Creatività e Grafica in Italiano

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La teoria della creatività: cosa fa un creativo?

Massimo Curatella's picture
Natale è alle porte. Gira la ruota del tempo, tornano presepi, scampanellii, panettoni, addobbi, cappotti, sorrisi, abbracci veritieri e non. E come se si trattasse di tradizione millenaria, o forse come se fosse una condanna da scontare in età adulta, per aver troppo desiderato in giovane età i doni del rosso barbuto panzone, tornano le cene di natale. E mi ritrovo a tavola con colleghi e mariti delle colleghe della mia compagna. Chi è avvocato, chi è medico, chi lavora in banca. Si parla di alta finanza, economia, del nuovo modello di station wagon tedesca. Io annuisco, ostento interesse, fingo stupore nello scoprire il PIL del Portogallo. Tento di mimetizzarmi fra vellutate di piselli e crostini. Fino all'inevitabile domanda, puntale, spiazzante, fino a quando qualcuno non mi chiede cosa io faccia nella vita. E tutti si girano aspettando curiosi la mia risposta. "Sono un art director". Cala il silenzio, serpeggia stupore, si scatena la curiosità per questa figura ai più sconosciuta. E tentando di spiegare, esemplificare, delineare gli aspetti della cosa emerge l'indicibile verità, io sono un creativo. Perché nell'immaginario collettivo il creativo è tendenzialmente uno che non ha voglia di fare nulla -di concreto-, nel migliore dei casi un cannaiolo, poltrisce con sguardo assente in attesa dell'ispirazione. Che puntualmente lo colpisce, come un fulmine a ciel sereno, calando dall'alto, nei momenti meno opportuni. Facendolo, per esempio, uscire dal bagno con ancora i pantaloni alle caviglie, in stato di esaltazione, gridando cose come: “eureka, io ho visto la luce”. E a questo punto, nella proverbiale cena natalizia, le stimolate menti dei commensali galoppano e partoriscono le domande più bizzarre. Qualcuno azzarda pure un timido: "allora ti sarà pesato metter stasera giacca e cravatta". Ma distogliamo un attimo lo sguardo dagli imbarazzanti eventi, serate che penso sian capitate anche a molti di voi, e chiediamoci perché nell'immaginario comune il creativo è necessariamente un inconcludente pazzoide. La ragione è semplice, banale, lineare. Un creativo è colui che mette principalmente in atto la creatività, e nel nostro immaginario collettivo tale concetto è bizzarramente erroneo. Quando si parla di creatività siamo tutti molto creativi. Ovviamente, non essendo un paradigma matematico, non può esistere una definizione univoca ed universale, ma molti preconcetti insiti nel nostro bagaglio culturale sono dei pericolosi falsi miti. Creatività non vuol dire creare dal nulla. Passare dallo stato di zero a quello di uno attraverso una sorta di mistica ispirazione. La creatività è moltiplicare i punti di vista, analizzare in modo originale gli elementi a disposizione, e soprattutto formulare connessioni e relazioni inedite fra le cose. Per avvalorare la nostra tesi possiamo proporre gli esempi del cuoco e del musicista. Entrambi possono essere creativi, proporre inedite portate e musiche. Entrambi hanno a disposizione un insieme finito di elementi, gli ingredienti e le note, e la loro maestria è data dalla capacità di gestire e relazionare questi due universi preesistenti. Questo semplice concetto ci appare meno nitido se applicato ai creativi della comunicazione, gli elementi a disposizione di questi cuochi delle immagini e delle parole sono un numero talmente alto da sembrarci infiniti. Essi sembrano ai molti abili prestigiatori che improvvisamente tirano fuori il coniglio bianco dal cilindro vuoto. Ma anche in questo caso il trucco c'è ma non si vede. Il primo trucco del bravo creativo è accumulare ingredienti. Il bravo creativo deve essere curioso, divorare notizie, concetti, libri filosofici e letteratura spicciola. Appuntare, schizzare, conservare idee, riflessioni, spunti. Riempire la propria dispensa di cose alle quali attingere. Il secondo trucco del bravo creativo è chiedere/capire la ricetta. Il bravo creativo è quella persona che, per carpire com'erano fatti, da piccolo smontava i propri giocattoli. Se avete da tempo superato questa fase non mettetevi a distruggere i balocchi dei vostri figliuoli. Però quando vedete qualcosa che vi piace, che pensate funzioni, non limitatevi a registrare il fatto che vi piace. Il bravo creativo destruttura, scompone, analizza le relazioni tra gli elementi. Capisce che è attratto da qualcosa perché contiene determinati elementi e combinazioni, e li immagazzina gelosamente nella dispensa del punto uno. Il terzo trucco del bravo creativo è apprezzare formaggio e pere. Il bravo creativo non confina la frutta e i latticini in due aree separate. Egli associa, sperimenta, guarda oltre il senso comune e propone abbinamenti inediti. Ovviamente, come una nuova ricetta deve essere gustosa e digeribile, così le scelte del creativo debbono essere coerenti e positive in relazione agli obiettivi prefissati. Il quarto trucco del bravo creativo è l'ingrediente segreto. Il bravo creativo è maniacale, pignolo, perfezionista. Quando cucina un'idea cura con infinita attenzione ogni particolare, procedimento, aggiunge sapientemente il proprio ingrediente segreto. Quel tocco che magari nessuno noterà ma che dona al piatto quella sua essenza di unicità Il quinto trucco del bravo creativo è conoscere le basi della cucina. Il bravo creativo è sorretto da una buona base nei fondamentali. Prepara la besciamella, la salsa, il soffritto, il brodo a memoria. Fuor di metafora, il bravo creativo conosce le regole del linguaggio nel quale opera. Anche se, in base ai principi del terzo e del quarto trucco, il bravo creativo è pronto in ogni momento ad infrangere le regole e le preparazioni precostituite. Quindi, cari colleghi creativi, alla prossima cena natalizia non nascondetevi, non fatevi guardare male. Spiegate con calma che non siete soggetti da ospedale psichiatrico, che non vivete aspettando lo spontaneo materializzarsi delle intuizioni. Esplicitate in modo approfondito la teoria della creatività come connessione e relazione inedita fra le cose, utilizzate pure la metafora del cuoco di immagini e parole. Oppure, se preferite, al primo accenno di domanda bofonchiate con aria minacciosa qualcosa, sputacchiando pezzi di cibo, voltate le spalle a chi vi ha rivolto la parola, concentratevi sulle tartine al salmone, ignorando qualsiasi tentativo di socializzazione. E Buon Natale. Marco Andrea Fichera

Ciao Marco, posso buttare lì

Ciao Marco, posso buttare lì una critica costruttiva che potrebbe suonare come una provocazione? :-D Ma non mi odiare però, eh! O:-)
Bè, forse hai dimenticato quella che personalmente giudico una regola fondamentale del buon creativo: la SINTESI!! :-D :-D :-D (non che io ce l'abbia eh, intendiamoci! ;-) ;-) ;-)

Comunque è apprezzabile che tu abbia scritto in grassetto le 5 regole formulate in poche parole: ti sei salvato in calcio d'angolo ;-)

Ciaooo!!!
Ale

Alessandro, grazie per il

Alessandro, grazie per il commento. Se hai avuto problemi nel mandar giù le mie mille parole scarse non ti consiglio di avventurarti in questo trattato sulla creatività presente nel sito "Schizophrenia Project". Particolarmente interessante il capitolo cratività e devianza.

Ciao Marco, prima che io

Ciao Marco,

prima che io faccia ipotesi avventate, potresti illuminarmi sul significato del tuo commento? Mi è sembrato che volessi prendermi un po' in giro, ma magari mi sbaglio ;-)

Mi piacerebbe comunque porre alcune domande sull'articolo che hai scritto, per stimolare la discussione su alcuni punti che mi sembrano interessanti:

1. un "uomo medio", che non conosce il trattato sulla creatività presente nel sito di "Schizophrenia Project", riesce a cogliere il processo di sintesi che Marco ha evidentemente eseguito partendo dalla sua cultura personale?

(mia ipotesi: bè, tenderei a pensare di no...)

2. al di là di ciò che Marco ha sintetizzato, il prodotto finale è accettabilmente sintetico per la maggioranza delle persone che possono essere interessate al tema dell'articolo? O per lo meno è abbastanza flessibile da permettere a tutti quanti di non mollar la lettura perché "c'è troppa roba"? Per esempio, è stata una buona idea porre ad inizio articolo più di 350 parole di introduzione (un terzo dell'articolo), senza grassetti o evidenziature, ai fini di una agevole lettura del testo?

(mia ipotesi: uhm, in effetti no, le premesse troppo lunghe di solito sembran dar fastidio o far perder interesse)

3. la "sintesi" dovrebbe esser forse aggiunta come sesto trucco del bravo creativo?

(mia ipotesi: bè capperi, a questo punto dedurrei proprio di si!)

4. rapi lottina querini suppetto?

Ciao ;-)

per me è stato più che

per me è stato più che chiaro, anche perchè mi riconosco spesso nella descrizione di Marco, ho perso il conto delle volte che ho cercato di spiegare alle persone che cosa faccio per vivere (anche se ammetto di non semplificare la cosa, di essere passato per le professioni più disparate, e non le amate tutte, ma quando si deve pagare la bolletta a fine mese...), anche se tutte legate alla creatività ove possibile, indispensabile per vivere...

come ho perso il conto delle volte nelle quali mia madre mi ha definito "quello che lavora con i computer" o qualcosa del genere, e pensare che io odio i computer, mi ci sono avvicinato 15 anni fa perchè da appassionato di cinema e filmaking avevo visto lungo sulle possibilità di elaborazione dell'immagine, del montaggio e degli effetti speciali (un modo per smettere di respirare l'ammoniaca del lattice schiumato per le protesi, e per sporcarsi un po' meno le mani con aerografi e compagnia bella..).
anche se rimpiango alcune cose e ho ricominciato a sporcarmi le mani...
Infatti ringrazio un amico che avendomi intervistato su una rivista di Airbrush Art sono riuscito a convincere mia madre che proprio solo con i computer non lavoro...

come Sesto trucco direi :
trovare una definizione del proprio lavoro di fascia bassa, media, alta a seconda di chi ci sta davanti.

oggi preferisco dire che uso i computer per fare cartoni animati (non del tutto esatto, lo ammetto, ma comprensibile a chi non conosce il nostro mestiere), piuttosto che perdere due ore a spiegare che uso il computer per elaborare le mie foto, fare animazione, prototipazione digitale e tante altre cose, che comunque resterebbero oscure, mentre quella definizione è immediata e più semplice da capire e ricordare.

trascurando alcune cose equivoche, tipo che faccio montaggio al computer, che dove va bene sorge un sorrisetto e mi prendono per il Rocco Siffredi del chip, dove va male vieni paragonato a quello che mette insieme i filmati dei matrimoni... cosa che (con tutto rispetto di chi fa quel lavoro) mi fa venire i brividi, 10 anni fà ho studiato e fatto un corso di 2 anni, 8 ore al giorno sul montaggio tradizionale in video e su pellicola 16 e 35 in moviola, ed essere associato anche solo per un attimo alla categoria di quelli che improvvisatisi montatori, operatori, etc fanno i matrimoni.... brr

Definizioni chiare e semplici, per tutti.
p.s. la stessa definizione è stata data al mio direttore di banca, quando alla fine di una conversazione di 20 minuti, non aveva ancora capito cosa diavolo facessi, mentre detto questo ha capito tutto incredibile, ed è stato anche molto più cortese e disponibile...

p.p.s. io fatico a mettere giacca e cravatta, ma solo quando è di circostanza, odio l'apparenza priva di sostanza, diffido sempre di chi deve mettersi elegante per conquistarsi stima e rispettabilità... mentre se è una questione di rispetto personale non mi sono mai fatto il problema, il concetto è molto diverso.
e penso che ogni artista non abbia un particolare amore per giacca e cravatta per la stessa ragione, c'è un interesse per l'essere e non per l'apparire...

Ciao Carlo, vedo che anche tu

Ciao Carlo, vedo che anche tu sei un fan sfegatato della sintesi ;-)

Comunque fa niente, vedo che non trovo un gran seguito alle mie opinioni :-D

Cià!

P.S.: quello di Carlo è l'ennesimo lungo e graficamente piatto testo che non riesco a farmi venir voglia di leggere per intero. Ma dove lo trovate il tempo "voi"? Sarà che vivo da solo e oltre a lavorare per guadagnarmi da vivere devo far molte cose durante la mia giornata ma... boh. Che strazio, tanta cultura disponibile sul web e così poca possibilità di fruirne.... :-(

Ciao Alessandro, ti

Ciao Alessandro,
ti confermo, sono un gran chiaccherone,
mi piace anche la sintesi,
ma non sempre la applico,
odio l'eccesso, anche in quella...
delle volte, sintetizzi, tagli qua e là e poi alla fine hai perso troppo...
;-)

graficamente non so se e come si possono applicare stili alle risposte, quindi non avevo tanti modi per "abbellire il testo", se c'è il modo sarò lieto di applicarlo.

aniway, anch'io vivo solo e faccio molte cose durante il giorno, ma ho imparato a leggere veloce, altrimenti mi sarei perso troppe cose....
e non solo sul web...

ehm, mi spiegheresti :
"rapi lottina querini suppetto?"
non l'ho capita.
grazie.
ciao

Amo la sintesi ma anche il

Amo la sintesi ma anche il gusto del raccontare, le numerose righe di Marco Andrea non mi sembrano vuote e le ho lette volentieri.
E' vero che siamo abituati a correre sul web e spesso è necessario, ma a volte fa bene anche trovare il tempo per un buon libro o una lettura più strutturata.
Dell'articolo ho apprezzato molto il fatto che la figura di creativo che ne viene fuori è una persona ben immersa nella realtà, con uno sguardo attento e curioso nei confronti di quello che ha intorno, mentre troppe volte sembra che un creativo (o un artista) debba stare sospeso in una specie di fumeria d'oppio a lavorare con la fantasia.

Che dire, la morale della

Che dire, la morale della favola è che evidentemente c'è chi può e chi non può :-/

Nota: con questa risposta voglio essere ermetico; a buon intenditor, poche parole...

Per essere altrettanto

Per essere altrettanto sintetico ti dico :
"volere è potere"

ti cito alcuni nomi a te lo spirito di ricerca:

marco spitoni, raimondo della calce, jason wen, daniele lunghini, aristomenis tsirbas.

tranne wen, sono tutti artisti che conosco personalmente e tutti ...
"può" come diceva il principe de curtis.

mai rinunciare alla curiosità, anche se il tempo è poco...
fa parte del gioco.
un abbraccio e buone feste

Uhm, non mi ritengo una

Uhm, non mi ritengo una persona che rinuncia alla curiosità.

Piuttosto cerco di assegnare delle priorità.

E tutto ciò che mi richiede troppo sforzo (occhio, non ho detto "tempo") per essere appreso scende inevitabilmente di priorità per far posto a qualcos'altro che è più agevolmente fruibile in base al mio "stato corrente".

Riflettendoci, non mi sembra di esser l'unico a sollevare l'argomento "sintesi" nell'ambito dei contenuti presenti in rete (compresi quelli "creativi"). Sento spesso di persone che non sanno come sfruttare i loro 15mila preziosissimi bookmark, noto lo sforzo di inventare strumenti per rendere più facile l'ottenimento di ciò a cui si è interessati (feed RSS, motori di ricerca che indicizzano i contenuti del proprio pc), e così via.

E tenderei a pensare che questo nostro bisogno (in qualità di esseri umani) sia in strettissimo legame con il concetto di buona creatività.