia non lascia molte speranze.
Molti miei compagni di classe che si sono diplomati lavorano nei supermercati.
Tante speranze e poi…
14 February 2005 alle 11:26 am
Ciao Antonio e agli altri, forse non mi sono spiegato bene e me ne scuso, ma proprio quello che intendevo dire lo hai espresso te nel tuo scritto di risposta… lO STAGE SICURAMENTE SERVE, ma ormai sembra essere diventato solo un modo per avere menti fesche con idee nuove. Io sono dell’idea che le persone che valgono devono essere pagate per quello che valgono, non è possibile che finiti i due mesi di stage mi sento dire, ok se abbiamo bisogno ti richiamiamo…ok potrei non essere la persona giusta per un’azienda, ci sto’ non sarebbe un grande problema, esistono tante aziende…ma la realtà è che spesso nessuno sembra andare bene per alcune aziende e studi, sempre alla ricerca di persone nuove e gratis. Certamente investire su una persona per un’azienda vuol dire veramente tanto in termini economici e temporali, e allora??? perche’ siamo cosi tanti disoccupati laureati o specializzati? perchè nessuno ci inserisce? non conviene allora cercare di promuoversi da soli? almeno il rischio rimane tutto il nostro! Tra universita’ pubblich e istituti privati ce la stanno mettendo tutta a creare disoccupati o poco occupati perchè iniziamo ad essere tanti nella stessa condizione, prova a frequentare forum di giovani architetti frustrati, sottopagati sempre disponibili a fare altro per poter campare. Non mettiamo tutta la colpa a noi giovani che sembra vogliamo divertirci, io sto provando tra molte, moltissime difficoltà a fare da solo ma è difficile fare tutto, ho quasi 30 anni sono laureato da 3, masterizzato, professionale e molto intelligente e forse (probabilmente) poco umile…ma non perchè penso di essere chissa chi ma so di poter dare ad un’azienda dei punti a favore e ho tanto, tantissimo da imparare ma in 3 anni quello che ho potuto e saputo fare l’ho fatto da solo…
non posso neanche non farmi portavoce di persone come Bruno e Nicola che si trovano forse nella mia condizione… Le accademie e gli istituti cosi come le università hanno orma un livello satutro di persone che escono, sembrano delle panetterie e spesso le crisi aziendali sembrano avere la meglio, chi chiude, chi vende, chi espatria etc etc.. E noi? che fine faremo, dobbiamo pur vivere!!! Cosi ci inventiamo lavori da designer, da web designer, da arredatori d’interni, da grafici ma la realtà è che ci rabattiamo pronti a mollare tutto per avere la nostra occasione: inviamo curriculum, ci mettono in lista per quanti ne hanno, fai 1000 km e ti chiedono 2/3 mesi non retribuiti, ma a 30 anni posso ancora lavorare gratis? Lo domando anche a te, posso? e quando avro’ diritto io ad una famiglia, ad una casa? e non diciamo che è colpa dei mnostri che non andiamo via di casa perchè stiamo bene li….e dove andiamo con 1500€ al mese quando va bene con 800€ di spese tra affitti, tasse , luci etc??? domando, chiedo ma spesso non trovo risposta e allora faccio colloqui anche a 200 km da casa e mi dicono che mi danno 700€!!! allora ha un po ragione a cnhe Bruno, in 10 anni (tanto tra università e master) sarei diventato un artigiano con due attributi sotto che neanche io immagino…
Caro Antonio ho paura solo che prima o poi la “bomba” universitaria esploda e i 3 anni non hanno aiutato nessuno, ne chi entra ne chi già c’è! Gli orini professionali “sono in crisi” i laureati a 3 anni che possono fare, cosa non possono fare, chi sono, come li chiamo???architetto junior? si a 30 anni ma a 60? ancora junior? ed io a 30 sono senior???scusa ma inizio ad avere confusione ed intanto molti speculano sulle nostre idee e sulla nostra professionalità!!
Comunque, per terminare, percheè mi sono dilungato un poì’ e di questo mi scuso, anche solo parlarne puo’ e deve farci riflettere e te, Antonio, con il tuo articolo ci hai dato la possibilità di farlo e di discutere tra persone serie ed intelligenti, forse non basta ma almeno insieme possiamo provare a cambiare qualcosa!
Grazie a tutti e un salutone.
Domenico
15 February 2005 alle 8:42 pm
Ciao a tutti…Sono contenta di aver trovato questa discussione. Io sono ancora al liceo, ma pensando a cosa poter fare dopo le superiori avevo trovato la soluzione in una possibile laurea in Design (ho “scoperto” da poco che si chiama così ciò che riguarda i pc e la grafica, anche se credo che non si limiti a questo), però dopo aver letto tutti gli interventi, mi sono un po’ demoralizzata…quindi mi sono chiesta “che cosa fare?scegliere un’università che mi dà prospettive zero, ma che mi piacerebbe da matti fare?o trovare qualcos’altro che magari mi piace un po’ meno ma che mi apra le porte al mondo del lavoro in modo più sicuro?”….secondo voi da qui a due anni potrebbero aumentare le prospettive per il designer?…Comunque, tutti gli interventi che sono stati fatti in questa discussione mi hanno fatto capire come veramente l’istruzione in Italia sia sempre più scadente(per non dire che fa veramente schifo!), e se non riesce fornire un lavoro a neolaureati figuriamoci per quelli che ancora devono iniziare l’università…Meno male che a 17-18 si riesce ancora a sognare un po’ e a sperare in un futuro immaginario creato da noi stessi.
Ciau a tutti ^__^
Nicole
16 February 2005 alle 8:57 am
Ciao Nicole,
allo stato attuale pensare di fare i soldi con il design sembra un’assurdo, proprio in un momento in cui cio’ che fa design o è design si vende.
Le tue considerazioni sono giuste, sicuramente hai più opportunità lavorative a fare il medico e altre attività collaterali ma se ti piace fare il designer anzi, preferisco dire essere designer, allora non fare altre cose di cui domani potresti pentirti….fallo, l’unica cosa scegli una facoltà seria, che ti da prospettive, se ne esistono e per questo contatta Antonio Moro per farti dare un consiglio.
Sappi solo che non sono tutte rose e fiori come all’università vogliono farti credere, perchè il mondo del lavoro è difficile e lungo e spesso noi studenti pensiamo di poterlo cambiare in un colpo solo….ma non è cosi!!! Molto dipende anche da te, dalla tua tenacia e soprattutto dal luogo in cui vivi e lavori: se vivi o penserai di vivere in luoghi in cui ci sono realtà produttive vive, forti, lavorazioni plastiche, mobilifici, etc ,allora fallo. Altrimenti se sei in una realtà che non produce nulla se non disoccupazione fai quello che io non ho potuto/voluto fare: iscriviti in una buona sede universitaria, che so (politecnico di Milano per esempio) fai 1, 2 anni e cercati subito uno studio, ma subito, non dopo la laurea (ti porterà a poter collaborare per 2, 3 anni mal retribuiti a mezza giornata ma ti fai quell’esperienza che dovresti fare dopo con frustrazione immane, voglia di lavorare e zero prospettive)
Se inizi prima sarai avvantaggiata e soprattutto avrai esperienze qualificanti che potrai sicuramente far apprezzare in altre parti/studi/aziende!!! Io rimango dell’idea che tutti debbano inseguire i propri sogni, non tutti lo saranno, alcuni saranno incubi ma se lo sono solo 1 su 100 sicuramente qualcosa che non va c’è!!!
SCEGLI LA SCUOLA MIGLIORE E NEL FRATTEMPO CHE STUDI LAVORA IN UN POSTO CHE TI DA QUALCOSA!!!
Facci sapere la tua scelta… e indicaci anche la zona, orientativamente, dove abiti o vorresti studiare che parlandone forse viene fuori qualcosa!!!
16 February 2005 alle 11:11 am
Ciao a tutti.
Io ho 22 anni, ma ho avuto la fortuna/sfortuna di cominciare davvero presto a lavorare nel settore della grafica 3D, nei suoi vari rami ed aspetti.
Ho tartassato il Sig. Curatella per molto tempo per capire che strada prendere e come muovermi una volta finito il liceo, attanagliato dalla foga di voler andare a lavorare subito in grosse società estere, nella fattispecie che si occupano di lungometraggi in 3D o effetti per il cinema. Il consiglio che mi è stato dato, spesso e da più persone, è sempre stato quello di studiare, e mi viene dato ancora oggi da alcuni amici che, più grandi di me di età, sono a lavorare in tutto il mondo.
La mia è solo un’opinione, pertanto la semplice idea che si è formata dopo ormai 5 anni di lavoro. Non sarò “dolce di sale”, perché la situazione italiana è veramente “sciapita”.
Ho lavorato come freelance, ho lavorato come dimostratore per la Newtek, ho lavorato per alcune delle società di effetti visuali più importanti d’Italia, ho fatto il designer, quello vero, quello industriale, quello che deve conoscere fresatrici, piegatrici, cad/cam, problemi di simulazioni solide, materiali, termoformature etc etc, ho fatto video, ho avuto una mia società..insomma un pò di tutto. Lo dico non per far vedere “o come sono bravo, o come sono bello”, di gente così ce n’è già abbastanza, ma serve a far capire che l’esperienza che ho maturato, seppur giovane, vale indiscutibilmente in tutti i settori di applicazioni della grafica 3D o cmq di ambienti nei quali ci deve essere creatività.
Attualmente, oltre a lavorare, frequento l’accademia di belle arti di Napoli. Seguo l’indirizzo di “Pittore” poiché non c’è niente di meglio. Ma questa è ovviamente la situazione a Napoli. Sono stato, però, in molte scuole d’Italia, specilistiche, pubbliche universitarie e non, ma non ho mai trovato una scuola che fosse, a mio avviso, completa. Un creatore di contenuti digitali deve conoscere una serie di informazioni enormi per arrivare ad un livello di qualità che si discosta dalla semplice applicazione tecnica”. Composizione, Fotografica, Colore, Disegno, Anatomia, Scultura, Spazio e costruzioni, Storia dell’Arte, regia e tante altre materie che servono a creare un buon prodotto, almeno per come io la vedo, e cioé per non essere una macchina che esegue solo un compito, ma per creare qualcosa di Creativo, Tecnico ed Innovativo. E nessuna scuola, ahimé riesce in questo complicato compito. Certo alcune materie sono trattate bene, ma per lo più si tratta di materie teoriche o ormai chiuse dal tempo, prive di applicazioni moderne. Quando ho dovuto decidere cosa fare mi sono informato sui programmi dell’Accademia ed ho visto che, tutto sommato, mettendoci molto del mio, potevo imparare un pò di cose…e così è stato.
Nell’azienda di design dove c’ero io che conta 30 dipendenti e che fattura abbastanza, che si occupa di Espositori per il POP ed oggettistica, nessuno dei ragazzi che venivano a fare stage da tutta Italia era in grado di abbozzare un progetto in 3D velocemente, in pochi minuti, conoscendo le tecniche di realizzazione la cui comprensione serve a non realizzare modelli inutili dal punto di vista funzionale, per avere un’idea della forma, dell’ingombro, del “peso” e di tutti quei principi che io ho imparato stando sul campo, ma che dovrebbero essere insegnati con l’applicazione. Non venitemi a dire che devono essere figure distinte, il disegnatore ed il tecnico, perché il designer conosce i problemi della costruzione e pensa in relazione ad essi. Questo è causato dalla mancanza di scuole che integrano per bene il lavoro allo studio.
Nelle aziende di effetti digitali, non c’è professionalità, a nessun livello. Il lavoro viene organizzato male, non si hanno le idee chiare, lo stipendio è basso ma per “passione” bisogna mettercela tutta e fare le nottate, la qualità dei contributi è spesso orribilante e il più delle volte si ha a che fare con gente che ti considera una nullità perché usi il computer, che fa tutto lui. Non c’è innovazione tecnica, i soggetti fanno ridere e non si riesce a creare mai un gruppo veramente forte perché le società durano poco o perché ci si rompe le palle prima, e adesso le società usano il 3D anche per riciclare denaro sporco, come copertura. Qualcuno ricorda di un solo prodotto negli ultimi anni che è stato riconosciuto internazionalmente ? Intendo creato da società, non da singoli o privati.
Gli imprenditori se ne fottono dei dipendenti, te ne vai dalla società perché sei stufo e ti ringraziano pure dicendo che tanto non saresti potuto essere pagato, ti promettono contratti che non arrivano mai, o quando arrivano è finito il progetto e si va tutti a casa.
Se lavori da freelance le aziende di schifano perché dovrai essere pagato di più, e quando ti devono pagare perché il tuo lavoro, nonostante sottostimato di costi, è finito con una buona qualità, ti faranno aspettare mesi e mesi.
Le aziende tendono a disgregarsi, ben poche capiscono che l’unione fa la forza perché tutti vogliono mangiare, a poche frega della qualità del prodotto, basta che entrano i soldi, e non si investe nel migliorare e creare prodotti veramente belli che fanno la differenza, tanto l’Italia non li può fare perché spendiamo poco (la Framestore sta facendo delle pubblicità una più incredibile dell’altra..)
La formazione specialistica è nulla, non c’è gente specializzata che esce dagli organi di formazione, pochi sanno le difficoltà di produzione e pochi accettano compromessi, anche chi deve fare la sua bella gavetta.
L’Italia è in crisi economica profonda, la vita costa cara il lavoro scarseggia, l’imprenditoria giovanile fa ridere. Le tasse sono esorbitanti e tra poco ci fanno pagare pure la quantità di pipì che si produce al mese.
Però siamo il Bel Paese, ed io ho la Pizza, Gli Spaghetti ed il Mandolino.
Scusatemi per il tono estremamente negativo, non c’è nessuna intenzione di fare polemica, ma solo tanta amarezza da parte di qualcuno che di strade, in Italia, le sta provando tutte e non vede proprio luce da nessuna parte.
Non voglio assolutamente far capire che la situazione è DAPPERTUTTO così negativa, però nella mia esperienza le cose negative superano quelle positive del 10 a 1.
Aspetto di finire l’accademia per andare via il prima possibile, non è tutto oro ciò che luccica, è vero, ma per ora tutti i miei amici che sono fuori da un pò non sognano neanche di voler tornare qui…un motivo ci sarà, no ?
Nel frattempo, in bocca al lupo a tutti.
A presto e commentate in tanti,
Giuseppe Improta
16 February 2005 alle 3:00 pm
Ciao Giuseppe!
(che bello “sentirti”…)
hai ragione praticamente su tutto (purtroppo!)….
la situazione italiana e’ davvero un disatro soprattutto nel nostro settore (non mi parlare poi della specializzazione nella quale personalmente mi sono “buttato” e cioè la Char Anim…)…
MA non sono d’accordo con il “rimedio” alla questione, o meglio, non intendo (per vari motivi) adottare la tua stessa strategia:
Sara’ x l’età (ben diversa dalla tua), sara’ x la sitazione personale (ho famiglia…) sara’ x una mia convinzione nel fare il “proprio dovere” (o come disse una mia anziana amica: “fiorire nel solco dove Iddio ci ha seminati!”
), ma credo che stia a noi tentare di cambiare le cose….
Ho in programma di realizzare una serie di progetti con cui dimostrare che le cose si pososno fare, anche a dispetto di un sistema attualmente pensato non per chi sa fare, ma per chi “può” (economicamente/politicamente) fare….
C’è da dire una cosa …
molte persone (ovviamente no mi riferisco a te Giuseppe hehehe!) che si dicono determinate a fare quato mestiere e che si lamentano del mercato che non c’è, non hanno, però, la pazienza, perseveranza e spesso modestia di partire pianin pianino studiano apprendendo e FACENDO…. (ad esempio… ,e non a caso, pensate a quanto è difficile trovare bravi animatori in 3d!!!: ….xche’ è fatica “imparare”!):
questo genera una comunita di mezzi amatori un po appassionati un po no, che sanno tutto e sanno niente ma che vorrebero essere arrivati, subito, la dove sono i loro “idoli”…. e che se la prendono con il sitema che non funziona (questo fa piu’ itali della pizza e del mandolino seconod me!)
Non posso certo biasimare il tuo spirito “libero”, anzi ti faccio il mio piu’ rande e sincero in bocca al lupo, ma mi rendo conto che scappare da questa situazione non potra che contribuire a mantenerla tale….. (ad es quanto mi piacerebbe aver per i progetti futuri persone come te
)…
Apprezzo moltissimo (e lo ringrazio) lo sforzo che Max sta facendo….: sono le persone come lui che un giorno potranno dire di aver tentato di cambiare le cose!
Giusto x la cronaca:
io sto lavorando a piu’ di una produzione con dei collaboratori a distanza (con l’ausilio di internet!) e stiamo riuscendo a portare avanti dei bei progetti in team dislocato nel territorio italiano… il tutto senza metter su aziende costosissime e altisonanti, ma mettendosi in sintonia e collaborando (basta organizzarsi…)..
vi assicuro che non e’ impossibile, basta volerlo!
Ciao (e scusate il papiro, ma ci tenevo a dire cio che ho detto!)
Nik
16 February 2005 alle 3:22 pm
Sarà una frase scontata, sarà banale, ma io ad uno sogno concreto non ci rinuncio. E per ciò continuo a sognare. E a sgobbare.
Quando mi sveglierò (e se mai mi sveglierò) sarò comunque felice di aver sognato.
Forse il messaggio è criprico… altri invece capiranno.
saluti
Alberto
16 February 2005 alle 3:34 pm
Ehilà Giuseppe.. un altro della vecchia lista di Macchiavlelo che rientra nei ranghi
a aprte le cazzabubbole, io dico la mia sulla tua esperienza perchè aiuta a chiarire le anche a Nicole, che da coraggiosa si è buttata in questa arena.
Il design è un mestiere. fare il progettista è un lavoro che si fa con la testa e le mani.
Lo dico e con questo dico anche che io non lo sono pur essendo uscito dalla prima facoltà del design Italiana.
Non lo sono in un mare di campi in cui, però posso capire subito come sono strututrati a livello sistemico,
lo sono magari in pochi che conosco di più perchè, come dici tu, conosco tecnologie e materiali utilizzati.
Questo è il succo. il problema risiede in questo.
Le aziende non si strutturano per far apprendere (loro vogliono gente capace) ma la vogliono con due caratteristiche: ingenue, che regalino il lavoro
e che sappiano però tutto.
Bene. è una dicotomia non risolvibile da esterni (costano troppo), non è risolvibile da giovani neoscolasticizzati (tu hai quasi 10 anni meno di me ma ne sai moltissimo e fai tantissimo) perchè
non sanno come è il lavoro e cosa sono le tecnologie veramente. La scuola non può formare la conoscenza di un settore perchè, signori, io non andrei mai ad una scuola di progettazione e design dove mi insegnano perfettamente a gestire una fresa a controllo numerico
e poi, non trovando lavoro, non so nemmeno cosa significa andare a lavorare in una ditta che fa imbutiture su lastre di acciaio AISI 304.
La scuola serve a dare cultura, le aziende a specializzarla. ma la piccolezza in termini di numeri di addetti delle Piccole Medie Imprese italiane e la mancanza di aspettative di carriera fanno discendere che il lavoro lo prendono i professionisti consulenti che hanno 60 anni, che pur grandissimi nel passato innovano poco, e i giovani non vengono formati
adeguatamente.
Risultato: la deindustrializzazione italiana è servita sul menu i oggi. noi saremo un popolo di conquista e consumisti solo seduti davanti al televisore.
pagati per competenze inesistenti.
certo la sto mettendo dura che più dura si passa alla parnoia di matrix, ma è lo spirito di fondo che si respira.
Nicole, invece, di domande come la tua ne ho ricevute moltissime. Un consiglio spassionato. Esci dal concetto che “vuoi usare un PC”. Lo dico anche se so che alla tua età scelsi Disegno industriale come ripiego ad Architettura e la seconda la avevo scelta “percè c’è tanto disegno”.
a scuola non ti insegnano a com e pigiare tasti nè i docenti sono all’altezza dei formatori (tranne rare eccezioni) delle software house. non è il loro compito. a te serve capire come utilizzare le tue doti e le tue passioni, fosse con la matita, un foglio, la danza o il pc.
se il tuo obiettivo è lavorare, allora fai questo ragionamento. piuttosto che far spendere soldi ai tuoi o a te stessa per l’automantenimento durante la carriera universitaria, entra a lavorare da qualche parte. i costi sono ridotti, tu puoi capire come si
lavora, e ricorda che è la passione e la volontà che fanno.
Giuseppe improta, sempre lui: ha 22 anni ma ha una esperienza equiparabile a molti dei laureati di 28-29 anni che, in più di lui, hanno solo un pezzo di carta.
e sette anni di più. In più, credimi, ma il designer lo si impara sul campo. comuqnue sia, dopo 5 anni di università (facciamo 3) tu avrai conoscenze altre, ma anche l’illusione che tu sappia fare le cose (cosa che di solito non è).
In università, poi si ha la tendenza a volare troppo alto. poi uno passa mesi a frustrarsi perchè il mondo del lavoro è 10000 anni luce inidetro al mondo dorato che in università ti fanno immaginare per le esercitazioni progettuali.
i discorsi sono anocra tanti da fare, chiudo qui perchè sennò ci si stordisce.
se avete domande, ponete pure, sarebbe bello intavolare una bella discussione mirata ed autopilotata da noi.
Max che dici? altra sezione?
Davhub
16 February 2005 alle 4:20 pm
Salve a tutti, io ho 33 anni, da 6 nel mondo della computer grafica !
Concordo pienamente con Giuseppe Improta ,confermando che al SUD la situazione precipita ulteriormente !!
ciao a presto!
PIKO
17 February 2005 alle 9:46 am
Cari tutti, non riesco a non pensare altro ormai, tra le poche cose che in questo inizio anno si stanno sommando sulla mia scrivania non esito a stare qualche minuto di piu’ a leggere i vostri scritti e pongo una domanda a chi come me hanno lasciato intendere che situazione disastrosa ci sia da nord a sud!
Ora che tutti abbiamo scritto tutto e tanto iniziamo a capire e vedere se esistono delle soluzioni?
Chi è piu’ inserito coma ha fatto a farsi prendere per mano dalle aziende, come si crea un “caso di successo”, quali sono le basi, i presupposti, il modo di porsi, come contattare le aziende, chi cercare per proporre un oggetto nuovo senza farselo “rubare” sotto gli occhi? io che dal 1999 partecipo a concorsi di design (unico modo attualmente per cercare di “sfondare” sempre che non siano pilotati da università ed istituti) vi chiedo: come è possibile che alcuni oggetti presentati da me nel 1999 ad alcuni noti concorsi in cui non sono stato premiato, siano poi stati prodotti da designer stranieri e venduti???? come si prende contatto con un’azienda per proporre qualcosa? ma internet funziona davvero per la promozione o le email che mando neanche vengono lette?
Insomma cerchiamo di trasformare questa sezione in qualcosa di costruttivo visto che tranne Nicole, a cui peraltro abbiamo dato consigli diversi per farle perdere meglio la bussola:lol:, siamo tutti nel campo o vorremmo entrarci? e’ normale ce le aziende non cercano gente di 25-30 anni con 10 anni di esperienza???e se mio padre non lavorava la plastica in casa, semmai dopo aver fatto l’impiegato per 8 ore al giorno dove dovevo imparare io la lavorazione della plastica dopo 6 anni di università per un maledetto pezzo di carta????
PROVIAMO A DARE DELLE RISPOSTE A QUESTE PROSPETTIVE ZERO CHE CI VENGONO DATE?
8 March 2005 alle 7:44 pm
Ciao a tutti…stavo rivedendo le cose e mi sono ricordato di questa discussione!!! è passato quasi un mese dal mio ultimo post ma non ho notato aggiunte:
ESISTONO ALLORA QUESTE PROSPETTIVE O CONVIENE CAMBIARE MESTIERE???? COSA DICO A QUEI GIOVANI CHE MI CHIEDONO DI FARE LO STAGE DA ME? CHE NON CI SONO PROSPETTIVE? CHE LE LORO CAPACITA’ SARANNO DESTINAT AD ALTRO? CHE I SOLDI SPESI PER LA NOSTRA LORO ISTRUZIONE SONO SOLDI BUTTATI PERCHA’ NON ABBIAMO UN FUTURO? Domande così per sapere dove dirigere la mia e la nosra futura attenzione…
3 August 2005 alle 6:57 pm
Salve a tutti,
anche io come Nicole, frequento il liceo ho 18 anni e sto iniziando ad occuparmi, o meglio preoccuparmi per il mio futuro e la domanda è la stessa: cosa mi riserverà il futuro, e in particolare con quali presupposti mi converrebbe intraprendere gli studi da Designer, che sia Industrial o Fashion, ancora non lo so.
Ho avuto modo di aprire gli occhi un pochetto di più, grazie al web e alla settimana di orientamento che la mia scuola ci concede per informarci riguardo alle facoltà che ci piacerebbe intraprendere e in generale al mondo del lavoro.
Ho avuto modo di conoscere personalità con posizioni contrastanti le quali ritenevano fondamentale lo studio, ma allo stesso tempo un modo abile per parcheggiarci.
La mia domanda é questa: quante possibilità ha una donna di poter entrare nel mondo del lavoro come designer?
Grazie e saluti a tutti voi!
7 May 2006 alle 5:30 pm
Questo articolo spiega le disastrose ma reali condizioni italiane riguardo la formazione nel campo degli effeti speciali qui in italia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
io ho aperto una discussione su questo argomento sul forum Render Global e ho avuto risposte dai “grandi” dell’animazione 3d italiani, quindi se vi può essere utilie:
http://www.renderglobal.org/forum/showthread.php?t=8669
comunque in conlusione penso che in italia i corsi migliori siano:
-corso di animazione al centro sperimentale di cinematografia = http://www.csc-cinematografia.it/animazione/index.htm
-il corso di virtual design allo Ied di Milano=
http://www.ied.it/Ied/ita/prog-visualcommunication/visualcommunication/bsp-courses/milano/virtual/intro.html
-corso di animazione 3d all’ACT di Roma =
http://www.actmultimedia.com/animazione.html
-corso di Media Design alla Naba di Milano=
http://www.naba.it
adesso scegliete voi il migliore!!! e se possibile consigliatemelo perchè alla fine non sono arrivato ad una buona conclusione….
Ciao!!!
29 September 2006 alle 1:54 am
ecco da questo articolo con l’intervista di Carlo Rambaldi si spiega il fallimento della scuola di vfx in italia (speriamo in futuro…)
http://www.close-up.it/article.php3?id_article=982
2 October 2006 alle 11:05 am
Con tutto il rispetto per un grande maestro, mi pare di percepire in tutta l’intervista – come è ovvio – lo spirito di uno che si guarda indietro; il nostro compito è guardare avanti, direi. Non parliamo poi del progetto dell’alieno praticamente uguale ad E.T. prodotto, ma guarda un po’ il malcostume, a partire da un’idea di suo figlio. Dico, costui, considerato che senz’altro il suo cognome gli apre molte porte, non poteva ALMENO avere una idea sua?
8 October 2006 alle 8:21 pm
Comunque alla fine della mia ricerca infinita…
mi sono inscritto al corso di cinema d’animazione dell’accademia delle arti digitali “Nemo” di Firenze.
speriamo bene!..
http://www.scuolanemo.com/course/animation.html
16 October 2006 alle 9:39 am
Come spesso capita abbiamo divagato
In bocca al lupo!
G.