Tecnica, Tecnologia e Digitale: e il risultato?

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Tecnica, Tecnologia e Digitale: e il risultato?

Messaggiodi Massimo Curatella » 30 ott 2006, 11:54

Discutiamo qui le tematiche lanciate da Carlo Macchiavello nel suo:

Il digitale e la tecnica influenzano il risultato?

Ciao,
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Messaggiodi Federico Surace » 31 ott 2006, 10:57

Beh secondo me tutto sta a non farsi prendere troppo la mano :(
C'è chi usa la nuova tecnologia al servizio di quella vecchia in modo efficace e convincente e chi che fa un uso spropositato.

C'è chi si affida al digitale perkè l'unico modo di realizzare qualcosa di semiprofessionale e che riesce a trarne qualcosa di buono e costruttivo.

C'è anche chi pensa che bastino una marea d ritocchi digitali per trasformare l'inquadratura in modo che risulti decente.

Tutto sommato secondo me è positivo l'avvento del digitale, ovvio è anche vero che è accessibile a grn parte della massa ma alla fine credo che non importi a nessuno. Credo che realizzare i nostri sogni sia il punto cardine di tutto e pazienza se la qualità sta decadendo sempre più... dipende da ogni singolo individuo che si cimenta in questo lavoro se fare un pregio o un difetto di queta nuova tecnologia.
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Filippica

Messaggiodi Marco Rolandi » 31 ott 2006, 13:42

Secondo me esistono, all'interno della questione trattata nell' articolo, problemi di diverso ordine.

Un primo vero problema, secondo me, non riguarda minimamente il risultato, o la realizzazione tecnica. Ma il messaggio. Datemi del cinico, ma se oggi chiunque può fare tonnellate e tonnellate di fotografie, girare e montare video o creare scene in 3d, allo stesso tempo non è assolutamente detto che ognuna di queste persone abbia qualcosa da comunicare. O quantomeno qualcosa di interessante. Ovviamente questo non è un fenomeno che è emerso dal nulla con l'avvento del digitale, quanto piuttosto una caratteristica che si è evidenziata recentemente grazie alla disponibilità crescente di mezzi di produzione a basso costo. I brutti film o le brutte fotografie ci sono sempre state, non è una novità; ciò che non ha precedenti è il numero, la quantità sempre crescente di "opere" (potremmo quasi parlare di rumore di fondo) Da questo punto di vista l'avvento del digitale rimane comunque un fatto positivo: che ciascuno possa oggi imparare ad esprimersi, permette in un certo senso a coloro che hanno veramente qualcosa da dire di poterlo fare senza le limitazioni che il mezzo tecnologico poteva imporre anche solo dieci anni fa. I tentativi di convogliare il messaggio potranno essere spesso incerti e inefficaci, ma se il messaggio è abbstanza forte, a volte si può anche perdonare l'incertezza tecnica.
E qui arriviamo ad affrontare un altro problema, ovvero la questione della tecnica vera e propria. Anche qui, sempre secondo me, ci troviamo di fronte a diverse situazioni abbastanza complesse.
Se è vero infatti che la cura ed il confezionamento di un messaggio è molto importante, è anche vero che esistono purtroppo anche alcune degenerazioni di questo modus operandi, che sfociano nella realizzazione di opere perfette, che tuttavia non hanno valore in quanto a messaggio comunicativo. A volte il "creatore" si lascia prendere la mano (come dice Federico) e, affascinato dal mezzo tecnico, dimentica il messaggio originale. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa che c'è sempre stato, piuttosto che ad una novità. Cambiano i numeri, certamente, ma non è un fatto nuovo. Quanti di voi ricordano interminabili discussioni di sedicenti professionisti che, baloccandosi con la nuova hasselblad in mano, ti mostravano decine e decine di scatti tecnicamente perfetti e bellissimi, impegnandosi in elogi interminabili dell'ultima ottica della zeiss o della nitidezza del tele che hanno preso un mese prima? Quanti di quegli scatti potevano effettivamente considerarsi delle vere fotografie e quanti invece dei semplici test? Vogliamo parlare delle centinaia di render test che affollano numerosi siti di computergrafica oggigiorno? Mucchi di fedi nuziali con sfavillanti caustiche a mo' di corona? Tonnellate di statue di giada o cera con eccezionali effetti di trasparenza e diffusione interna della luce? Branchi di lucide e sfavillanti automobili modellate fin nel loro minimo dettaglio? In cosa dovrebbero differire (se non per precisione ed accuratezza tecnica) queste immagini dalle tonnellate di teiere in phong che si vedevano solo una decina di anni fa? Dov'è il messaggio? Quante di questi professionisti si sono persi nei meandri della tecnica? Quanti invece nascondono dietro ad una tecnica perfetta una sostanziale mancanza di idee? Non è dato saperlo. Se fin qui vi sono sembrato già abbastanza critico (da che pulpito, poi...) lasciate che vi parli degli utlimi films di Lucas, o piu' in generale degli ultimi film di hollywood. Il problema degli ultimi film di Lucas non risiede tanto nel fatto che siano stati girati in digitale, quanto per il fatto che, a differenza dei vecchi "sequels", questi ultimi insistono moltissimo sugli effetti speciali, molto meno sul messaggio e soprattutto sulla caratterizzazione dei personaggi. Nominatemi un personaggio degli ultimi prequels che possa rivaleggiare con Han Solo o con la Luke skywalker in quanto a caratterizzaione. E' forse un problema di tecnica? Assolutamente no, è un problema di sceneggiatura. Ancora oggi, nonostante si prediliga magari un ritmo piu' serrato, una minore o maggiore caratterizzazione di un personaggio o una scena è di fatto una SCELTA. Se io voglio fare 20 minuti di girato con un primo piano di un personaggio, nessuno me lo vieta, nemmeno la concezione per cui "questa tecnica non si usa piu'". Se il messaggio lo richiede, si fa punto e basta. Ma allora dove sta il problema? Il problema sta, appunto, a monte. Andate su internet e date una lettura ad un paio di sceneggiature di blockbuster. Viene seriamente da domandarsi se gli autori abbiano mai letto un libro oppure basino competamente la loro cultura sulla visione di altri films precedenti. La vera crisi di Hollywood risiede sostanzialmente in una profonda mancanza di idee nuove. Da questo punto di vista se la rivoluzione digitale potesse effettivamente mettere in luce talenti nuovi e favorire un ricambio ai vertici delle piramidi mediatiche sarebbe una gran cosa; ma allo stesso tempo direi che la rivoluzione digitale produce un rumore di fondo incredibile e rischia di diventare una nuova base culturale di riferimento per gli autori di domani, i quali potrebbero sfornare prodotti sempre piu' anonimi e mediocri.
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Messaggiodi Michele Pio Di Pasquale » 31 ott 2006, 19:19

ciao anacardo, sono perfettamente dalla tua parte anche se per il momento risiedo nella schiera di coloro che costituiscono il fruscio del rumore di fondo...e' una cosa che mi piace tantissimo distinguermi nel rumore di fondo...
come ti spiegavo nel primo messaggio che ti mandai sono alla ricerca di alcuni limiti e teorie per raggiungere il fotorealismo; questo per adesso mi limita nei contenuti perchè personalmente sto prediligendo la ricerca di una mia consapevolezza tecnica per poi dare libero sfogo alle parole ed i pensieri...
secondo me l'unica cosa su sbagli valutazione è che purtroppo la gente sopratutto nelle gallery deve mostrare, per quanto riguarda la cg, è che è brava...tutto questo pro assunzione..o gloria. Io personalmente mi sento molto da raccontare ma non ancora riesco a formulare le parole nel modo in cui vorrei esprimere i miei concetti.
di questo ne parlerei volentieri su un msg privato (ti vorrei anche chiedere qualche consiglio perchè ritengo che tu possa darmi qualche dritta per un immagine che voglio produrre).
Per quanto riguarda nn c'e' nessuna differenza tra un libro ed un film...possono raccontare la stessa storia...allora perchè un libro anche non avendo gli effetti speciali il piu' risulta essere piu bello del film?

questa è per quanto mi riguarda la risposta sintetica alla questione.
E' una specie di bilancia, quando la cura del effetto speciale supera la cura della narrazione il film non riesce...quando l'effetto diventa il veicolo o la suppellettile di qualcosa di già bello allora si raggiunge il capolavoro...
avete visto immortel ad vitam? ...una vera schifezza eppure c'era di mezzo bilal e tanti altri mostri...tecnicamente orrendo la storia...peggio. D'altra parte prendiamo the snatch un film in cui la trama è forte non ci sono effetti speciali l'unica peculiarità è nel montaggio davvero unico....risultato un capolavoro.

La stessa pdi ritengo che stia scadendo...ho notato che il copione dei suoi film stanno diventando rutti e flautolenze, gag che si ripetono ormai in ogni film e che molto presto finiranno per far confondere shrek con la gang del bosco...oppure quello nuovo che si chiama giu' nel tubo o qualcosa di simile..

La storia è fondamentale e la tecnica della narazione ci sublima.

Quando posso romperti le scatole in pvt?

:D

ciao mic
da piccolo giocavo con le costruzioni per costruire e creare qualcosa...ora continuo a farlo :D
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Messaggiodi Marco Rolandi » 31 ott 2006, 20:09

Ciao michele, a dire il vero anche io faccio parte del rumore di fondo, come penso molte altre persone che conosco e bisogna anche ammettere comunque che il rumore che sentiamoe vediamo oggi molto spesso ha una qualità media decisamente superiore rispetto a quello che ad esempio si poteva vedere 15 anni fa. Il volume è cento volte piu' elevato e bisogna andare in giro con i tappi nelle orecchie, ma a volte si trovano delle vere chicche. Ti capisco benissimo quando mi parli di limiti nella realizzazione delle proprie idee, io stesso ho passato gli tultimi 20 anni alla ricerca di una tecnica che mi permettesse di esprimermi liberamente. Per anni mi sono sentito inadeguato, mi sono trovato nell' impossibilità di realizzare quello che volevo (il mio tallone d'achille sono i personaggi, ahimè) Allo stesso tempo mi sono reso conto, con il passare degil anni, che questa ricerca quasi affannosa di una perfezione presunta mi ha portato a trascurare veramente quelle che erano le mie aspirazioni, il vero messaggio da comunicare. Da questo punto di vista mi sono fatto prendere dalla tecnica a tal punto da dimenticarmi perfino il punto di partenza ed il punto d'arrivo. Il percorso è importante, come in tutti i viaggi, tuttavia a volte si rischia di perdersi. Per fare un esempio, ho passato anni a ricercare metodi di illuminazione realistica che considerassero anche la luce riflessa. Ho riempito le mie scene di luci e lucine, illuminato le textures di luce propria, inventandomi i trucchi piu' sporchi. Oggi posso prendere la mia scena, e realizzare un'immagine ragionevole con una luce sola. Tutti i trucchi che ho imparato, le tecniche che mi sono inventato non servono piu'. La mia filippica precedente infatti è piu' un grido di avvertimento per coloro che cominciano il percorso in questo campo minato. Attenzione, grida il capitano Achab ormai arpionato alla balena bianca, oggi sempre piu' c'è bisogno di idee, non lasciatevi abbagliare dalla tecnica. Padroneggiatela, apprendetela certamente, ma non lascuatevi distogliere dalle cose importanti. Pensate alla vecchiaia! :D :roll: cosa farete quando, dopo aver passato anni a padroneggiare splendidamente una tecnica per creare splendide omnde e textures di spuma per mari digitali, vi troverete di fronte ad un magnifico "ocean wizard"? Come preferisce le sue onde signore? verdoline e luminescenti come in un dipinto del settecento oppure ripide e cristalline come nell'ultimo filmato sul kite surfing? Dico questo perchè a me, e non solo a me, è capitato.

Tornando al resto sono perfettamente d'accordo con te, soprattutto per quanto riguarda snatch e immortel ad vitam (BILAL!!! MA CHE DIAV..). Per quanto riguarda i film di animazione consiglio vivamente tutta la filmografia di Miyazaki: pur insistendo spesso sulle stesse tematiche è veramente difficile trovare in piu' di 30 anni di lavori, un film che non abbia il giusto equilibrio tra scena, effetti, e narrazione. All'opposto cito invece un altro grande dell'animazione giapponese ovvero Mamoru Oshii. Quest'ultimo, pur avendo toccato dei punti di lirismo eccezionali in alcuni suoi film, mostra chiaramente come non sempre l'equilibrio sia raggiunto. In particolare l'ultimo Ghost in the Shell 2 è sicuramente uno dei suoi film visivamente piu' impressionanti, ma molto debole dal punto di vista della sceneggiatura. Trovo anche molto curioso un parallelismo: spesso e volentieri piu' risorse vengono impiegate in un'opera, piu' si rischia di perdere l'equilibrio, abbandonando la sintesi intrinsecamente necessaria per progetti con meno risorse.

Per il pvt, quando vuoi. Lascio anche il mio msn (NON USATELO COME EMAIL) mrolandi@libero.it
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Messaggiodi carlomacchiavello » 31 ott 2006, 21:17

La mia perplessità nasce dall'oscillazione tra i due estremi, prodotti tecnici ultraperfetti senz'anima, perchè carenti o assenti di storia, e prodotti grossolani senza storia, che usano la scusa dei limiti tecnici per giustificare la rozzezza tecnica.

Quando c'è una storia dietro un film, un corto, un'animazione, una fotografia, anche le carenze tecniche sono meno importanti, perchè non le noterete, sarà la storia a prendervi, le emozioni..

Per fare un esempio, basta prendere el mariaci, film girato in 16mm, con 4 soldi, con gli amici, buona alla prima o al massimo alla seconda, ben studiato e pianificato prima.

Suggerisco a tutti di leggere il libro "a man without a crew" diario di produzione di Rodriguez su questo film...

Quando c'è una storia forte, la tecnica non è importante; il problema attuale, e ben presente in molti campi, è che si crede che la tecnica e gli effetti possano sostituire una buona storia...

Il digitale ha dato la possibilità a tante persone di esprimersi, ma sembra aver dato l'illusione che basti premere un bottone per ottenere ciò che costa fatica e studio da parte di tante altre persone.
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Messaggiodi Claudio Castelli » 31 ott 2006, 21:57

perfettamente daccordo!!!!!!!!
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Messaggiodi Giuseppe Improta (knower) » 31 ott 2006, 22:48

Il digitale....l'analogico...discorso interessante!
Colgo l'occasione per salutare il buon Carlo Machiavello, amico di lightwave italia e che ho conosciuto in quel dell'IBTS quando dimostravo Lightwave. Ne è passata di acqua sotto i ponti, eh Carlo ?

La pellicola, per film o per foto, ha un suo fascino. Una sua caratteristica che può sia derivare dal gusto artistico sia essere dettata dal budget; altre volte, poche, è un'esigenza precisa di comunicazione.
Avendo lavorato su svariati film in qualità di grafico 3D e composer, oggi so riconoscere un 35mm, un 16mm, un 8mm un super 8 e così via...ed è stato bellissimo imparare le diverse caratteristiche delle pellicole...ed odiarle.
Come fotografo ho scattato con diverse pellicole, in bianco e nero e a colori, con la bellissima e ricchissima velvia e con la più scarsa delle kodak 50...e anche lì è stata esperienza, ed anche lì si aveva una scelta...
Entrambi i campi hanno richiesto esperienza in stampa, esperienza nello scatto, esperienza nel non sbagliare o prepararsi a sborsare tanti soldini per recuperare l'errore fatto e per questo hanno anche richiesto attente preproduzione, attenta progettazione, attenzione nel cosa si deve fare e perché, e come ottimizzare il processo produttivo.
Oggi scatto ed ho dei file, a prescindere dalla macchina fotografica sono sempre file, sono sempre pixel e non c'è più grana, c'è noise, più o meno a seconda della bravura del fotografo e della qualità della macchina fotografica.
Oggi mi arrivano file in HDV, tutti uguali, anch'essi fatti da pixel e anch'essi con più o meno noise, non grana, in più, spesso, compressi il che peggiora solo le cose.
Oggi scatto una foto e come supporto uso una memory-card diversa dall'altra solo per la velocità di memorizzazione; se riprendo qualcosa, lo faccio in (H)DV ed ogni videocamera è diversa dall'altra solo per la qualità del suo CCD e delle funzioni più o meno utili che ha...

Ma questa è solo la visione malinconica del lavorare in digitale: la realtà è che i vantaggi sono di gran lunga superiori, per costi e longevità, al gusto della pellicola e a cose simili che appartengono, ormai, al passato. La realtà dice solo ed esclusivamente che col digitale si produce di più, e più in fretta, che si abbattono tanto i costi e che ci sono strumenti alla portata di tutti (fino ad uncerto punto, ovviamente). I contro cominciano a diventare veramente ricordi dovuti a nostalgia (per il video c'è ancora tanto tempo di sviluppo).
Per la mia esperienza, oggi mi sento molto più libero lavorado in digitale, da tutti i punti di vista e, se voglio il look della pellicola lo ricreo senza troppi problemi (come del resto si faceva prima, quando dovevi aggiungere un effetto 3D su un girato dal vero in pellicola, usando grana, graffi e quant'altro).

Quello che non cambierà mai, però, è la preparazione, che spesso manca alla generazione del digitale; spesso anzicché studiare, come dicevi tu Carlo, la composizione, i colori, la regia etc. etc ci si butta a realizzare direttamente qualcosa, non si sa il come, il perché, non si sa cosa si vuole comunicare ..e ne si ottiene solo cagate. Il digitale nulla toglie alla preparazione dell'artista, anzi, essere preparati veramente alla lavorazione digitale, qualunque essa sia, richiede una gamma di conoscenze anche molto più tecniche di quanto serviva in precedenza, poiché, per forza di cose, si ha a che fare con i numeri spesso frustranti per chi non ha una formazione scientifica; inoltre se prima potevi "tirare" la pellicola di 2 stop anche se era un pò sovraesposta e senza preoccuparti troppo di istogrammi, dithering, campionamento, col digitale te lo sogni...e te ne rendi conto solo dopo aver buttato via tempo...non denaro o cmq poco denaro(e questa è la vera differenza di chi AVEVA LA POSSIBILITA' - pochi - di imparare prima, e di chi impara oggi); però il digitale ti dà la possibiltà di tornare indietro, studiare e ripetere l'esperimento, a costo ormai quasi zero. Questo lo trovo un grosso vantaggio perché nella caterva di schifezze digitali, qualche volenteroso che si mette a studiare come comunicare, esce sempre. E probabilmente senza digitale non avrebbe avuto la possibilità di esprimersi, e di farsi conoscere.
I fondamenti del comunicare, con qualsiasi mezzo, sono sempre gli stessi; il modo con cui comunicare è scelta dell'artista; padroneggiare questo modo di comunicare prescinde dalle regole che i più grandi hanno lasciato, e, in alcuni casi, da quelle che si è in grado di re-inventare o di creare.
Non è un caso che libri anche molto vecchi che più analogici non si può, servano ancora oggi nell'era digitale e sono considerati alla base di questo o quel settore; un esempio sono i libri di Ansel Adams...lui sapeva già tutto, e ha spiegato tutto; per ottenere una buona immagine si usano quei concetti, digitale o no, e impararli e studiarli significa ottenere un biglietto in più per il bus che porta all'espressione del proprio concetto.
Inutile dire che la strada non è finibile, perché ci sarà sempre qualche altro biglietto da comprare, ma questo è ben altro discorso.

Il digitale è un mezzo di comunicazione, nuovo e con grosse potenzialità. Per sfruttarele senza perdersi nella tecnica, è necessario prima di tutto imparare ad esprimere visivamente quello che si vuole dire, poi premere qualche tasto e andare a prendere il caffé...

Giuseppe
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Messaggiodi carlomacchiavello » 31 ott 2006, 23:30

E' un piacere risentirti Giuseppe, quanto tempo...

vero, le basi sono sempre valide, e spesso vedo gente che non segue neanche le basi, o non sa dove cercarle..

ho scoperto tardi un autore tedesco molto interessante, Andreas Feininger, che ha scritto un libro, non più ristampato in italia da anni, forse perchè erroneamente considerato superato, un libro sull'inquadratura, un libretto tipo quelli della hoepli, 150-200 pagine bianco e nero, in cui spiega come imparare a guardare, come vedere l'inquadratura, come costruirla...

dopo aver letto questo libro, molto semplice e diretto, per niente tecnico, è cambiato completamente il mio modo di vedere e inquadrare, e questo vale in tutto, riprese, fotografia, 3d, illustrazioni...
e parliamo di un libro quasi 40 anni fà, quando alcune di queste arti non esistevano...
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Messaggiodi Fascetto Nicola » 02 nov 2006, 16:09

cavolo!!!!!
Non lo ristampano più? e noi come facciamo???e se me lo fotocopi e me lo spedisci a mie spese? (comprese quelle del disturbo?)
"..io non venero quello che voi venerate, voi non venerate quello che io venero.." (Giovanni Lindo Ferretti)
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Messaggiodi carlomacchiavello » 03 nov 2006, 10:26

purtroppo non lo posseggo neanch'io, mi fu prestato da un amico anni fà e non ne feci una copia.
ma sono alla ricerca di tutti i libri di questo grande autore (in italia ne hanno pubblicati solo 5), ma per ora li ho trovati solo in tedesco, lingua a me sconosciuta.
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Ansel Adams

Messaggiodi Marco Rolandi » 05 nov 2006, 12:39

Mi permetto di consigliare "fotografia, corso di fotografia di Ansel Adams" di Schaefer. Pur non essendo certo un libro per professionisti, ha il grande pregio di essere corredato dalle foto di Adams e permette ad un novizio di capire come lo scatto segni solo la metà del processo per la realizzazione di una buona fotografia, essendo seguito da un lungo processo di sviluppo, bilanciamento e ritocco. Ovviamente all'epoca si usavano dei trucchi empirici per simulare ciò che oggi facciamo con pochi filtri di Photoshop, ma il discorso rimane comunque valido e risulta abbastanza sorprendente per coloro che pensano (pochi per carità) che il fotoritocco sia una degenerazione dell'era digitale.
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Messaggiodi Daniele Lunghini » 06 dic 2006, 19:54

Quando ci sono questo tipo di discussioni, mi sento come un bambino di V elementare che si trova d'un tratto in primo liceo...che fare? che dire?

Non so, l'argomento mi sembra allo stesso tempo di una banaliità disarmante o di un difficoltà insormontabile. E allora faccio finta che è facile, e dico la mia.

Rispondendo alle domande del topic:

Il digitale e la tecnica influenzano il risultato?

Beh, qui mi sembra proprio ovvio che si. Se io giro una cosa in pellicola ha un effetto, se lo giro in digitale ne avrà un altro. :oops: arrossisco dalla banalità.


La tecnica libera o limita gli autori?

Per quello che ho potuto vedere, a me sembra che la tecnica abbia liberato gli autori: sì, ma dai manicomi! I festival dei corti hanno visto quintuplicare, decuplicare i lavori in concorsi. "Eccheccevò!" Con una digitale, puoi far tutto...Libera l'artista che è in te! Ora, io non penso che possa esistere qualcuno che possa dire Tu puoi fare l'artista, tu no. E' il mercato, il pubblico che lo decide, questo mi sembra ovvio.

C'è stato però un pessimo atteggiamento nei confronti dei lavorare in video in generale, sia da parte di chi sta dietro la telecamera, che davanti agli schermi.

Chi sta dietro, come qualcuno ha già scritto, ha pensato di dedicarsi più al post (tanto col post risolviamo tutto e rendiamo più bello) che al pre o al durante produzione.

Ma tutto non dovrebbe nascere da una storia? Da una sensazione da raccontare? E che cosa cavolo c'entra una storia, una sensazione, con il digitale in sè?

In particolare, gli operatori 3D, dopo qualche esperimento, pensano bene di fare il proprio corto, di esprimersi. E questo va benissimo, assolutamente! Ognuno deve seguire la propria strada. Ma certo, non sono io a riscontrare che la stra-stra-grande della produzione, italiana in particolare, ma anche molto estera, è praticamente invedibile. Perchè? Appunto, perchè come già qualcuno ha scritto, si pensa che estetica e bellezza dell'immagine sia sufficiente per parlare di qualità, di arte o di abilità registica e narrativa.

Ma chi va al cinema, chi vuole prodotti di intrattenimento, vuole appunto essere intrattenuto. E non lo intrattieni certo con i blur, gli anelli luccicanti etc. etc. Ora, il punto è che chiunque può e deve fare qualcosa e mostrarlo. Ma deve essere chiaro che se faccio un mostro alato che sputa fuoco o un'astronave che spara fotoni non ho necessariamente fatto un'opera di intrattenimento.

COSA C'E' DIETRO?
Bisogna sempre chiedersi cosa c'è dietro un lavoro. Cosa c'è dietro quella foto? Quel video? C'è qualcosa? Io riesco a scorgerlo? Se il pubblico non lo scorge, puoi essere pure George Lucas, e il tuo lavoro non viene considerato.

Non so se conoscete Eros Puglielli, http://www.erospuglielli.com/interno.htm, lui fece un mediometraggio, di cui non ricordo il titolo, a dir poco stupefacente. Girato con una telecamerina penso super 8, raccontò la storia di questo ragazzo, tra il mistico e il comico. La qualità, posso assicurare, era quasi da pellicola. Come fece? E chi lo sa? Intanto, aveva delle cose dietro. A voglia se ne aveva! Storia fantastica, girata benissimo, tutto originalissimo. Poi mi vedo questi corti o spezzoni di corti in 3D che girano e mi girano i...dobloni. Ma che cavolo avrà voluto dire? Perchè questa è la domanda che matematicamente si fa lo spettatore.

MA CHE COSA AVRA' VOLUTO DIRE?
La tecnica non sarà mai contenuto, mettetevelo bene in testa. I festival si vedono moltiplicati i corti, ma la qualità finale, poi, non si è alzata minimamente. E' sempre quella. Qui in italia, forse è cresciuta ma perchè stavamo proprio a livello sottozero, quindi migliorare non è stata una cosa fenomenale.

Ora, tra digitale e analogico (o pellicola) non posso certo essere io a spiegare quale differenza passi. Ma mi viene da ridere quando sento dire "abbiamo voluto girare in digitale perchè è il nuovo strumento, apre nuovi orizzonti". Io generalmente traduco in "abbiamo girato in digitale perchè non avevamo soldi". Ovviamente sto parlando non di alta definizione, che quella solo in pochi possono permettersela, e questa si che risolve molte questioni. Poi stiamo li tutti a criticare gli ultim 3 episodi di Lui. Ma il digitale qui non c'entra niente. Qui c'è che le storie non erano all'altezza dei precedenti, tutto qui! E poi, veramente si è esagerato, con ambienti finti, che poi si vedeva benissimo che erano finti.







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Messaggiodi carlomacchiavello » 06 dic 2006, 23:55

Caro daniele,
mi fa molto piacere sentirti in questa sede.
il film è "dorme", girato con un vhs, non conosco di persona puglielli, ma lo stimo per ciò che ha fatto e per le sue capacità e conosco il direttore della fotografia di Occhi di Cristallo, Luca Coassin, che mi ha parlato molto bene di Eros, dimostrazione che il mezzo non gli ha impedito di fare un prodotto interessante, e stiamo parlando di un ragazzo che ha fatto questo prima di andare al centro sperimentale di cinema di roma, quindi che il talento sprizzava da ogni poro.

il mio articolo era una semplice provocazione, perchè continuo a sentire di gente, che per il solo fatto di poter premere un bottone rec su una telecamera, si sente in diritto di dire "ho fatto un film".
senza un minimo di preparazione, ma soprattutto senza gusto, totalmente privi di sensibilità o artistica o tecnica.

si possono fare due prodotti interessanti, uno più artistico, in cui la rozzezza tecnica può essere annullata dai sentimenti, dalla passione, dalla storia raccontata.
Un altro, prodotto normale, di entertainment, che grazie alla tecnica e al senso della narrazione, fornisce almeno un prodotto dignitoso che si può chiamare film (con fini diversi dal primo, ma almeno ha il fine commerciale, non fatto per fare).

Una cosa non preclude l'altra, infatti quando sono combinate le due cose (e per tecnica non parlo di tecnologia ma di linguaggio cinematografico o visivo a seconda del mezzo) escono i capolavori.

faccio sempre l'esempio di el mariaci, film girato con 4 soldi, montato con 2 vhs e quando è stato visto, la sony ha dato i soldi a rodriguez per rimontarlo in pellicola, fare un audio decente e glielo ha distribuito.
"a man without a crew" è il libro scritto da rodriguez come specie di diario di battaglia di questo film, tutti i filmaker dovrebbero leggerlo, e poi vedersi il film per imparare dalla sua struttura, dal montaggio, dalle idee, e dalla capacità di girare di questo ragazzo.

le idee e la preproduzione....
e queste continuano a mancare...
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Messaggiodi Daniele Lunghini » 07 dic 2006, 16:02

ciao carlo,
infatti, una cosa che volevo scrivere ma mi sono dimenticato, era l'evidente provocatorietà della domanda finale. E quando ho scritto "arrossisco dalla banalità", ho mancato di precisare "dalla mia risposta".

Ne stavo parlando proprio con un amico stamattina, riguardo questo topic. E lui mi ha chiesto: "E tu cosa hai risposto, lo libera o lo limita l'autore, la tecnologia?" Io gli ho risposto che non possiamo dare la colpa a Leonardo, ai fratelli Wright per il fatto che voliamo di più ma che passeggiamo sempre meno.

Quindi mi dice che si, ora col digitale fa 100 cento foto e non cura più lo scatto come faceva una volta, tanto ne puoi fare infinite. E io rispondo che non possiamo dare la colpa al digitale per un'atteggiamento che abbiamo cominciato a prendere. Si, la ripercussione del digitale sul nostro modo di fare è stato quello di fare tutto più in fretta.

Il tempo. E' il tempo la colpa di questa mancanza di cura, dice lui. Non abbiamo più tempo e di conseguenza non ci si sofferma più su nulla. E questo, col digitale, c'entra ben poco.
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