Il digitale e la tecnica influenzano il risultato?
Di recente ho realizzato un paio di cortometraggi con amici, dopo quasi 10 anni dal mio ultimo cortometraggio, un’esperienza interessante e molto istruttiva.
Queste giornate di pre e post corti mi hanno fatto riflettere molto e dopo aver fatto alcune discussioni con tante persone, alcuni appassionati di cinema, altri di effetti speciali e così via, mi sono sorte alcune perplessità di fronte a luoghi comuni e leggende metropolitane nate e cresciute intorno al cinema e non solo.
Una delle discussioni più accese è nata dal fatto che abbiamo realizzato i cortometraggi in video, e non in pellicola, con tutte le sue conseguenze.
In molte persone è ancora vivo il concetto che la pellicola è cinema e il video (che sia digitale come il dv, o sistemi analogici) è televisivo quindi comunque non di qualità, non bello da vedere o narrativamente valido.
A loro prova hanno portato alcuni film recenti, come gli ultimi due episodi di Guerre Stellari, Spy Kids 3, SkyCaptain and World of Tomorrow e altri film dove sono state usate solo Cineprese Digitali e sono state fatte pesanti postproduzioni.
La loro asserzione era che data la ripresa in digitale i film erano più freddi e brutti che altri usciti nello stesso periodo e ripresi in pellicola.
Questi film hanno una struttura e una scelta estetica ben precisa e studiata a tavolino, perchè orientati ad un target ben preciso, che preferisce film con una certa nitidezza, con un certo tipo di inquadrature, e determinati movimenti di macchina.
Questi prodotti sono stati pensati per un target molto giovane, che gioca molto e vede in un certo modo le immagini; da appassionato di cinema tradizionale mi hanno colpito il grande numero di piani sequenza molto lunghi, i virtuosismi classici da videogioco, una profondità di campo esaltata ed esasperata in modo da assomigliare ai videogame (cosa ancora più più evidente nei film di Lucas, che praticamente sono indistinguibili dai videogame ispirati, tranne che per il livello di dettaglio).
Questi elementi non sono causati dalla ripresa digitale, ma da una scelta produttiva ben precisa, infatti un film recente molto bello è The Company di Robert Altman, grande regista della vecchia guardia, che ha girato in digitale tutto il film, ma la resa è quella dei film tradizionali, perchè quella era la resa che interessava ad Altman.
Oppure prendiamo ad esempio un film più vecchio e addirittura girato in DVCAM e poi riportato in pellicola, 28 giorni dopo di Danny Boyle, questo film è completamente girato in video, tranne la sequenza finale, perché l’autore voleva cambiare completamente la percezione del finale.
Per molte persone è un film tradizionale, e prima di saperlo, non avrebbero mai detto che era stato girato con il tanto temuto digitale.
Spesso parlo in rete e incontro altri appassionati di cinema, che girano cortometraggi e hanno come ossessione quella di ottenere l’effetto cinematografico, la resa cinematografica rielaborando i filmati, aggiungendo filtri, manipolando le riprese, facendo mille trucchi e magie, ma insoddisfatti continuano a dare la colpa al mezzo.
Parlando con tante persone mi sono accorto che trattando il video e il digitale in particolare, con tutte le sue possibilità e facilità di manipolazione, tendono a curare meno la fase di produzione e ripresa, pensando che poi tutta la magia venga fatta davanti al computer, con chissà quali mezzi segreti, o quali strumenti proprietari.
Tutto questo mi ha fatto pensare, e riflettere su come il digitale ha dato la possibilità di riprendere, fotografare, riprodurre e stampare senza fatica a milioni di persone, ma allo stesso tempo li ha convinti del fatto che sia facile premere un bottone e fare… ma cosa?
Si è sviluppato il concetto che sia altrettanto facile ottenere un risultato uguale a quello del cinema o dei grandi fotografi, o grandi artisti, avendo semplicemente attrezzature più professionali, senza fatica, senza preparazione, senza studio e dura fatica dietro.
Quando si realizza un film ci sono dietro decine se non centinaia di persone, decine di professionalità che curano ogni minimo dettaglio, e fanno un lavoro invisibile senza il quale non potremmo vedere e apprezzare quelle meraviglie che ci fanno divertire, piangere, sognare ogni volta che siamo nella sala, in camera oscura, o semplicemente ci godiamo un film a casa, quindi illudersi che sia stato possibile rinchiudere dietro un bottone così tante esperienze è inutile.
Prendiamo un esempio semplice: scattare una fotografia.
Da sempre c’è una forte diatriba, adesso rinnovata con il digitale, secondo la quale solo i professionisti hanno accesso a macchine di un certo livello e quindi solo loro possono scattare belle fotografie.
Il digitale, con l’abbassamento dei costi e con la possibilità di scattare un numero praticamente infinito di foto, ha dato la possibilità di imparare e migliorare la propria tecnica alla velocità della luce, ma questo non basta, continuo a incontrare persone che imputano alla macchina il fatto che le fotografie non vengano bene. Il fatto che loro si sia presi cura di quello che facevano, ma hanno solo premuto il bottone non li ha neanche sfiorati per un momento.
la stessa cosa accade con le telecamere digitali, la maggior parte dei videoamatori sono convinti che se avessero una macchina migliore potrebbero fare quello che fanno i professionisti, mentre se non hanno la tal macchina o la tal funzione non hanno modo di ottenere un buon risultato.
Nessuno viene sfiorato dall’idea di curare la composizione, l’inquadratura, guardare bene il soggetto, curare la luce, il controluce, il contrasto dell’immagine, il modo con cui si muove la macchina da presa o si costruisce l’inquadratura per piani.
Una volta la pellicola aveva un costo (dalla semplice 8 mm e super8 alla più professionale 16mm che usavano molti amatori per i prodotti più evoluti), e questo mezzo dava dei vincoli economici, di tempo, di lavoro (dal contrasto all’esposizione, al tipo di ripresa effettuabile), agli ingombri e molto altro ancora.
Questo portava a :
- studiare le inquadrature, perché ripeterle all’infinito significava tanta spesa di pellicola e di sviluppo, oltre che tanto materiale da scegliere e montare in bobine di pellicola.
- curare le luci, perché il contrasto eccessivo non poteva essere impressionato decentemente e il risultato era inguardabile.
- curare gli stacchi perché non si potevano fare mille effetti speciali da un’inquadratura all’altra, e quindi tutto era più curato.
- ponderare ogni scelta, non lasciandola al caso.
- la sintesi e il montaggio era curato e non si metteva nulla di non necessario alla storia.
Insomma la necessità aguzzava l’ingegno, mentre ora la possibilità di correggere le riprese, la possibilità di girare il materiale a costo zero o quasi, porta alla trascuratezza, al pressapochismo che spesso viene giustificato dai mezzi non professionali.
Quindi la domanda che mi pongo è: la tecnologia libera o limita gli autori?
Da una parte ha dato la possibilità a molte persone di realizzare cose che prima non avrebbero mai potuto creare senza, con costi accessibili a tutti, e allo stesso tempo ha creato una massa di prodotti piatti, senz’anima, che hanno travolto e in parte nascosto prodotti più belli e interessanti.
Sono di più i vantaggi o gli svantaggi?


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28 October 2007 alle 3:53 pm
E’ indubbio che la tecnica e la conoscenza di base fanno la differenza al di là del mezzo. Ma non bisogna dimenticare che grazie a ottiche particolarmente costose e possibilità di settare più parametri nel mezzo (sia esso macchina fotografica o da ripresa) solo con certi mezzi si possono ottenere per esempio sfocature di campo d’effetto senza dover andare in tele oppure controllare al massimo l’esposizione e quindi creare immagini oggettivamente più belle, per non parlare della gamma dei colori “catturata” da sensori più o meno costosi, quindi affermare che questo non influisca è un pò come bendarsi gli occhi. Sarebbe invece interessante effettuare una prova sul campo parallela come avviene per le auto provando a ricreare una determinata ripresa o foto con supporti diversi e vedere qual’è l’effettivo vantaggio.
Saluti
28 October 2007 alle 5:07 pm
Ciao Matteo,
il mio discorso è che l’avanzamento della tecnica e degli automatismi ha portato ad una certa superficialità nell’uso dei mezzi stessi.
Sono il primo ad essere conscio che una telecamerina da 500 euro non può dare gli stessi risultati di una varicam da 50.000 come per tante altre cose.
Grazie alle nuove tecnologie ho visto molti più autori emergere dalla massa perchè il budget minimo per creare un piccolo cortometraggio e poterlo diffondere è molto più basso rispetto a 10-15 anni fa, quando una telecamera era a portata di pochi…
Allo stesso tempo il mondo è stato sommerso da miliardi di prodotti mediocri, realizzati da persone che proprio perchè la tecnologia per realizzare queste cose era a basso costo, pensavano che tutti potessero raccontare una storia senza la preparazione e lo studio minimo per farlo.
In tutti i campi ci sono i fuoriclasse, i mestieranti, e i mediocri, i primi sono pochi e rari, i secondi stanno scomparendo, sostituiti da quest’ultimi che si arrogano il diritto di fare senza studio, preparazione, per il semplice fatto che possono premere un bottone e fare qualcosa, anche per passare un pomeriggio…
sono concorde che determinati risultati si possono avere solo grazie a determinate situazioni, determinati mezzi tecnici, ciò che parzialmente denunciavo è la cecità di molte persone a queste finezze, per cui non vedono differenza tra una fotografia scattata in pellicola con cura e con preparazione di ore, e quella scattata con la compattina, tranne il prezzo della macchina, e adducono a quella la differenza, ignorando volutamente la preparazione della persona che ha scattato, il lavoro che sta dietro lo scatto, lo studio della luce, dell’inquadratura e tutto il resto, per una pigrizia mentale dilagante, che porta a semplificare e banalizzare il lavoro e l’esperienza.
“Sarebbe invece interessante effettuare una prova sul campo parallela come avviene per le auto provando a ricreare una determinata ripresa o foto con supporti diversi e vedere qual’è l’effettivo vantaggio.”
diciamo che questo esula dal mio discorso, anche se mi piace molto come discorso, già molti anni fà mettevo in pratica suggerimenti e idee di quella filosofia che successivamente ho scoperto essere la “guerrilla movie” ovvero fare i Mc Guyver della situazione e realizzare ciò che si ha in testa con i mezzi a disposizione, magari anche con oggetti comuni o mezzi di recupero, ad esempio costruire un carrello per telecamere usando un paio di pattini, un tappetino in neoprende per esercizi, e un po’ di sale in zucca ;-P
ma questa è un’altra storia, magari da lanciare come contest con un tema, un budget massimo e vedere cosa si può realizzare con queste limitazioni, tipo il progetto Dogma, ma fatto seriamente, non scimmiottando le limitazioni usando poi macchine da decine migliaia di euro e limitandosi a far male le cose, parlo di avere pochissimi soldi di budget e cercare di far bene le cose per non far vedere i limiti economici, ovvero far vedere quell’anima molto forte degli italiani, l’arte di sapersi arrangiare, la capacità di mestieranti nel cinema, nella fotografia, nell’arte in generale che ci ha resi famosi nel mondo fino agli anni 70…
28 October 2007 alle 5:47 pm
Ah ok siamo sulla stessa linea di pensiero in tutti i sensi allora. Per dirti io e dei miei amici stiamo portando avanti un fan movie (http://it.youtube.com/watch?v=aaDSpp8evVk) e ci siamo dovuti ingeniare non poco creando la dolly con tubi di PVC e comprando su E-Bay un crane economico e costruendoci artigianalmente un WDR per la nostra videocamera presa in prestito. Passando ad una Panasonic DVX100 il balzo di qualità si è visto e ci ha permesso di fare cose che prima non potevamo fare malgrado tutta la buona volontà. Ma questo lo hai ribadito anche tu e concordo sul fatto che l’abbassamento del costo degli strumenti necessari per realizzare video amatoriali ha fatto emergere persone che non hanno niente da dire ma che grazie a mezzi di comunicazione potenti come per esempio youtube possono emergere e farsi vedere con tutti gli svantaggi o i vantaggi che ne derivano.
Ciao e a presto