
La prima esposizione personale è per molti versi come la prima volta a letto, per esempio gli altri non vengono mentre tu sei in netto anticipo. Ma nonostante gli errori, le energie bruciate, l'ansia da prestazione, la paura di venir giudicati, lo scoprire che in fondo non è tutta quella cosa che c'eravamo immaginati, la prima esposizione personale è un'esperienza che segna. Io ho esposto, ho fatto il passaggio all'età adulta, ho una vita di esposizioni in posti esotici e prestigiosi che mi aspetta.
Ma forse, come per l'amore, dopo una Maria, una Teresa, una Carla, non ci aspettano Britney e Cholette, forse anche nel circuito artistico non si potranno mai avere le gallerie top model, la ribalta, lo spazio di quelli che "sono arrivati". Ma si è varcata una soglia, ci si è inoltrati in uno spazio, non importa se domani cammineremo, passeggeremo, correremo su questo percorso. L'importante è che i nostri piedi lo stanno ora, adesso, calpestando.
Purtroppo, per una sommatoria di fattori negativi, alla serata inaugurale de
"il primo movimento" ha partecipato ben poca gente. Ho scoperto però, parole della curatrice, che nel circuito dell'arte, l'importante non è chi viene alle mostre, ma farle. Allungare il proprio elenco di esposizioni, testi critici ricevuti, circolazione del nome. In modo da farsi quotare ed alzare i coefficienti delle proprie opere (i coefficienti sono dei parametri che, in base alla tua quotazione, valutano le tue opere in relazione alla dimensione. Presente la pizza al metro? Quella margherita costa X al metro, quella farcita Y. L'arte, da quanto ho capito, funziona così).

Io, però, ho sempre preferito esser persona piuttosto che personaggio. Ho sempre voluto parlare di qualcosa focalizzandomi sul valore espressivo dell'opera in quanto tale, facendola parlare per me. Non contento di allungare il mio CV ho quindi fatto partire un’iniziativa collaterale:
i primi cinque che visiteranno la mostra, fotograferanno un'opera che trovano interessante, e mi manderanno la foto - a prova della loro presenza - riceveranno in dono la medesima numerata e firmata. La pizza la regalo, orgoglioso se qualcuno apprezza come cucino.

Questa esperienza comunque m'ha fatto capire due cose fondamentali. La prima è che
Photozoom Pro è un programma divino con il suo algoritmo
s-spline per interpolare le immagini e stampare in grandi dimensioni. La seconda, forse leggermente più importante, è che un’immagine portata su carta acquista una sua dimensione ed una sua essenza. Nel confine del monitor e della Computer Grafica la tendenza è sempre quella di considerarla frutto di un software, la domanda classica rimane: "bella, cosa hai utilizzato per farla ?" . Fuori dal suo contesto tecnologico generativo è pura immagine, fotografia, colore, forme. E' creazione del suo ideatore, non generazione dell'elaboratore.
Questa affermazione non è banale per chi, come me, ha sempre creduto nel pensiero di
Nam June Pack, che già
negli anni '70 sosteneva la morte del pennello e che la nuova tela era il monitor. Per chi ha creduto da sempre che l'essenza dell'opera digitale, e l'opera stessa, risiedessero nella propria natura numerica. Oggi ammiro soddisfatto le mie stampe e non posso negare che queste non sono una semplice transcodifica dell'opera digitale, ma che il file generatore è diventato stampo, lastra, cliché di quella che ora vorrei definire l'opera finale. Per finire riprendendo la metafora amorosa, è come svegliarsi a trentadue anni e scoprire che dopo i preliminari c'è altro, e quell'altro è la parte spassosa del tutto.