Creatività e Grafica in Italiano

Giorgio Croce Nanni, regista emergente, si cimenta con effetti speciali di qualità, Intervista

Ritratto di Massimo Curatella
Ho il grande piacere di farvi conoscere più approfonditamente una grande promessa del cinema. Ho apprezzato da subito la determinazione, la schiettezza e la capacità di Giorgio Croce Nanni. Ne sentirete ancora parlare. Seguite l'intervista che Giorgio ha gentilmente concesso a CG Italia e capirete perchè. Nell'intervista leggerete le domande di Massimo Curatella e, appunto, le risposte di Giorgio Croce Nanni.
Massimo: Raccontaci di te
Una foto di Giorgio Croce Nanni. ritratto Giorgio: Salve! Mi chiamo Giorgio Croce Nanni. Mi sono laureato in marketing e comunicazione presso la Nottingham Trent University, università inglese che ha sede a Roma. Durante gli studi, ho realizzato che nella mia vita volevo fare cinema, tanto da "modificare" segretamente gli studi che l'università richiedeva che facessi durante il terzo anno all'estero. Difatti, simulando una frequenza in corsi di strategia e comunicazione in America, sono in realtà andato a studiare regia, montaggio ed effetti visivi in quel di San Francisco all'Academy of Arts, prima di approdare alla Warner Bros Studios ad Hollywood per uno stage in produzione e (ahimè, mi perseguitava) marketing. Tornato in Italia la convinzione di voler fare cinema si è sempre più rafforzata in me, tanto da fare prima uno stage alla 20th Century Fox nel reparto edizione, per poi andare a lavorare alla Biancafilm srl, dove per due anni ho fatto l'assistente di produzione. Nel frattempo continuavo a coltivare la passione per il digitale, cominciando a lavorare in parallelo per lavorazioni di montaggio ed effetti visivi. Nel 2005 ho fondato la Spark Digital Entertainment, società di produzione cinematografica ma soprattutto di effetti visivi per cinema e televisione, con la quale ho prodotto il mio secondo cortometraggio, "Cambiamenti di Stato", girato in HD, gonfiato in 35mm, con tre minuti di effetti visivi in compositing e 3D su un totale di 10 minuti di storia.
Massimo: Parlaci della tua attività attuale e della tua azienda
Gli studi della Spark Digital Entertainment a Roma. Giorgio: La Spark Digital Entertainment srl opera da giugno 2005 nel mondo degli effetti visivi cinematografici e televisivi, sfruttando una tecnologia SAN (Storage Area Network) che ci permette di leggere l'HD in tempo reale con operatori che vengono da esperienze pluriennali nelle più grandi società di effetti visivi italiane. Al nostro attivo abbiamo già parecchie lavorazioni in campo televisivo (uno per tutti: lo spot del servizio civile con rotoscoping e 3D compositato sul reale), una produzione completamente interna (oltre al già citato "Cambiamenti di Stato", un corto animato interamente in 3D dal titolo provvisorio "Leo e Gebedia" (di cui sarà pronto un teaser trailer per gennaio), e un nuovo cortometraggio live-action che sarà anch'esso pieno di effetti visivi dal titolo "La confessione"), e l'intero pacchetto grafico di una trasmissione a quiz che vedrà la luce sulla RAI dall'inizio del prossimo anno (speriamo inoltre di poter annunciare a brevissimo la partenza di un grosso progetto in collaborazione con una grande azienda). Potete dare un'occhiata al nostro showreel sul nostro sito internet: http://www.sparkde.com
Massimo: Mi interessa molto il processo produttivo di audiovisivi: vuoi parlarci di come hai realizzato il cortometraggio?
Un Fotogramma della Creatura dal cortometraggio Cambiamenti di Stato di Spark Digital Entertainment Giorgio: La manipolazione subdola della società modifica in maniera impercettibile ma inesorabile i parametri di "felicità" dell'individuo medio, facendogli credere che il segreto della serenità sta nel rifugio nella massa e nell'aspetto estetico. Frutto della volontà di criticare con un messaggio figurato il modus operandi dei media, Cambiamenti di stato nasce dalla volontà di unire la mia esigenza di regista / sceneggiatore nel raccontare una storia differente che comunque avesse una struttura e una profondità sulla quale riuscire a far riflettere lo spettatore, e al tempo stesso la possibilità di sfruttare le capacità tecniche che l'eccezionale team di Spark può vantare a livello di postproduzione. Questa sinergia ha dato vita ad un'opera complessa, criptica ma dall'indubbio fascino visivo, con una qualità che raramente si è vista in Italia (soprattutto nel campo del cortometraggio), effetti visivi e fotografia di livello internazionale e nel complesso un qualcosa concepito con l'obiettivo di lasciare il segno dentro e fuori l'Italia. Potete vedere un'anteprima del tutto sul sito internet: http://www.cambiamentidistato.it Il corto ha visto varie fasi produttive. Eccole nel dettaglio. PREPRODUZIONE L'opera, essendo stata autoprodotta, ha avuto una lavorazione lunghissima, costantemente al di sopra delle nostre possibilità produttive. Il solo casting per trovare il volto giusto per interpretare Rebecca è durato qualcosa come un mese. La preproduzione, lo storyboard e la scelta delle location ha avuto la gestazione di un mese e mezzo, poichè ricostruire l'atmosfera che avevo in mente richiedeva un grande sforzo sia pratico che di astrazione da parte dei miei collaboratori (in primis il direttore della fotografia, Daniele Poli, la scenografa, Lavinia Borioli, e l'art director della "creatura", Daniele Azara). PRODUZIONE Le riprese sono durate cinque giorni, veramente una lotta contro il tempo (e i soldi) per poter portare a casa tutti gli shot che avevo in mente di fare. Abbiamo optato per una soluzione Panasonic DVCPRO HD. Le riprese sono state realizzate quasi interamente con steadycam e cavalletto per gli interni, e una splendida ottica 600 mm per gli esterni. Chiaramente non ho potuto girare tutto quello che avrei voluto, ma sono comunque soddisfatto. La frustrazione di pensare che con un giorno di più a disposizione avrei fatto tutto quello che avevo in mente si è esaurita non appena ho visto il risultato delle immagini... POSTPRODUZIONE Dovendo a priori scongiurare l'idea di montare in ONLINE HD (ovvero su una costosissima piattaforma HD full resolution che richiede spazio su disco abnorme e una potenza di calcolo in lettura fuori dal comune) visti i costi proibitivi, ho ridotto tutto il lavoro su Beta per potermi prendere un minimo di relax montando in OFFLINE (su normale piattaforma Avid, con i filmati a bassa risoluzione molto più leggeri e alla portata di una workstation umana) a costi decisamente più bassi; essendo poi io stesso il montatore ho potuto prendermi un momento di riflessione senza l'ansia dei costi della macchina (abbiamo lavorato in house dato che Spark dispone di una postazione Avid Adrenaline). Contemporaneamente il supervisore agli effetti visivi Francesco Paglia cominciava assieme agli operatori 3D e compositor i primi test per quelli che sarebbero stati gli effetti visivi. La ricerca più complessa è stata relativa ai veli (totalmente 3D), soprattutto per quanto riguarda il set-up della dinamica e il rendering finale. Un'altra scena particolarmente complessa è stata quella relativa alla sequenza dell'acqua contro la telecamera, anch'essa totalmente 3D (lo studio sulla dinamica e la resa dell'acqua ha portato via all'animatore 3D cinque giorni). Il compositing, a livello di chroma key, è stato piuttosto semplice, in quanto avevamo girato un buon green screen e avevamo degli ottimi riferimenti per le luci e le ombre. Il look definitivo ha richiesto invece parecchio tempo di ricerca e sviluppo di uno script interno al fine di ottenere un depth of field fedele a quello riprodotto dalla telecamera dal vivo. La costruzione del digital matte painting per il background della creatura ha richiesto circa una settimana. Ma il lavoro più complesso è stato quello di tracking manuale sulle patch del volto della protagonista, che lentamente perde prima le orecchie, poi la bocca, infine gli occhi. Avendo concepito l'effetto direttamente su set tramite protesi (che poi però la protagonista, Susy Laude, non è riuscita a sopportare per via di un'allergia al silicone), la copertura delle parti fondamentali è stata realizzata prima in 3D e poi color corretta e matchata in compositing manualmente, fotogramma per fotogramma. Un enorme lavoro, il più complesso in assoluto. Contemporaneamente mi recavo di notte nello studio del musicista Fabio Sabatini dove forgiavamo in stretta collaborazione le musiche e il fortemente innovativo sound design del corto. L'intervento finale di Luca Pincini (violoncellista, tra gli altri, alla corte di Ennio Morricone), ha dato il clima musicale essenziale nell'economia del tutto. Attualmente abbiamo gonfiato il montato HD (direttamente da una sequenza di TIFF 16 bit con risoluzione 1920 per 1080 pixel) in 35 mm con colonna ottica in Dolby SR (4 canali+1 subwoofer al cinema) per un mascherino finale 1.85.1.
Massimo: Quali scelte si sono rivelate poco sagge? Cosa hai imparato da esse?
Gli studi di Roma di Spark Digital Entertainment Giorgio: Partiamo dalla premessa che autoprodursi un'opera di tali dimensioni è una follia economica e soprattutto esistenziale che non consiglio a nessuno. Io mi sono ritrovato, per cercare di ridurre drasticamente il personale, a fare l'organizzatore generale, il produttore esecutivo, l'amministratore e il cassiere. Diciamo che la regia è stato l'ultimo dei miei problemi. Il problema è che se si vuole fare qualcosa di qualità, il famoso "budget zero" non esiste, è una chimera. Appena ci si muove in ambito professionale (anche giustamente) i costi lievitano del 300% rispetto ad un classico MiniDv con montaggio su Premiere e After Effects casalinghi. Ho imparato che non mi imbarcherò mai più in una produzione di simili dimensioni se dietro non avrò una struttura in grado di reggere in maniera indipendente la forza d'urto che la lavorazione richiede costantemente a tutti i livelli (economico, organizzativo, strutturale e anche legale).
Massimo: Qual'è il punto di forza del tuo ultimo lavoro?
Uno scorcio di Spark Digital Entertainment, gli studi Giorgio: L'utilizzo di tecniche assolutamente innovative (come ad esempio l'uso di lenti "Tilt Swift" basculanti in grado di ottenere sfocature "studiate" all'interno dell 'inquadratura, e quindi una profondità di campo altrimenti impossibile da ottenere con i limiti del digitale), la fotografia che spinge al limite le capacità dell'HD soprattutto sugli scuri e le ombre (vedere per credere), ma soprattutto un'opera costruita con la volontà di stupire, di innalzarsi al di sopra della media, che ha richiesto l'intervento di tutti specialisti ognuno del proprio settore, professionisti giovani con un'enorme voglia di sperimentare e al tempo stesso di farsi notare. Non ultimo (anche se non dovrei essere io a dirlo), una regia che osa movimenti di camera articolati, che tentano di portare lo spettatore non solo dentro la storia, ma anche e soprattutto dentro "l'atmosfera" del mondo di Rebecca.
Massimo: Perchè fai questo lavoro in Italia?
La Creatura di Cambiamenti di Stato Giorgio: Bella domanda. Autolesionismo? Punizione per colpe in una vita precedente? Qualunque sia il motivo, comunque sento che nonostante le enormi difficoltà, anche in Italia si può fare, realizzare, innovare. Chiamatemi pazzo, ma un tentativo si deve fare. E' un Paese dove la maggior parte delle persone chiacchiera e si lamenta senza fare nulla, noi cerchiamo di parlare solo a conti fatti, come in questo caso, senza però lamentarci, ma in maniera costruttiva, pronti a ricevere benevolmente critiche costruttive di fronte all'opera compiuta per migliorarci. Colgo l'occasione per fare i complimenti agli intenti di questo portale, CG Italia, in quanto trovo che un confronto tra persone concrete sia indispensabile per far nascere l'industria del settore (che ad oggi non esiste).
Massimo: Com'è il tuo rapporto col cinema italiano?
Susy Laude, attrice protagonista in Cambiamenti di Stato Giorgio: E' piuttosto conflittuale. Il problema principale del cinema italiano è che non ci sono imprenditori disposti ad investire e a rischiare (quindi, tradotto: non ci sono soldi), il che è abbastanza inspiegabile considerato il potenziale bacino d'utenza finale (che, ricordiamoci, non è solo l'Italia: l'Europa unita non è stata fatta solo per farci annaspare con l'Euro, ma anche per dare la possibilità di presentare i prodotti ad un numero di persone enorme). Il cinema in Italia è composto ancora da un numero eccessivo di produttori legati alla vecchia scuola, vincolati a mio modo in maniera ossessiva all'idea del cinema come arte allo stato puro che non deve macchiarsi e mischiarsi con il business, il che è assurdo considerando che fare un film muove capitali e quindi è sacrosanto e normale, oltre a porsi l'obiettivo di fare un'opera di qualità, quello di avere un'ingente ritorno economico (le quali cose, tra l'altro, vanno quasi sempre di pari passo). Questo ragionamento inoltre a mio avviso è fatto da ciechi che non si guardano intorno: i francesi, ad esempio, un tempo promotori estremisti del cinema d'arte, hanno sviluppato un sistema industriale che funziona ottimamente e che riesce ad esportare oramai il 90% della produzione locale in Europa e in USA.
Massimo: Qual è il tuo rapporto col mondo del lavoro italiano?
Cambiamenti di Stato: immagini dal set delle riprese Giorgio: E' difficile. Le barriere d'ingresso sono molto elevate, il mondo degli effetti visivi è in mano a pochi che gestiscono una domanda scarsa, che perlopiù si basa su lavorazioni di "correzione" (rimuovere un dettaglio fuoriposto o un cavo) più che di "esaltazione" del film. Gli effetti visivi, inoltre, sono ancora visti dal produttore come qualcosa "di cui poi eventualmente se ne parla", non considerando che una preproduzione dei VFX riduce tempi e costi ed aumenta la qualità finale. In realtà è proprio sbagliato l'associare gli effetti visivi alla postproduzione: la fase più delicata per gli effetti, infatti, avviene proprio in pre-produzione.
Massimo: Cosa suggerisci a chi è alle prime armi e volesse ricalcare le tue orme?
Susy Laude, attrice protagonista del cortometraggio Cambiamenti di Stato Giorgio: Non mi considero sufficientemente arrivato per poter fare un bilancio della mia esperienza e quindi dare consigli. Diciamo che sono alle seconde armi; quello che posso dire nella mia piccola esperienza, è che questo è un mondo per veri maniaci del mestiere che non concepirebbero la propria vita all'infuori di questo mondo: astenersi perditempo, appassionati ma senza voglia di approfondire, gente che cerca guadagno facile; lavorare nel cinema in Italia è un lusso riservato a pochissimi, difficilmente considerati in base a parametri di "meritrocrazia" ma più facilmente in base alle conoscenze. Ci sono tuttavia splendide eccezioni, ed è proprio su questo campo che bisogna combattere: non è tutto da buttare, e bisogna cominciare a lavorare perchè l'eccezione diventi la regola.
Max dice a Giorgio: VAI COSI!!
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