Il cortometraggio 3D Rustboy: la creatività ha bisogno di strumenti ultra potenti?

Da qualche anno seguo il lavoro di un artista che mi piace molto come stile e idee: Brian Taylor.
Brian Taylor è il creatore di Rustboy, un progetto di un cortometraggio in computer grafica 3D portato avanti nel tempo libero dall’autore con pochi mezzi, vecchie versioni di programmi come photoshop e Infini-D un vecchio programma mac di oltre 15 anni fa.
Giorno dopo giorno Brian ha seguito il suo sogno e ha dimostrato come si potesse realizzare con pochi mezzi un prodotto interessante e con uno stile grafico ben preciso, ricco, piacevole e allo stesso tempo coerente con le sue idee, espresse negli storyboard e nelle illustrazioni.
Visitando il sito di Brian dedicato al progetto Rustboy si può participare alla sua avventura, grazie ad un diario online che fa seguire tutte le fasi del suo progetto, mostrando sia le fasi iniziali, dalle prime idee allo storyboard, sia le fasi finali del rendering, della postproduzione e tutte le rielaborazioni necessarie per raggiungere il gusto e la resa che si era prefissato.
Come molti altri artisti hanno fatto in passato, Brian ha scelto di condividere tutte le fasi del suo lavoro con i visitatori del suo sito, per cui si possono osservare non solo tutte le fasi di sviluppo del corto, ma anche moltissimi trucchi che ha usato nella creazione di immagini ad alto impatto visivo.

Le sue scelte estetiche da illustratore hanno influenzato molto la resa finale e soprattutto la sua pervicacia nel seguire i suoi obiettivi lo hanno aiutato a non demordere fino a raggiungere i risultati che si era prefissato.
Qui potete vedere come i modelli e le illustrazioni da cui è partito siano elementi semplici, ma allo stesso tempo le idee erano chiare fin dall’inizio. La tenacia dell’artista uniti a strumenti antichi (quasi preistorici per gli attuali standard), eppure anche queste vecchie immagini hanno un certo sapore, un non-so-che di particolare, perché hanno uno stile e un gusto grafico, che spesso manca in tanti progetti high tech.
Brian mostra nel Making of come abbia creato effetti straordinari, per esempio le nuvole volumetriche, usando vecchi trucchi da illustratore mescolati a quelli del digitale, fornendo risultati che portano una loro firma, una resa sia tonale che qualitativa notevole, per il tipo di realizzazione e per l’epoca.

Rustboy. Creazione delle nuvole in animazione digitale 3D: Brian Taylor stratifica immagini di nuvole con mappe di trasparenza per poi animarle.

Rustboy. Alcuni rendering 3D dello studio.
Il risultato è una splendida illustrazione vecchio stile, dove il calore della luce attraversa le nuvole è direttamente percepibile, eppure non ci sono voxel, non c’è radiosity, non ci sono particelle, shader o altro… eppure c’è poesia …
Tutti questi discorsi per cosa?
Adesso Brian è stato finanziato per realizzare un lungometraggio, e naturalmente avrà molti più mezzi e persone per realizzare questo progetto più ambizioso, ma non perderà la scintilla e l’ispirazione che ha creato Rustboy.
Se Brian è riuscito a realizzare questo piccolo gioiello, che potete vedere sul suo sito, con strumenti che adesso potreste definire antiquati, o preistorici, pensate a cosa potete realizzare con i semplici ma potenti strumenti moderni?
Ci sono due o tre strumenti che Brian ha usato, indispensabili, che non si possono comprare, ma potete solo trovare o avere:
- creatività;
- pervicacia nel seguire i propri obiettivi;
- capacità nell’improvvisare tecniche e idee;
- testardaggine nel concretizzare le sue idee (non è una ripetizione, ce ne vuole tanta il mondo è pieno di artisti con armadi pieni d’incompiuti);
E adesso? chi ha il coraggio di farsi avanti con la scusa che il suo computer ha solo 1 giga di RAM, e va solo a 2 GigaHertz?
Che non avrà il tempo di realizzare le sue idee?



31 May 2006 alle 11:33 am
Ovviamente non c’è nessuna scusa !!
E spero anche che il lungometraggio esca presto ed abbia un gran successo.
Se lo merita ampiamente.
31 May 2006 alle 4:27 pm
Siiii,è questo lo spirito giusto….hiiiiihaaa
31 May 2006 alle 5:31 pm
quoto appieno! E’ bello vedere come questi sforzi abbiano anche portato dei risultati economici….e siano state compiute delle abili manovre di Marketing, con vendita di gadget e pupazzetti!
E che essi porteranno l’autore a sviluppare a tempo pieno il suo nuovo , ambizioso progetto (senza doversi barcamenare in altri inutili lavoretti per sbarcare il lunario!).
Come ha fatto l’autore ad avere l’esposizione necessaria? Ha presentato il suo lavoro ai festivals? Quali?Quali sono quelli “importanti”?
Sarebbe bello ricostruire la storia anche della fase di PROMOZIONE del cortometraggio: come si sono tradotti gli economici(ma derivanti da duro lavoro) sogni e poesie digitali in strumenti atti a garantire la sussistenza?Sono stati decisive alcune mosse dell’autore nel catalizzare l’attenzione degli sponsor , o semplicemente il suo “habitat” fornisce risorse “naturali” di piu’ facile accessibilità?
Sarebbe molto utile a mio avviso indagare anche su questo—
Del resto si puo’ vivere per la poesia, ma non sempre riuscire a viverci!
31 May 2006 alle 5:47 pm
ciao claudio,
posso dirti che ho sempre visto una pubblicità on line fatta di passaparola, di commenti di meraviglia, solo un annetto fa una rivista inglese ha riscoperto il sito di Brian, ma sono arrivati tardi.
posso provare a scrivergli e vedre se può venirne fuori un’intervista.. vi aggiorno.
1 June 2006 alle 12:30 pm
Ciao,
provo a dire la mia: è giusto pensare a come si fa a campare mentre si dedica tutto il tempo libero al proprio sogno. Però preoccuparsi troppo non credo sia producente.
Meglio gettare il cuore oltre l’ostacolo e cominciare a fare. Fare qualcosa di bello e appassionante, perché bisognerà farlo per un po’ prima che qualcuno se ne accorga. Che ci insegni qualcosa, perché se anche non avrà nessun ritorno economico, avremo imparato e quindi saranno risorse comunque spese bene. Poi ci si preoccuperà, strada facendo del resto, di come promuoverlo.
1 June 2006 alle 1:14 pm
Ciao Eugenio,
come dice Claudio, “(senza doversi barcamenare in altri inutili lavoretti per sbarcare il lunario!)”
il problema di sopravvivere nel frattempo, prima di trovare il nostro cicerone, non è proprio trascurabile.
ti faccio un esempio, io ho 33 anni e vivo a 500 e passa km da casa, quindi i problemi economici di pagare spostamenti, affitto e bollette sono presenti e reali, posso anche (grazie ad un caro amico con il quale divido l’appartamento) non preoccuparmene troppo, ma non posso non pensarci e preoccuparmene, e come me tante altre persone, è vero che come artisti non dovremmo distrarci dalle questioni terrene, ma allo stesso tempo viviamo sulla terra, e ammenochè non siamo miliardari (visto che adesso con l’euro il milionario vive in modo decente…) dei problemi quotidiani ce ne dobbiamo preoccupare.
Il preoccuparsi di come promuoverlo dopo può essere controproducente per un solo motivo, potresti per un motivo o per l’altro non riuscire a portarlo a termine, perchè il tuo tempo viene assorbito prima da altri fattori.
io preferisco progettare a tavolino una cosa del genere perchè da disordinato qual sono mentre creo, necessito di una forte disciplina per portare avanti le cose, e soprattutto dato che chi offre soldi chiede quanti soldi gli torneranno, devi preparare un po’ di info prima, o dopo rischi di far invecchiare ciò che hai realizzato.
un esempio che non amo, anzi, lo considero un insulto, ma commercialmente ha funzionato molto bene…
la strega di blair.
pur ritenendo un insulto a tutti i filmaker che cercano di fare bene il loro lavoro, che cercano di fare film con due lire, ma con dignità e qualità, il blair witch project rivela fin dal nome cos’è, un progetto studiato a tavolino in cui hanno ottenuto il massimo profitto con la minima spesa, in italia, che siamo un po’ meno boccaloni, si è spento dopo poco, mentre negli stati uniti continuano i pellegrinaggi nei luoghi dove è stato girato il project, hanno girato un seguito (più tradizionale come horror), e ne progettano un terzo…
hanno realizzato il tutto a tavolino copiando l’idea della camera trovata da un film italiano di joe d’amato, che a sua volta si ispirava ai classici horror tipo lovercraft in cui il protagonista lasciava ai posteri la sua storia su un diario, con finale tipico stile :
li sento, sono alla porta, i loro artigli grattano sul legno, millimetro dopo millimetro mi raggiungeranno, no.. eccoli!!!
e finisce dicendo che il diario sporco d’inchiostro e altro è stato trovato su una bancarella, in un baule portato dal mare, etc…
insomma hanno studiato un fenomeno a tavolino e sono riusciti con pochissimi soldi a farne tanti…
l’arte non è così, difficilmente si progetta a tavolino in questo senso, ma un corto, live o 3d non può essere frutto di improvvisazione, una canzone si, perchè si parla di un evento real time, dove l’iterazione tra autore e pubblico genera evoluzioni e cambiamenti, ma un corto non è realtime (ci sono gli esperimenti tipo dogma, ma li vedo più come dei docu film che film veri e propri), quindi visto che si parla di un qualcosa che viene studiato e ben organizzato, tanto vale mettere dentro anche la promozione.
brian inizio a metter su il sito, come sezione diario di viaggio, fin dai primi shot del corto, ricordo di aver seguito i progressi di questo autore nel tempo, e come ho fatto io lo hanno fatto migliaia di persone, e tra questi probabilmente anche i produttori che hanno adesso finanziato il tutto.
secondo me la promozione va pensata in parallelo al progetto, pensate ai film, come adesso siano ben documentati, stile i diari di produzione di lucas o jackson, la rete ha permesso qualcosa di straordinario, dare la possibilità ad un autore, anche con pochi mezzi, di rete participi le altre persone dei progressi che sta facendo, adesso con un investimento di circa 30 euro l’anno potete avere uno spazio web affidabile, senza limiti di spazio, quindi con il costo di un paio di pizze e birra potete pubblicizzare il tutto, sta a voi avere le idee giuste per rendere interessante il progetto, ma questo vale prima quanto dopo, perchè se non riuscite a rendere il progetto interessante, come pensate di renderlo interessante dopo che lo avete finito ad un eventuale produttore?
p.s. le parole sono molto concitate, ma non vogliono essere aggressive o accusatorie ;-P
1 June 2006 alle 6:16 pm
secondo problema del promuoverlo DOPO (ammettendo di essersi spolmonati e averlo completato): quanto frutterà mai sul piano MERAMENTE economico un cortometraggio??
Le persone andranno a vederlo al cinema?
Non credo.
O almeno, magari ci andranno, ma ai festival, e i festival (salvo rare eccezioni) non pagano mica i diritti di proiezione agli autori!
Anche ammesso di vincere qualche festival… beh… sono bei soldini… ma difficilmente ci si puo’ vivere per uno-due anni!
Io dico che se un progetto ha valenze culturali-educative dovrebbe essere finanziato dallo stato… indipendentemente dal ritorno economico previsto.
Se non altro per poi non lamentarsi poi della (inspiegabile?)”fuga dei talenti”.
E per il ritorno di immagine che un intero paese potrebbe averne…
1 June 2006 alle 6:45 pm
concordo con claudio, un corto non ha finalità economiche, anche perchè gli introiti reali di un corto possono essere i seguenti :
- vendita per collection di corti in dvd
- vendita per passaggi televisivi in container dedicati (in italia poco, ma in altri paesi e via satellite, qualcosina si ricava)
- festival (la maggioranza sono solo di esposizione, pochi hanno premi in denaro che non devono essere reinvistiti in altre produzioni, cosa su cui non sputo assolutamente, ma non prevedono rifocillamento, bollette etc)
per cui, concordo con Claudio sul fatto che il corto viene fatto per esposizione, ovvero presentare le capacità, i talenti creativi, il talento nel realizzare un prodotto, e forse neanche quello basta per convincere qualcuno nell’investire su di te.
conosco diverse persone che hanno fatto cortometraggi, che hanno girato il mondo, che hanno vinto premi, da berlino a venezia, e mille altri festival, ma il vero ritorno è arrivato dopo, con lavori presi perchè qualcuno ha visto il lavoro fatto, non per il corto vero e proprio.
concordo con il fatto che lo stato dovrebbe produrre queste cose, ma purtroppo dopo anni di furberie, molti borsoni si sono stretti perchè troppi soldi volavano in tasche misteriose e non venivano conretizzati dei prodotti veri e propri…
se pensate che fino al 2004 venivano prodotti 300 lungometraggi in italia, questo almeno sulla carta, ma di questi ne sono finiti in sala circa 4-6 all’anno, quanti soldi sono volati via?
comunque ce la si può fare, un artista che ha ricevuto un finanziamento statale è apparso qui su CGitalia, Giorgio Croce Nanni, che dopo aver autoprodotto un cortometraggio, Cambiamenti di stato, ha ricevuto un piccolo finanziamento per produrre un corto di animazione
vedete il link
http://www.cgitalia.it/2005/11/23/leo-e-gebedia-corto-3d-finanziato-stato/
e ha stragiurato di non avere il classico aggancio all’italiana, e dopo averlo incontrato, penso che sia un artista sincero, e sono molto contento, perchè crea un precedente e soprattutto crea un precedente con un artista che creerà qualcosa, e non si intascherà i soldi come hanno fatti tanti altri prima di lui.
1 June 2006 alle 10:05 pm
mi rincuora aver saputo di questo grande artista
grazie Carlo!
2 June 2006 alle 9:30 am
Ciononostante non penso Rustboy sia nato a tavolino e promosso al tempo stesso.
Ci sarà stato ovviamente un periodo di incubazione, più o meno lungo prima di veder qualcosa online.
Probabilmente l’artista lo ha iniziato per dimostrare a se stesso qualcosa, poi, il progetto è cresciuto ed ha iniziato a promuoverlo debitamente con un make of in real time.
Ottima idea , ovviamente sostenuta dagli ottimi contenuti.
Tutto ciò funziona, soprattutto se fatto bene e se il progetto è quello della tua vita, l’unico che per te valga la pena realizzare.
Perchè se poi non succede nulla, e non arriva nessun produttore, non ne sarai scoraggiato : non è per quel motivo che hai realizzato il progetto,ma per la tua soddisfazione personale.
Però hai fatto colpo.
un conto è progettare bene un corto, pianificarne la produzione e tutto quanto deve esser fatto per realizzarlo al meglio.
Un altro è progettare una cosa come mera operazione di marketing (di solito muore poco dopo).in questo caso, l’arte può andare a farsi benedire.
ma non esageriamo: le due cose si possono anche incontrare : non è che il marketing debba per forza essere solo arido e sterile calcolo.
Basta far attenzione a mantenere il primo elemento necessario, cioè il livello artistico del prodotto, in questo caso.Non soffocare la propria passione, ma fare attenzione ad un potenziale mercato – che può anche essere scovato -
Considerare l’impatto e le emozioni che chi guarda può provare è indispensabile per un prodotto artistico.
2 June 2006 alle 11:11 am
Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti
Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
enon per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore
Equando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
evennero in tanti e si chiamavano “gente”
ciliegi malati in ogni stagione
E i colleghi d’ accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare
Eallora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame
Eil sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’ etichetta diceva: elisir di giovinezza
Eun giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione
sisi, concordo appieno.Un’idea viene, spontanea, eterea, come un gioco.
E’ poi trasmetterla e materializzarla che richiede un grande sforzo!
Uno mica deve farlo per i soldi, altrimenti è meglio fare l’agente immobiliare!
“Eppoi dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia!”
L’unica cosa, ecco, è che se uno ha già dato prova di saperlo materializzare un suo sogno , sarebbe bello che gli fosse riconosciuta una sua “professionalità” , e che, come accade in tutti i mestieri, fosse pagato abbastanza per poter essere in grado di condurre una vita “normale”, e rispondere alle esigenze derivanti dalla condizione di “essere uomo”: magari una casa, figli e sposa.
Altrimenti si rischia di portarlo a condizioni di estremo cinismo , sia verso l’arte, che verso quelli che saranno “i nuovi artisti”.
Questo lo trovo orribile…
Ps: facciamo un film sui ragnoni radioattivi enormi che divorano donne nude?
2 June 2006 alle 12:38 pm
ciao Claudio,
la visione è molto bella, anzi splendida.
però dobbiamo anche portare avanti una dignità per cui si possa far vedere che è un mestiere, che deve essere pagato, perchè non siamo dei sognatori che passano il tempo a poltrire e come per magia tiriamo fuori conigli dal cappello (con tutto rispetto dei maghi, che anche loro devono fare un lavoro di ingegno e allenamento che pochi possono immaginare)….
p.s. mancavano le donne nude, ma hanno già fatto aracn attack… però se ci metti le donne nude io ci metto i ragni radioattivi, per me è più facile che convincere le amiche a spogliarsi ;-P
p.p.s. allora non sono l’unico fans dei ragni? da tarantula in poi sono bestioline che hanno fatto la loro presa nel cinema (tarantula, Radiazione bx distruzione uomo, indiana jones, la vendetta del ragno nero (la versione horror di spiderman, da vedere), aracnofobia, Eight legged, aracn attack, spiderman, giusto per citarne qualcuno).
3 June 2006 alle 11:20 am
ecco. La locandina è pronta. ora non resta che trovare un produttore! Io direi che qui altro che un cortometraggio… ci scappa una bella triologia!
Ps: avevano già fatto pure king kong e godzilla. Noi RIFACCIAMO i RAGNONI e ci aggiungiamo le donne nude. Non mi sembra mica male.
magari chiediamo alla weta di aiutarci un po’!
uahuahuah
3 June 2006 alle 8:31 pm
ok, per i ragni, ho recuperato una roba di 6-7 anni fa’, l’ho buttato in spiaggia, giusto per partire ;-P
come produttore potremmo provare a chiedere alla troma, per questo tipo di film ci vanno a nozze, ma temo che tirino fuori poco, poi passiamo alla new line…
http://www.macchiavello.com/tmp/spider.mov
3 June 2006 alle 11:26 pm
eheh bello il ragnetto saltellante….
il problema principale sono ancora le donne nude!
acc
magari andando in giro a dire: ti faccio fare del cinema potremmo procurarcene!
comumque io la vedevo piu’ come una provocazione! una reazione al cinema impegnato (come fa silvio orlando nel Caimano, con titoli come Maciste contro Freud)
anche se un bel film coi ragnoni belli grossi manca, in effetti… facciamolo. Secondo me sarebbe piu’ bello mascherarsi noi da ragnoni… almeno viene una cosa bella trash, senza alcuna pretesa di serietà
4 June 2006 alle 1:30 pm
hahahaa
si si un bel film con ragnoni giganti, che si impossessano di belle figliole e danno vita a creature ibride ragno-donna! (ma non come Spiderman) poi arriva l’eroe di turno. ovviamente dopo lotte assurde con le armi più disparate e dopo aver organizzato la guerriglia si trova la soluzione più stupida dell’universo : abbandonare il pianeta terra in mano agli aracnidi !!
Detto questo sono disponibile per il casting femminile e il trucco e calchi per creare delle bellissime donne ragno..
5 June 2006 alle 10:38 am
Ciao
solo una precisazione.
Non ho detto che non bisogna pianificare, né che non bisogna preoccuparsi di come, nel frattempo, pagare le bollette. Ho solo detto: se ho un’idea e mi sembra buona comincio a lavorarci su. Lavorarci su vuol dire: pianificarla, cominciare a renderla visibile, ma soprattutto metterci le mani, sulla sostanza intendo: la storia, l’aspetto visivo. Si scopre subito se ha le ali o no.
5 June 2006 alle 12:12 pm
Ciao Eugenio, ti chiedo scusa se ho travisato le tue parole, non era mia intenzione.
6 June 2006 alle 4:23 pm
Carlo,
figurati. Non c’è mica bisogno di scuse, ci mancherebbe. Il tema di come far quadrare i conti nel frattempo mi è ben chiaro. E capisco bene anche il tema della promozione (giusto che avvenga in parallelo). Volevo solo riportare il focus sul cuore del “prodotto”: sono convinto che prima occorre avere un ottimo prodotto, dopo ci si occuperà di farlo conoscere. Ma “prima” e “dopo” sono intesi come priorità, non necessariamente come sequenza temporale. Sono fermamente convinto che ci siano più possibilità per un ottimo racconto mal pubblicizzato di arrivare prima o poi all’audience interessata piuttosto che per uno mediocre ottimamente promosso.
Insomma: se ho 100 (soldi, tempo) investo 90 sull’oggetto e 10 sulla promozione, non 50 e 50.
Just my couple, come si dice ^__^
6 June 2006 alle 7:28 pm
Ciao Eugenio,
mi piace essere chiaro e se mi sbaglio, fare delle scuse è dovuto, troppo spesso in forum e siti manca la buona educazione, quindi, mi sembrava corretto, e poi troppe volte per piccole cose scoppiano liti inutili, quindi, meglio prevenire ;-P
concordo che una buona storia è fondamentale, e soprattutto una buona storia può reggere anche se ci sono magagne e qualche imperfezione tecniche, perchè il pubblico seguirà la storia, mentre filmoni pieni di effetti senza storia ormai ne sono stufi tutti…
adesso come adesso, definire come dividere il budget, non mi sento la persona più qualificata, sicuramente un prodotto di qualità (90:10) troverà più facilmente autopromozione, però non trascurare quanti esempi abbiamo visto in italia dove la promozione ha superato la qualità del prodotto…
non so, dipende da cosa devi produrre, anche perchè un corto in italia ha poca distribuzione, se non quella quasi gratuita, altra cosa se si parla di un promo o il pilota di una serie, ma la strada è in salita…
6 June 2006 alle 9:05 pm
La cosa è molto interessante, e di straordinario impatto.
Scusate, mi presento, sono max e con i miei allievi ho una mini produzione di un film in 3D da realizzare.
cerchiamo: un operatore veramente bravo per il riporto dei personaggi in 3D, intanto per fare la Bibbia della storia.
Le intenzioni sono quelle di fare un gruppo di lavoro.
Lo scopo?
realizzare un corto da presentare alle grandi produzioni.
il tema? colossal fantascienza.
Non prendetemi per pazzo.ci sono tutti i presupposti per riuscire.
Desideriamo presentarlo come progetto comunitario.
Ma chi lo presenta vuole vedere almeno un mpeg di 10 minuti
e poi si parte.
Attendo risposta da qulacuno che ci vuole collaborare e sapere una cifra orientativa da sostenere per la realizzazione.
è chiaro che ci collabora si tira il film.
le offerte verrano valutate e per l’ occasione inserisco ufficalmente i dati della nostra piccola associazione e il sito dove potete vedere le piccole cose fatte.
http://www.scuolaeuropeacartoons.org/
grazie e alle prossime
max
8 June 2006 alle 12:27 pm
Scusa, max
Non è leggermente off topic? Buttata qui così suona un po’ spam. Forse ci sono sezioni di questo portale più adatti a un ricerca di collaboratori. Lungi da me intenzioni censorie comunque.
Carlo: hai ragione. C’è molta attività promozionale per prodotti mediocri o, se vogliamo, poco più che ordinari. Dipende un po’ da dove parti. Quando facevo le mie considerazioni avevo in mente il punto di vista del piccolo studio o dell’artista indipendente o del gruppo di talentuosi con poco o nessun budget. In casi come questi credo sia vitale investire il poco tempo ed energie sull’idea e sul prodotto, confidando sul fatto che se si realizza qualcosa di buono e originale (e magari che piaccia moltissimo a pochi piuttosto che a abbstanza a tutti), poi godrà di buona stampa (o un efficace viral markeintg, come diciamo qui in dialetto milanese
.
Se si tratta di una produzione di medie dimensioni e devi confrontarti con chi investe milioni in promozione allora non puoi fare a meno di essere presente sui media. Anche in questo caso però credo si potrebbe tentare, per un settore come il nostro, qualche forma di comunicazione originale rispetto -che so- alla marhcetta a “do re ciack gulp” o a “coming soon”…
8 June 2006 alle 12:42 pm
Sono Massimo Curatella detto anche Max ma mi rivolgo al ‘max’ qui sopra: “Max (bel nome! eh eh), gawain suggerisce di dare una collocazione più consona alla tua richiesta di collaboratori.”
Sai, qualcuno potrebbe interpretare il tuo intervento poco appropriato (anche se non merita di essere considerato grave) ma la cosa più importante è capire come sia difficile per te avere la giusta esposizione della tua richiesta in questa discussione avviata su temi diversi da quelli da te proposti. Certo si parla di sogni realizzati con scarsi mezzi e sulla volontà di un singolo artista, ma il tema è: Rustboy.
Sì, lo so, poco sopra si è divagato, ma è evidentemente una simpatica parodia sdrammatizzante.
Tagliando corto: fatti conoscere ufficialmente da tutti presentandoti, ti prego con nome e cognome, e poi usa l’area di discussione del forum per segnalare ciò che ti sta a cuore.
Ecco le istruzioni dettaglaite per farlo:
http://www.cgitalia.it/guida/Aiuto/Registrazione-forum-cg-italia
Ragazzi tutti, Gawain, grazie per l’amore che dimostrate per CG Italia. In questi casi cercate sempre di far riferimento a istruzioni o pagine esistenti e fate lo sforzo (lo so che pesa) di guidare i nuovi arrivati rassicurandoli ed invitandoli ad unirsi a noi.
Ciao,
Max
8 June 2006 alle 12:49 pm
Massimo,
ricevuto.
Max, come dicevo: non volevo sembrare poco ospitale.
8 June 2006 alle 5:17 pm
Saluto tutti visto che è il mio primo post. Per tornare alla domanda iniziale “chi ha il coraggio di farsi avanti con la scusa che il suo computer ha solo 1 giga di RAM, e va solo a 2 GigaHertz?”… Beh io mi faccio avanti, in primis perchè sono pigro e non ho voglia di aspettare un numero x di ore quando posso aspettare meno, in secundis perchè credo che la tecnologia non debba interporsi fra utente e lavoro, e i limiti del software e dell’hardware spesso lo fanno. D’altronde se così non fosse useremmo tutti Bryce, dico bene? E invece siamo tutti qui che trepidiamo ad ogni Siggraph quando vengono presentate le ultime novità.
9 June 2006 alle 12:09 am
Un saluto ad Alberto (Third Eye) Blasi che approda per la prima volta sulle magnifiche spiagge di CGItalia e naturalmente anche a tutti voi che siete assidui frequentatori.
Trovo questo articolo molto ben scritto e magnificamente impaginato, faccio quindi i complimenti a Carlo, che ha tirato fuori un tema estremamente stimolante, riuscendo ad evocare un gran numero di domande.
Di fronte ad un piccolo capolavoro di artigianato come RustBoy, che ha riscontrato un successo così genuino tra gli appassionati, non si può rimanere freddi.
E’ normale che lo spirito di emulazione prenda il sopravvento.
Purtroppo l’esperienza mi dice che per godere pienamente dei sogni bisogna saper sognare in modo …”concreto”.
So che quest’affermazione possa sembrare una contraddizione in termini, ma io credo esista un percorso che aiuti ad evitare di fallire miseramente.
Questa serie di fasi è già stata discussa in passato proprio su queste pagine:
http://www.cgitalia.it/2004/12/18/corto-animato-successo/
Per poi esser riassunta brillantemente dal buon Massimo Curatella:
http://www.cgitalia.it/2005/01/11/cinema-animazione-metodo/
A tutto questo volevo aggiungere solo una considerazione che nasceva dalla provocazione di Carlo e dall’altrettanto provocatoria risposta di Alberto (Third Eye) Blasi, in merito all’infrastruttura necessaria per fare un capolavoro.
Io ho cominciato a fare grafica quando le immagini si disegnavano illuminando i pixel “a mano”, inserendo una serie di numeri all’interno di enormi listati.
Quindi so bene che IN TEORIA tutto è possibile…avendo tempo infinito.
Purtroppo bisogna fare i conti con la realtà che è fatta di scadenze ed esigenze personali.
E’ chiaro che più il mezzo è immediato ed efficiente e più sarà facile e veloce concretizzare le proprie idee.
Ogni volta che aggiorniamo le macchine dello studio, mi rendo conto di come sia importante avere dei mezzi che mi permettano di implementare le idee che fino a qualche tempo prima dovevo tenere nel cassetto, poiché non si sposavano con i tempi a disposizione, o con il budget (aumentare l’efficienza molto spesso ottimizza anche i costi), ma è anche vero che non ci si deve affidare solo alla “forza bruta” e questo lo insegnano tutti, da Pixar a ILM a…RustBoy.
Una regola per me fondamentale è partire sempre da quello che bisognerà vedere a schermo, e cercare di scegliere il metodo più rapido per accendere i pixel giusti.
Questa “regola” è insegnata magistralmente dall’autore di RustBoy, che nel back stage presenta una serie di trovate che potremmo definire l’ “uovo di colombo”.
Ottieni il meglio con il minor sforzo possibile!
Questo credo sia il messaggio più importante in assoluto per gli artisti 3D in ascolto.
Ci sono migliaia di esempi che potrei fare, tra cui ILM che anni fa fotografava i modellini di astronavi per poi mappare le foto sui modelli 3D realizzando una sorta di “baked radiosity” ante litteram.
O Pixar che per realizzare alcuni schizzi d’acqua nel film “Gli Incredibili” (The Incredibles – 2005) ha ripreso degli schizzi veri (da notare che questi effetti sono stati curati da un’artista uscita proprio dalla ILM e riguardano la scena in cui Flash si adopera come motore fuori bordo per portare la madre e la sorella sull’isola).
Chiaramente non bisogna fraintendere.
Ci vuole intelligenza nel risolvere i problemi e non furbizia spicciola per spacciarsi più bravi di quello che si è.
Se state preparando un reel di modellazione dovete dimostrare di saper modellare e quindi non sarà opportuno usare i modelli di Poser o degli oggetti presi da qualche collezione.
Insomma, bisogna avere una grande tecnica per saper svolgere al meglio le proprie mansioni ed anche per sapere dove si può OTTIMIZZARE ottenendo grandi risultati con poco.
C’è una frase di Carlo che mi ha colpito e che condivido pienamente:
“Le sue scelte estetiche da illustratore hanno influenzato molto la resa finale”
Carlo ha parlato di ILLUSTRATORE, ovvero di una figura professionale che sa comunicare attraverso le arti tradizionali, che sa scegliere i colori giusti e che sa disporli in modo appropriato.
In fondo noi “CGArtists” di questo ci dobbiamo preoccupare, questo dobbiamo fare quando apriamo Photoshop, Maya, o qualsiasi altro software.
Partiamo dai colori, osserviamo con occhi nuovi la natura che ci circonda, che effetti provoca la luce quando incontra le superfici più disparate, studiamo chi prima di noi si è posto i problemi che anche noi dovremmo porci…gli artisti che ci hanno preceduto: Michelangelo, Caravaggio, Raffaello, …
In fondo le immagini non sono altro che pixel colorati, no?
L’importante è sapere come accenderli nel modo giusto.
9 June 2006 alle 4:15 am
Marco sei un poeta della grafica…
Appoggio in pieno la tua tesi.
Per quanto mi riguarda cosi come dicevo in un’altra discussione c’e’ stato un corto uscito ultimamente che ha vinto un oscar e si chiama cubic tragedy!
Cubic tragedy, potrebbe calcolarlo qualsiasi p3 1ghz con 512 mb di ram!
E’ un corto che racconta una donna “poligonale” che compera un set per il lifting fai-da-te, in cui ogni strumento per “lisciarsi la pelle” corrisponde a delle icone dei nostri tanto amati programmi 3d
Un’idea geniale..non racconto oltre perche’ v’invito a guardare il finale a dir poco straordinario!
Bene, tecnicamente non c’e’ nulla di mostruoso un modello volutamente renderizzato in stile poligonale (bello ma poligonale), ma poi le chicche saltano fuori dall’illuminazione, scelta cromatica, animazione, regia….tutto cio’ non è vincolante al computer o al software ma alla nostra mente!
Concordo sul fatto che bisogna sempre trovare la strada piu’ corta…questo significa essere padroni dei propri strumenti (proprio oggi, stavo cercando di ricostruirmi delle grinze sul tessuto di un divano…la logica ha indotto prima a modellare, ma non era il metodo piu’ veloce ed efficace …quindi sono passato subito alle displacement map!
)
Il concetto è che bisogna avere qualcosa da raccontare e poi tirare fuori l’estro per risolvere i problemi che si parano contro noi e cercarli di agirarli nel modo piu intelligente senza dover cambiare l’esito del nostro risultato!
Fare CG è bello anche per questo perche’ non c’e’ un metodo…ci sono tecniche, ci sono trucchi, c’e’ il genio.
ciao a tutti michele
…ovvio se poi mi date 10000 macchine quadri xeon 4mb di cache, 16 gb di ram per macchina tutte con 2 schede quadro 4300 in sli…qualcosa si allegerisce
18 June 2006 alle 11:56 pm
Ciao Alberto (ThirdEye)
scusate la tarda risposta ma sto traslocando da milano a roma e sono sommerso dagli scatoloni e i problemi relativi allo spostamento.
caro alberto, la tua non è pigrizia, nè ti puoi schierare dalla parte di quelli che volevo provocare con la mia affermazione… perchè anche tu sei uno degli esploratori
io per primo, se ho una macchina veloce, sono contento, perchè 15 anni fà per modellare una pila (batteria duracell) impiegavo delle ore, e fare ciò che facevo con la creta (io ho iniziato facendo sculture in creta e pupazzi con lattice, etc) non era neanche concepibile, mentre oggi con strumenti come zbrush, ho una risposta tattile che non mi fa rimpiangere più di tanto la creta (per ora l’odore della creta e il piacere di sporcarmi le mani il computer non me lo può ancora riprodurre, e per un artista vecchio stile che adora l’odore della tempera, il piacere di mescolare un colore, trovare la giusta densità di un colore per l’aerografo, il computer è sempre un strumento parziale).
perchè dico questo, perchè ho sempre cercato di fare con il computer più di quello che apparentemente si può fare, accelerando tutti i processi con ogni trucco possibile perchè anch’io cerco l’immediato, se fotografo un oggetto e sposto la luce, questo spostamento posso farlo in tempo reale, mentre muovo la luce l’oggetto viene pennellato da essa, mentre nel 3d, nella maggior parte dei casi si deve fare un test di render, e poi aggiustare (g2, fprime, e similari esclusi, naturalmente), quindi tutti i processi di apprendimento sono rallentati, e quindi possono essere indotti a rassegnazione o accettazione di risultati parziali.
tu stesso mi hai dato qualche suggerimento su cinema per accelerare i rendering, quindi non sei un pigro, altrimenti avresti semplicemente aspettato oppure avresti rinunciato, no, sei oltre.
la mia provocazione è per tutti quelli che si lamentano della lentezza dei software, dei computer, delle mancanze di questo o l’altro senza neanche aver provato, senza aver studiato le impostazioni, andando di valori di default e via….
è per tutti quelli che usano la scusa della lentezza dei computer per non fare, e sono certo al 100% che non sei tra quelli.
più i computer si avvicineranno al real time e più artisti si avvicineranno a questo mezzo che alcuni definiscono freddo perchè si deve usare un’interfaccia poco user friendly, e più artisti apprezzeranno i vantaggi del computer, che offre una cosa impagabile la funzione UNDO.
pensate a quanto banale ma utile è questa funzione, poi pensate a pennellare su una tela, scolpire un pezzo di creta, spruzzare con un aerografo, estrarre una maschera da uno stampo..
li non esiste UNDO e sono uccelli per diabetici… come diceva bud spencer in piedone lo sbirro a enzo cannavale..
quello che intendevo dire è che troppo spesso si punta troppo a quello che vogliamo come strumenti e non ci accorgiamo di quanta potenza abbiamo sotto le dita ogni giorno, lavorando con i computer.
alla prossima (cena).