Quando comunicare online diventa un rischio concreto, per giornalisti e attivisti non si tratta più solo di informare ma di proteggersi, ed è proprio da qui che nasce una nuova collaborazione che mette al centro la sicurezza digitale.
NordVPN ha annunciato una partnership con Internews, organizzazione attiva nel supporto ai media indipendenti e alla società civile. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti a chi lavora in contesti dove sorveglianza, censura e attacchi informatici sono all’ordine del giorno.
Non è un tema lontano. Riguarda chi racconta ciò che accade in aree difficili, ma anche chi prova semplicemente a far circolare informazioni senza interferenze.
Perché la sicurezza digitale è diventata centrale
Negli ultimi anni, il controllo delle comunicazioni online è cresciuto. Governi, gruppi organizzati, attori ostili: le modalità cambiano, ma il risultato spesso è lo stesso.
Monitoraggio delle attività, blocco dei contenuti, tentativi di identificare chi pubblica informazioni sensibili. In questo scenario, la privacy non è più una scelta opzionale.
Per molti operatori sul campo, è una condizione necessaria per continuare a lavorare.
Come funziona la collaborazione
L’accordo prevede l’integrazione degli strumenti di protezione di NordVPN nei programmi di sicurezza digitale di Internews.
In concreto significa accesso a tecnologie che permettono di cifrare il traffico online, nascondere l’indirizzo IP e ridurre il rischio di essere tracciati.
Accanto agli strumenti, ci sarà anche una parte formativa. Materiali e percorsi pensati per aiutare giornalisti e attivisti a capire come proteggersi in modo più efficace.
Non è la prima iniziativa di questo tipo
Le due realtà avevano già collaborato in passato, in contesti complessi come Sudan e Afghanistan. In quelle situazioni, l’obiettivo era garantire accesso alle informazioni e ridurre i rischi legati alla sorveglianza.
Il nuovo progetto amplia quell’esperienza, portandola su scala più ampia e strutturata.
Perché una VPN fa la differenza
Una VPN non è solo uno strumento tecnico. In contesti normali può servire per proteggere i dati personali, ma in ambienti ostili diventa qualcosa di più.
Crittografa le comunicazioni, rende più difficile tracciare chi si collega e da dove, limita la possibilità di intercettare informazioni sensibili.
Non elimina tutti i rischi, ma riduce l’esposizione. E per chi lavora in certe condizioni, anche questo fa la differenza.
Un segnale che va oltre il singolo progetto
Accanto alla distribuzione degli strumenti, è stata lanciata anche una campagna di donazione. I primi sostenitori riceveranno un accesso temporaneo ai servizi, un modo per coinvolgere anche il pubblico su questi temi.
La collaborazione sarà inoltre al centro di RightsCon 2026, uno degli eventi più importanti dedicati ai diritti digitali.
Il punto resta aperto: quanto la tecnologia riesca davvero a proteggere chi lavora in prima linea. Strumenti come le VPN possono aiutare, ma il contesto resta complesso.
Nel frattempo, cresce la consapevolezza che la sicurezza online non riguarda solo chi vive situazioni estreme. Riguarda tutti, anche se in forme diverse.



