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Professione creativo: il cliente

di Marco Andrea FicheraNato a Roma nel 1973. Maturato a Monza, transitato ad Amsterdam e parcheggiato momentaneamente a Perugia. Art director e artista digitale è uomo di tante idee, tante parole, e tanta pigrizia. Abile cesellatore di parole, quanto di immagini, spazia nel suo operato - con intellettuale ironia - dalla teoria più rigida e concettuale alla produzione frivola e disincantata.
∗ 23 February 2006, 8:45 pm.
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Le idee vanno a farsi friggere. Illustrazione digitale di Marco Fichera.
Le idee vanno a farsi friggere. Illustrazione digitale di Marco Fichera.

Negli scorsi articoli abbiamo parlato di creatività, comunicazione, buona progettazione e riconoscimento delle proprie professionalità. Chi avesse seguito con meticolosa attenzione tutti gli immensamente saggi consigli proferiti dal vostro modestissimo scriba potrebbe oggi creder d’esser pronto ad affrontare a testa alta la professione del creativo. Ma esiste un fattore, anzi una costante, pronta a far naufragare anche i progetti migliori. Un inestirpabile cancro che con precisione chirurgica può traghettarvi, come moderno Caronte, dallo stato d’euforia tipico di chi ha partorito un’idea vincente alla profonda depressione di chi decide d’arraffare il compenso e fuggire. Preferendo non firmare la “propria” opera. Questa piaga della creatività ha un nome, e questo nome è: “il cliente”.

Per un creativo esistono infinite varianti della specie “cliente”, può essere il panettiere che vuole un volantino per promuovere gli sfilatini integrali, un piccolo – medio – grande imprenditore, una multinazionale, un ente pubblico. Ma ogni cliente sta al creativo come l’uomo dai capelli a punta sta a Dilbert. Con il particolare che il fantozziano ingegnere partorito da Scott Adams lotta quotidianamente dal suo cubicolo con un solo capo. Lo scruta, l’osserva, ne impara le manie, le assurdità, fino a farne una figura da odiare, da temere, ma prevedibile. Mentre il creativo, che sia free-lance o che lavori in agenzia, ha potenzialmente infiniti superiori ai quali sottomettersi, piegando e sperperando i frutti della propria competenza.
In questo articolo tenteremo d’analizzare con metodica precisione quali siano le armi a disposizione del cliente, quali le sue caratteristiche possibili. Nel limite delle nostre possibilità tenteremo di indicare vie, se non per l’impossibile salvezza da questo eterno male, per tentar almeno di barcamenarsi con dignità e non cader in depressione.

Vorrei far notare a priori che le varianti e le armi che verranno in seguito descritte non sono da considerarsi come alternative. Nella maggior parte dei casi un cliente racchiude in se più caratteristiche e sindromi. E’ quindi altamente provabile, per esempio, aver a che fare con un cliente “uomo d’onore” e “faraone” che ha nel proprio arsenale un “grafico di fiducia”.

Rimanendo in argomento arsenali iniziamo allora ad elencare le peggiori armi a disposizione del cliente. Subdole, poiché appaiono inizialmente come positivi accadimenti, si rivelano puntualmente calamità dalla devastante potenza:

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8 Commenti a “Professione creativo: il cliente”

  1. Marco Andrea Fichera ha scritto:

    si accettano suggerimenti per nuove categorie, sottocategorie, o metodi per prevenire e gestire in modo profittevole in fattore “cliente”.

  2. Federico Surace ha scritto:

    Proprio un bell’articolo!!!

    Mi era passata la depressione che avevo quando lavoravo a Milano ma leggendo il tutto fino in fondo mi è risalita la pressione!!!

    Mamma mia hai elencato molti tipi (clienti) con vari disturbi….ma alla base di tutto credo ci sia la totale incompetenza!!

    Per non parlare se l’incompetente è acnhe chi ti da lo stipendio….quindi oltre al cliente si deve sopportare anche il datore di lavoro….è incredibile i casi da te citati li ho assaggiati tutti sulla mia pelle!
    Fortunatamente se si ha la fortuna di trovare un capo adeguatamente preparato i problemi si dimezzano in caso contrario si moltiplicano! eh eh!!

  3. Daniele Lunghini ha scritto:

    Ma sembra che l’articolo non sia finito, o mi sbaglio? Ci sono quei due punti finali che sembrano portare a qualche cosa che poi non c’è. L’articolo sembra spezzato.

  4. Massimo Curatella ha scritto:

    Daniele,
    forse non si capisce in maniera evidente ma l’articolo è spezzato in più pagine. Vai due centimetri sotto i due punti di cui parli e trovi la navigazione verso le altre pagine.

    Ciao,
    Max

  5. Daniele Lunghini ha scritto:

    Se qualcuno avesse bisogno per un proprio lavoro di una certficazione “a prova di stupido”, mi offro come cavia.

  6. Claudio Castelli ha scritto:

    ahah! bellissimo. Io non ne ho avuti moltissimi di “clienti” fino a questo momento, ma mi sembra, se posso dire la mia , che la strategia migliore sia quella di aspettare, lasciare che le acque del calderone delle proposte si calmino, e prendere infine rapidissimamente in mano la situazione! In fondo siamo tutti esseri umani, con un grande amor proprio.
    atteggiamento machiavellico ma buonista.

  7. PocaCola Blog (La confraternita dei buontemponi) » Professione creativo: il cliente ha scritto:

    [...] La “carta bianca”. [...]

  8. cacc ha scritto:

    grande articolo er ispecchia la realtà…ho appena finito un lavoro che ha completamente distrutto la mia creatività in quanto secondo il cliente chi lo avrebbe visto non avrebbe capito la mia idea…sigh…

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